
di FILIPPO COPPOLETTA
Nella nebbia fitta del Ceravolo, il Catanzaro contro il Mantova trova la luce. E la luce ha i volti di Pietro Iemmello e Simone Pontisso, le firme su un 2-0 che vale la terza vittoria consecutiva, ma soprattutto conferma la maturità crescente della squadra di Alberto Aquilani. Una vittoria figlia del talento, sì, ma anche della sofferenza. E forse è proprio questo il segnale più importante.
Il tecnico giallorosso, in sala stampa, non si lascia sedurre dalla facilità apparente del risultato. Il suo sguardo va oltre il punteggio, dentro le pieghe di una partita che racconta molto più di quanto dica il tabellino. Parla di un percorso "che può sembrare facile, ma è complesso", perché il pericolo più grande, quando si vince, è fermarsi. Accontentarsi. Aquilani lo sa e lo ripete come un mantra: il compito ora è alzare ancora l’asticella, perché la strada è lunga e la crescita non può conoscere pause.
Il Catanzaro ha costruito la sua vittoria nel primo tempo, quando la nebbia avvolgeva il campo e rendeva tutto più complicato, quasi irreale. In quelle condizioni, la squadra ha trovato due giocate di qualità superiore: prima Iemmello, leader tecnico ed emotivo, poi Pontisso, a suggellare un avvio autoritario.
Eppure Aquilani non si accontenta nemmeno di questo. Il secondo tempo, più di gestione che di dominio, diventa materia di riflessione. Il Catanzaro ha abbassato il baricentro, ha protetto il risultato, ha accettato di soffrire. Una scelta forse dettata dalla stanchezza – terza gara in una settimana, campo pesante, condizioni climatiche proibitive – ma anche da una nuova consapevolezza.
Vincere anche così è un passaggio di crescita. È la capacità di saper essere squadra operaia quando il vestito elegante non basta. Ma Aquilani guarda oltre, perché sa che abbassarsi troppo può diventare un rischio. La sua idea resta chiara: equilibrio tra ambizione e controllo, tra fame e gestione.
Se il collettivo è la base, sono poi i singoli a fare la differenza. Le giocate decisive nascono dal talento, dall’istinto, dalla qualità pura. Aquilani li stimola continuamente: chi segna deve voler segnare ancora, chi serve un assist deve cercarne un altro. Nessuno deve sentirsi arrivato. È una filosofia che respira ambizione. Il Catanzaro non deve solo vincere, deve incidere. Deve lasciare il segno.
E oggi lo ha fatto anche attraverso un altro aspetto: la volontà. La determinazione a prendersi la partita, a difenderla con i denti quando il contesto lo richiedeva. Perché il bel gioco, da solo, non basta. Serve anche la capacità di sporcarsi le mani.
La partita resterà anche come quella della nebbia, l’ultima sfida climatica in una stagione che ha già messo alla prova Catanzaro tra vento, pioggia, uragani e terremoti. Aquilani la affronta con il sorriso, quasi incredulo davanti a un’altra difficoltà inattesa.
Ma il sorriso più vero arriva alla fine. È il giorno di San Valentino e questa vittoria ha una dedica speciale, personale per il tecnico giallorosso. Un momento intimo che chiude una giornata perfetta.
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