Catanzaro, la giostra dei cambi di casacca: come è stato stravolto il Consiglio comunale in 5 anni

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Palazzo De Nobili
  25 gennaio 2022 21:19

di GABRIELE RUBINO

Solo gli stupidi non cambiano mai idea. Una massima che vale soprattutto in politica anche se nell’arena dell’arte della mediazione si deve fare i conti con un altro principio, in astratto contrapposto: la lealtà al partito o comunque a gruppo di riferimento con cui si è stati eletti. Se il fenomeno del trasformismo ormai si è ben radicato su scala nazionale, in Parlamento dal 2018 in avanti ci sono stati circa 300 cambi di casacca, a livello locale – pur con altre dinamiche- si segue la tendenza. A Catanzaro si andrà al voto fra pochi mesi. Rispetto alla inziale configurazione del 2017 il Consiglio comunale è completamente stravolto. Quasi impossibile conteggiare i transiti temporanei nel gruppo misto, ma nella rassegna che seguirà si terrà conto dei passaggi essenziali e anche degli appoggi ‘esterni’ che i singoli consiglieri hanno tributato in autonomia rispetto al gruppo di appartenenza di Palazzo De Nobili.

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FORZA ITALIA DA LISTA PIU’ VOTATA A UN SOLO CONSIGLIERE-Un dato su tutti. La lista più votata, cinque anni fa, è stata quella di Forza Italia. Nella prima seduta nell’Aula rossa (allora era agibile) poteva contare su una pattuglia di sei consiglieri, oggi ne è rimasto soltanto uno: Giulia Procopi, che è la più giovane di Palazzo De Nobili. All’inizio il capogruppo era Luigi Levato che ha rotto con gli azzurri prima del voto delle Regionali del 2020 accasandosi nell’allora mega-gruppo che faceva riferimento al sindaco Sergio Abramo e che appoggiava Filippo Mancuso alle consultazioni che incoronarono Jole Santelli presidente della Giunta. Anche lì frizioni interne con una componente della pattuglia e il passaggio al gruppo Misto (dove oggi è capogruppo). Per un po’ almeno il rapporto con Mancuso sembrava reggere fino a quando le strade si separano, proprio prima delle ultime Regionali quando Levato ha deciso di appoggiare Antonio Montuoro. Buona parte del percorso è stato simile per una ex di Forza Italia, Francesca Carlotta Celi. Gli altri due dell’originaria sestina di Fi erano Giovanni Merante e Antonio Triffiletti: i due accusati dai leader Domenico Tallini e Ivan Cardamone di aver ‘attentato’ alla vittoria della coalizione del centrodestra alle Provinciali di fine 2018 quando Abramo la spuntò (di poco) su Ernesto Alecci. Una faida intestina che durò a lungo (tante le sedute di Consiglio comunale in cui Merante chiedeva ad Abramo la testa proprio di assessori azzurri) che poi si affievolì quando assieme a Triffiletti approdarono prima al Misto e poi trovarono ospitalità nell’Udc (che nel frattempo aveva perso Tommaso Brutto travolto dalle inchieste Gettonopoli prima e Basso Profilo poi). Roberta Gallo, anche lei all’inizio di Fi, nonostante fu sfiorata dalle polemiche sulle Provinciali del 2018 ne uscì addirittura rafforzata. Oltre a essere vicepresidente del Consiglio comunale a lungo è stato la capogruppo degli azzurri dopo l’addio di Levato. Poi i saluti a maggio 2021 e il passaggio al Misto, però il Misto-Montuoro, cioè l'aggregazione che fa riferimento al neo consigliere regionale. Anche Gallo infatti ha appoggiato l’ex vicepresidente della Provincia nella corsa delle ultime Regionali (e guarda caso anche lui ha lasciato Forza Italia per approdare in Fratelli d’Italia). C’è stato poi chi è semplicemente transitato dalla stazione azzurra. Giuliano Renda nonostante alle elezioni si sia presentato con la lista Fare per Catanzaro (di Sergio Costanzo) che ha appoggiava la candidatura a sindaco di Vincenzo Ciconte appena subentrato al dimissionario Fabio Celia ha aderito a Fi, salvo poi – un annetto più tardi- transitare nel gruppo Misto-Montuoro. Stessa destinazione per Emanuele Ciciarello (candidato di Catanzaro in Rete a sostegno di Vincenzo Ciconte e che aveva aderito al gruppo azzurro) arrivato in Consiglio in sostituzione di Rosario Lostumbo (proveniente dalla stessa lista ma poi approdato in Forza Italia). entrato a sua volta in Giunta.

