
Una storia di dolore, attese e speranza. Giuseppe è un bambino come tanti, ma per settimane ha vissuto, insieme alla sua famiglia, un percorso complesso fatto di ospedali, esami, ricoveri e risposte che sembravano non arrivare mai.
A raccontare questa vicenda è il padre, Osvaldo, che con grande sincerità ha deciso di condividere quanto vissuto durante il percorso sanitario affrontato inizialmente in Calabria.
"Tutto ha inizio il 27 marzo, con una visita gastroenterologica presso il presidio di Germaneto, a Catanzaro. Da lì viene avviato un Day Hospital: il personale sanitario si dimostra disponibile e i medici cercano di comprendere l’origine del problema, ma i sintomi persistono. Giuseppe viene successivamente accompagnato al pronto soccorso a causa di episodi di vomito continuo. Da quel momento iniziano ricoveri, accertamenti diagnostici, visite specialistiche ed esami ripetuti. Nonostante l’impegno del personale sanitario, però, non emerge subito una diagnosi chiara. Il piccolo viene dimesso con una terapia sperimentale, senza però ottenere miglioramenti concreti. Dopo pochi giorni, la famiglia è costretta a tornare nuovamente in ospedale".
Seguono ulteriori controlli, altri ricoveri e nuovi tentativi terapeutici, mentre il quadro clinico continua a destare forte preoccupazione.
"In una fase del percorso - racconta il papà- viene presa in considerazione anche un’ipotesi di natura psicologica, ma i sintomi non si arrestano e la famiglia decide di proseguire autonomamente la ricerca di risposte".
Osvaldo raccoglie tutta la documentazione clinica e si reca a Roma, presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Anche lì vengono effettuate ulteriori valutazioni e prescritta una nuova terapia, che tuttavia non produce i risultati sperati. La svolta arriva quando il caso viene sottoposto all’attenzione del professor Mattioli e dell’équipe dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova, grazie a conoscenze dirette della famiglia.
"Analizzando gli esami già effettuati, gli specialisti avanzano finalmente un sospetto diagnostico concreto: una possibile malrotazione intestinale con stop duodenale. Un’ipotesi che verrà successivamente confermata. Il 21 maggio 2026 Giuseppe viene sottoposto a un delicato intervento chirurgico robotico presso il Gaslini, eseguito dall’équipe guidata dal professor Mattioli".
Dopo 5 ore in sala operatoria l’intervento conferma definitivamente la diagnosi e si conclude positivamente. Nei giorni successivi Giuseppe affronta il decorso post-operatorio assistito con grande attenzione da medici, infermieri e operatori sanitari.
Il 26 maggio arriva finalmente la notizia più attesa dalla famiglia: “Domani toglieremo il catetere centrale e i drenaggi. Il 28 maggio Giuseppe sarà dimesso.”
Parole che rappresentano la fine di un incubo e l’inizio di una nuova vita. Il grazie di Osvaldo va a tutto il personale del Gaslini: gli infermieri, sempre presenti e premurosi; la dottoressa Ida Barretta, che ha spiegato ogni passaggio con umanità e professionalità; la dottoressa Michela Wong; gli OSS, disponibili e vicini alla famiglia in ogni momento.
“La buona sanità esiste, e noi l’abbiamo trovata al Gaslini di Genova. Questa storia non vuole puntare il dito contro nessuno, né formulare accuse. Vuole però evidenziare quanto sia fondamentale continuare a investire nella sanità, nella collaborazione tra strutture ospedaliere e nella possibilità, quando necessario, di indirizzare tempestivamente i pazienti verso centri altamente specializzati. Perché dietro ogni cartella clinica c’è una famiglia che aspetta risposte.
E soprattutto c’è un bambino che ha diritto alle migliori cure possibili".
La famiglia ha deciso di affidare la vicenda allo Studio Legale Perrone, affinché venga fatta piena chiarezza sull’intero percorso sanitario affrontato e siano valutati tutti gli aspetti della vicenda nelle sedi opportune.
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