







L'emozione come cura: tra l'oncoematologia del De Lellis e la pediatria del Pugliese, la Calabria riscopre il valore terapeutico dell'arte e del benessere musicale.
11 maggio 2026 14:44di GUGLIELMO SCOPELLITI
Il segreto per abbattere le mura invisibili di un reparto ospedaliero risiede in una vibrazione che non ha bisogno di ricette mediche, ma solo di un orecchio pronto ad ascoltare. Questa mattina, negli spazi del presidio “De Lellis” dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Renato Dulbecco”, il silenzio dei corridoi ha ceduto il passo a un racconto diverso. Non è stata la solita parata istituzionale, ma uno scossone emotivo che ha trasformato l'atrio dell'oncoematologia in un abbraccio sonoro. L’iniziativa “La musica, un’emozione che cura”, nata dalla spinta di Federsanità Anci Calabria e del Conservatorio Statale “Saverio Arlia”, ha dimostrato che la sanità può e deve essere un fatto che va oltre la fredda gestione della patologia.
Il contesto è quello di un tour che tocca le corde più profonde del territorio. “Riteniamo che sia un fatto molto importante” — chiarisce Giuseppe Varacalli, presidente di Federsanità Anci Calabria — “perché la sanità deve essere a 360 gradi, dalla sicurezza sui luoghi di lavoro alle attività che donano sollievo”. Varacalli mette l'accento sulla necessità di un momento di rilassamento per i medici che vivono sotto stress e per i pazienti che portano il peso della tensione. In linea di massima, l’obiettivo è trasformare l’ospedale in un luogo aperto alla dimensione umana, scardinando quel senso di isolamento che spesso accompagna chi intraprende percorsi di cura complessi.
Luisa La Colla, segretario generale di Federsanità, parla di “una medicina senza controindicazioni” e avverte che, in un certo senso, il bugiardino di questa cura “è scritto direttamente su un pentagramma con le note musicali”. La Collaricorda come sia scientificamente provato che l’ascolto stimoli ossitocina e dopamine, tanto da essere considerato una forma di doping nelle gare agonistiche: “E allora dopiamoci di musica, perché fa bene alla psiche ma fa bene anche al fisico”. Un richiamo forte alla necessità di bellezza in un sistema che, fatte le debite riserve sulla carenza di personale e strutture, ha un disperato bisogno di ritrovare la propria anima.
Il racconto, dopo l'esibizione mattutina al De Lellis, è destinato a proseguire nel pomeriggio di oggi, alle ore 16:30, quando l'iniziativa si sposterà verso la Pediatria del Pugliese. Lì, l’età media del pubblico è destinata a crollare drasticamente, costringendo i musicisti a cambiare registro. Il maestro Eugenio Aiello, anima del Conservatorio Arlia, guiderà i suoi talenti in un viaggio tra i sogni pensato per i più piccoli. “Dopo il successo del mese scorso cambiamo genere” — spiega Aiello anticipando i contenuti del concerto pomeridiano — “consapevoli del pubblico giovane abbiamo deciso di portare un progetto interamente dedicato alla musica da film”. Dalle sigle della Disney alle note di Up, Mulan e Il Re Leone, il reparto si trasformerà per un’ora in una sala cinematografica senza pareti, dove il “mostro” della malattia potrà apparire, forse, un po’ meno spaventoso.
Il direttore medico di presidio, Raffaele Gianluca, non nasconde la soddisfazione per l’evento che ha coinvolto i dipendenti e la blindatura del Commissario Simona Carbone: “Siamo contenti perché questo è un momento di relax emotivo necessario” — ammette Gianluca — “specialmente per chi affronta percorsi difficili”.
Per chi volesse farsi "contagiare" da questo benessere, l'appuntamento è per le ore 16:30 al presidio Pugliese: i ragazzi del Conservatorio Arlia vi aspettano al quarto piano, scala A, proprio nel cuore del reparto di Pediatria. Sarà un'occasione per sorridere insieme e lasciarsi trasportare dalla magia delle colonne sonore, perché in fondo, quando parte la musica, l'ospedale smette di fare paura e diventa un posto dove i sogni tornano a correre veloci.
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