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L’INDEBOLIMENTO DI CATANZARO DA VIVERE- Se Forza Italia è stata falcidiata nel corso della consiliatura, anche il gruppo Catanzaro da Vivere ha subito scossoni. Al punto di partenza sono rimasti il presidente del Consiglio comunale Marco Polimeni e Antonio Ursino. Antonio Angotti invece prima è transitato in Forza Italia e poi è finito nel Misto-Montuoro, essendo uno dei principali artefici, a livello comunale, dell’operazione regionale dell’ex vicepresidente della Provincia. Gli addetti ai lavori, visti i numerosissimi mal di pancia esternati senza troppe ritrosie, avrebbero scommesso su un cambio di casacca nella prima parte della consiliatura. Invece Antonio Mirarchi ha lasciato Catanzaro da Vivere solo qualche mese fa, in prossimità delle elezioni Provinciali (per il rinnovo del solo Consiglio). Il gruppo peraltro ha appena operato un avvicendamento: Ezio Praticò (per tutta la consiliatura capogruppo) ha preso il posto in Giunta di Danilo Russo che invece farà il percorso inverso.

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OFFICINE DEL SUD SALVATO DAL PD- Restando nel perimetro del centrodestra, il gruppo Officine del Sud (la lista di Claudio Parente ma a cui aveva contribuito l’ex assessore Giampaolo Mungo, i due hanno poi 'rotto') è stata tenuta in vita dall’unico consigliere che nel 2017 il Partito democratico era riuscito a eleggere: Lorenzo Costa. Prima di maturare questa scelta Costa era riuscito anche in una conferenza stampa ad assicurare il suo appoggio per la futura candidatura a sindaco di Nicola Fiorita. Nella sua formazione iniziale, Officine del Sud schierava Giuseppe Pisano (che dopo la lite con Parente è stato accolto dal gruppo del sindaco e ne è diventato un fedelissimo anche se alle ultime Provinciali ha strappato un accordo con il coordinatore regionale di Fi Giuseppe Mangialavori) e Francesco Gironda. Quest’ultimo è indubbiamente uno di quelli che cambiato più (al netto dei passaggi temporanei al misto). Non ha seguito subito il collega Pisano nel gruppo del sindaco, ma lo ha fatto dopo. Poi si è sganciato di nuovo ed è finito in ‘Obiettivo comune’. A proposito, questa lista (una costola civica di Forza Italia) numericamente si è rafforzata. Partiva da due Andrea Amendola e Manuela Costanzo, che sono rimasti. E appunto si è da poco aggiunto Gironda. Anche se sia Amendola e sia Gironda hanno da poco dirottato l’attenzione su Coraggio Italia, nello specifico avvicinandosi all’attuale vicepresidente Fernando Sinopoli.

