




di IACOPO PARISI
Una bistecca può raccontare molto di un personaggio dei fumetti, così come una pianta considerata infestante può diventare simbolo di libertà e resistenza. Due immagini apparentemente lontane, che raccontano quanto un libro possa offrire nuove prospettive anche sulle cose più familiari. È questo uno degli spunti emersi dalla mattinata di "Libri in Castello", il micro-festival culturale che venerdì 6 novembre è tornato al Complesso Monumentale del San Giovanni di Catanzaro, intrecciando letteratura, fumetto e arte contemporanea. Giunta alla sua terza edizione cittadina, la manifestazione è promossa dalla casa editrice Il Rio, organizzata dall'Accademia di Belle Arti di Catanzaro in collaborazione con il Comune. Una giornata di incontri ospitata negli spazi dell'Archivio Storico Comunale, proprio dove un tempo sorgeva il castello normanno della città.
"Il primo anno è un esperimento, il secondo si può essere nella follia, il terzo diventa un percorso", ha osservato l'editore Giulio Girondi. Tre edizioni che segnano il passaggio da una scommessa culturale alla volontà di dare continuità a un appuntamento che prova a ritagliarsi un proprio spazio nella città. Una prospettiva che incontra anche quella dell'assessora comunale alla Cultura Donatella Monteverdi, che ha sottolineato quanto iniziative di questo tipo possano contribuire a ricostruire quello spirito di comunità che nasce prima di tutto dall'incontrarsi, dal condividere interessi e dallo scambiarsi idee. Da qui l'ambizione di rendere il San Giovanni una delle nuove piazze di Catanzaro, uno spazio culturale aperto alla città e vissuto dai cittadini. Sul valore del confronto si è soffermato anche Giuseppe Negro, da poco più di un mese alla guida dell'Accademia di Belle Arti, che ha rivolto un messaggio soprattutto ai numerosi studenti presenti. La partecipazione, ha evidenziato, è parte integrante del percorso di formazione di un artista: confrontarsi con gli altri, anche attraverso opinioni divergenti, significa aprirsi a nuove prospettive e trovare occasioni per crescere. Un principio che il neodirettore ha posto anche alla base del proprio mandato, richiamando l'importanza di lavorare insieme e costruire un clima di collaborazione all'interno dell'Accademia.
A inaugurare gli incontri è stato Luca Fassina, giornalista e scrittore, che insieme al docente Tommaso Palaia ha accompagnato il pubblico alla scoperta di "Tavole a Tavola. Cibo e bevande nel mondo dei fumetti", pubblicato da Oligo Editore. Un viaggio tra personaggi conosciuti da generazioni di lettori, osservati però da un punto di vista insolito: quello delle loro abitudini alimentari.
Perché Zagor mangia così poco mentre il suo inseparabile compagno Cico sembra avere una fame insaziabile? E perché Dylan Dog è vegetariano e non beve alcolici? Dettagli che potrebbero sembrare marginali, ma che, come ha spiegato Fassina, rispondono a precise scelte narrative. La voracità di Cico, ad esempio, introduce una componente comica capace di alleggerire le avventure dell'eroe, mentre le caratteristiche di Dylan Dog contribuiscono a distinguerlo da altri protagonisti del fumetto italiano.
Ma il cibo può raccontare anche la società. Fassina ha richiamato, tra gli altri esempi, una storia di Paperino che, dopo aver investito in un enorme allevamento di galline, vede il proprio progetto trasformarsi in un disastro, con una valanga di uova che travolge la cittadina sottostante. Dietro la comicità della vicenda, una critica al sogno americano e all'illusione che ogni investimento sia destinato al successo. Il racconto si è poi spostato in Giappone, mostrando come fumetti e cartoni animati possano diventare inconsapevoli ambasciatori delle tradizioni gastronomiche di un Paese. È il caso del ramen, oggi conosciuto e apprezzato anche in Italia, ma che per molti spettatori delle prime serie animate giapponesi rappresentava qualcosa di assolutamente insolito: una zuppa con spaghetti, carne e uova, lontanissima dalle abitudini della cucina italiana. Fassina ha ricordato, tra gli altri, l'ispettore Zenigata di "Lupin III", attraverso il quale tanti spettatori hanno iniziato a familiarizzare con questo piatto. Un esempio di come la cultura popolare possa contribuire a diffondere non soltanto un alimento, ma anche modi di vivere e tradizioni che appartengono ad altre parti del mondo.
Dall'immaginario dei fumetti a quello della pittura, la mattinata è proseguita con Thomas Berra, artista contemporaneo classe 1986, formatosi all'Accademia di Brera e protagonista di numerose esposizioni in Italia e all'estero. In dialogo con la docente Maria Saveria Ruga, Berra ha presentato il volume "Com'era luminosa la luna e blu tutta la valle", pubblicato in occasione della mostra allestita alla Casa del Mantegna di Mantova. Nel raccontare la propria ricerca artistica, Berra è partito da un episodio personale: l'incontro con il paesaggista e filosofo Gilles Clément, che gli regalò una copia di "Elogio delle vagabonde". Un piccolo libro di botanica che inizialmente non aveva suscitato particolare curiosità, ma che, letto durante un viaggio in treno, avrebbe cambiato profondamente il suo modo di osservare il mondo vegetale.
Al centro di quelle pagine c'erano le cosiddette erbacce, piante che crescono spontaneamente e che l'uomo cerca continuamente di estirpare per imporre il proprio ordine sulla natura. Eppure, nonostante ogni tentativo di eliminarle, continuano a tornare. È proprio in questa capacità di resistere che Berra ha individuato una riflessione sulla diversità e sulla difficoltà dell'essere umano ad accettare ciò che sfugge al suo controllo. L'artista ha richiamato anche l'immagine delle ortiche nei giardini di Versailles, combattute per impedire che disturbassero i frequentatori del palazzo. Una battaglia che, nel suo racconto, diventa quasi paradossale: i protagonisti di quel mondo sono scomparsi, mentre le ortiche continuano a crescere.
Da questa suggestione prende forma una ricerca pittorica in cui la natura non è semplicemente un soggetto da rappresentare, ma un'occasione per interrogarsi sul rapporto tra libertà, diversità e convenzioni sociali. Berra ha così allargato il discorso al significato politico dell'arte, ricordando come anche una scelta individuale, un dipinto o una canzone possano esprimere una posizione nei confronti del mondo. L'arte, in questa prospettiva, può diventare una forma silenziosa di protesta, capace di mettere in discussione ciò che siamo abituati a considerare normale.
La mattinata ha così attraversato mondi molto diversi, mostrando come dietro le abitudini di un personaggio immaginario o la crescita spontanea di una pianta possano nascondersi storie, significati e interrogativi che vanno ben oltre ciò che vediamo in superficie. Il programma di "Libri in Castello" prosegue nel pomeriggio con la presentazione dei volumi della collana "Parole performative", l'incontro dedicato a "Indagine su Cézanne" e, alle 18.30, una lezione aperta alla città della storica e archivista Sarah Procopio, dedicata al patrimonio documentario dell'Archivio Storico Comunale.
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