L’ODISSEA DEL GRUPPO DEL SINDACO- Molto travagliato anche il percorso del gruppo Catanzaro con Sergio Abramo. Allo start erano in tre, poi si è arrivati a cinque, a cavallo delle Regionali del 2020 era diventato il gruppo più numeroso con una decina di consiglieri e nell’ultima fase della consiliatura si è ridotto a due. Del resto, lo stesso sindaco Abramo è stato piuttosto ondivago. Pur se formalmente di Forza Italia da sempre ha rimarcato un’attitudine più amministrativa che politica. Alle Regionali del 2020 ha flirtato con la Lega appoggiando Filippo Mancuso, poi si è dichiarato forzista e prima delle Regionali 2021 ha aderito a Coraggio Italia. Tornado al gruppo consiliare, partiamo dalla originaria formazione a tre. Rosario Mancuso, il primo capogruppo, adesso è finito in Federazione popolare. Enrico Consolante è uno dei campioni del cambio di casacca. Dopo aver litigato con il sindaco si è accomodato nelle file del gruppo misto. Dopodiché è transitato nell’Udc, quando c’erano Merante e Triffiletti. Prima delle ultime Provinciali ha litigato (malamente) con i due ed è tornato nuovamente al misto. Fabio Talarico è rimasto invece sempre nello stesso gruppo (anche se alle ultime consultazioni dell’ente intermedio si è distaccato dalla posizione di Abramo avvicinandosi più a quella di Polimeni). Si diceva, che con i primi innesti il gruppo arrivò a cinque in Consiglio. I due erano Filippo Mancuso e Demetrio Battaglia che dopo pochi mesi abbandonarono Federazione popolare la lista presentata nel 2017. Progressivamente si sono aggiunti Giuseppe Pisano, Luigi Levato, Francesca Carlotta Celi e Francesco Gironda. Una corazzata a sostegno della candidatura dell'ex assessore al bilancio alle Regionali 2020. L’equilibrio del gruppo si spezzò con il passare dei mesi. Con il sindaco sono rimasti Pisano e Talarico. Il resto è confluito in parte in Federazione popolare (resuscitata dopo il contrasto Abramo-Mancuso) in cui sono finiti Rosario Mancuso, Anna Altomare e Andrea Critelli (questi ultimi due hanno sostituito Filippo Mancuso e Demetrio Battaglia che si sono dimessi). In questo gruppo è finito anche Eugenio Riccio. Presentatosi, nel 2017, con Svolta democratica (a sostegno di Ciconte) è presto finito nel gruppo Misto prima di aderire appunto alla formazione che fa capo all’attuale presidente del Consiglio regionale. Si diceva di Svolta democratica, dopo le dimissioni di Libero Notarangelo (che farà il consigliere regionale del Pd nell’ultima legislatura) è arrivata Raffaella Sestito subito transitata nel misto e vicina a Fratelli d’Italia. Era candidato nell’Udc (dunque a sostegno di Ciconte) Jonny Corsi, ma dopo il subentro a seguito delle dimissioni di Brutto aderirà subito al misto.

L’OPPOSIZIONE SCOMPARSA- Se il centrodestra è stata una giostra selvaggia e piena di lotte interne, l’altro problema di questa consiliatura è stato anche l’inesorabile prosciugamento dell’opposizione. Nei Socialisti e democratici dopo l’uscita di scena di Roberto Guerriero è entrato Maurizio Mottola di Amato e lì è rimasto. Dopo le dimissioni di Nicola Fiorita e Gianmichele Bosco in Cambiavento sono arrivati Nunzio Belcaro e Vincenzo De Sarro. Quest’ultimo ha appena lasciato Palazzo De Nobili, al suo posto (praticamente per sbaglio) ci sarà Daniela Palaia. In Fare per Catanzaro sono rimasti Cristina Rotundo e il leader Sergio Costanzo. Costanzo è stato fino a non troppi mesi fa all’opposizione del centrodestra, salvo i recenti avvicinamenti. Sfumata la candidatura alle ultime Regionali nelle fila dell’Udc, ha sostenuto un candidato di Forza Azzurri (costola di Forza Italia). Poi alle Provinciali si è definitivamente schierato nell’area del centrodestra. Il candidato a sindaco perdente Vincenzo Ciconte è apparso raramente in Aula. Si è visto giusto per esternare il suo pubblico appoggio a Mario Occhiuto (quando l’ex sindaco di Cosenza era in ballo per le Regionali). È ‘ibernato’ nel gruppo Misto.

 

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