
Al Festival della Sostenibilità 2026 una mattinata di confronto tra università, imprese, istituzioni, cucina e studenti: dal biologico alla dieta flexitariana, passando per sprechi, filiere locali e responsabilità dei consumatori
Non solo parlare di sostenibilità, ma portarla dentro le scelte quotidiane: nel cibo che acquistiamo, nelle aziende che sosteniamo, nel rapporto con la terra, nella capacità di ridurre gli sprechi e nel valore che attribuiamo alla biodiversità. È stato questo il cuore dell’incontro “Sapori sostenibili: dalla biodiversità alla tavola”, svolto nella Sala Riunioni “V. Daniele” del DiGES, nell’ambito del Festival della Sostenibilità UMG 2026 – “Sostenibili… Insieme si può!”.
La tavola rotonda, moderata dalla prof.ssa Maria Carlotta Rizzuto, docente dell’Università Magna Graecia, ha riunito voci diverse del mondo accademico, produttivo, istituzionale e gastronomico. Un confronto ampio, che ha visto anche il riferimento alla cornice dell’UMG e della Fondazione UMG, con il presidente Geremia Romano, e alla prof.ssa Angela Caridà, nell’ambito del percorso legato alla sostenibilità e alle iniziative ASviS.
Tra i protagonisti dell’incontro, il dr. Orest Vasylko, direttore del Centro della collaborazione italo-ucraino, e la prof.ssa Nataliya Chukhray, della Lviv Polytechnic National University. Dai loro interventi è emerso anche il valore del dialogo internazionale, con un passaggio significativo sul rapporto culturale tra Italia e Ucraina e sull’interesse crescente verso la lingua e il modello italiano, percepiti come strumenti di conoscenza, relazione e futuro.
Il prof. Carmine Lupia ha riportato l’attenzione sulla biodiversità calabrese, sulle specie botaniche di maggiore interesse e sulla necessità di conoscere meglio il patrimonio naturale regionale. Un patrimonio prezioso, ma anche fragile, che richiede studio, consapevolezza e tutela. Il suo intervento ha richiamato il ruolo dell’università come presidio scientifico, capace di leggere i cambiamenti, interpretare le normative e difendere le specificità dei territori.
Sul fronte del biologico e della sostenibilità alimentare è intervenuta l’avv. Roberta Ussia, consulente del progetto culturale Naturium, sottolineando il legame tra agricoltura biologica, salute, qualità del cibo e tutela dell’ambiente. Un passaggio centrale, perché il biologico non è stato presentato come semplice etichetta commerciale, ma come scelta culturale e produttiva fondata su regole, certificazioni e responsabilità.
Molto concreto anche l’intervento di Giovanni Sgro, fondatore del progetto Naturium, che ha insistito sulla necessità di rendere il biologico accessibile e non elitario. In una regione come la Calabria, dove il tema del reddito incide sulle abitudini di consumo, la sfida è offrire prodotti sani, certificati e sostenibili a prezzi compatibili con la vita reale delle famiglie. Sgro ha ricordato il lavoro svolto per coinvolgere aziende agricole, anche piccole o emergenti, accompagnandole verso il circuito delle garanzie certificate.
Uno dei passaggi più forti del suo intervento ha riguardato il ruolo del consumatore. Ogni acquisto, ha spiegato, è anche una scelta etica: con i propri soldi il cittadino decide quali aziende sostenere, quale lavoro incoraggiare, quale modello di territorio aiutare a crescere. Comprare da realtà che investono localmente, rispettano i produttori e generano occupazione significa partecipare a una sostenibilità non solo ambientale, ma anche economica e sociale.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla dieta flexitariana, presentata come modello alimentare equilibrato e sostenibile. Una filosofia che non elimina necessariamente carne o pesce, ma ne riduce il consumo, privilegiando qualità, consapevolezza e frequenza moderata. Al centro ci sono vegetali, cereali, legumi, prodotti stagionali e alimenti non processati. Non una privazione, dunque, ma un equilibrio: scegliere meglio, rispettando il proprio organismo e il pianeta.
Su questo tema si è inserito il contributo di Domenico Origlia, presidente dell’Associazione provinciale cuochi catanzaresi e docente IPSSSEOA, che ha evidenziato come la sostenibilità stia entrando sempre più nella formazione alberghiera e nella pratica professionale della ristorazione. Oggi cucinare in modo sostenibile significa utilizzare meglio le materie prime, ridurre gli scarti, valorizzare anche le parti meno considerate degli alimenti e trasformare la creatività culinaria in educazione al rispetto.
La dimensione pratica è stata affidata allo show cooking a partire dagli scarti, curato dall’Associazione provinciale cuochi catanzaresi con lo chef calabrese Gianpiero Menniti. Insieme agli studenti dell’alberghiero, è stato proposto un esempio concreto di cucina antispreco, capace di trasformare ingredienti semplici e recuperati in preparazioni di valore. Un modo efficace per dimostrare che la sostenibilità non è teoria astratta, ma gesto quotidiano, tecnica, competenza e cultura.
Lo chef Gianpiero Menniti ha portato anche la propria esperienza professionale, maturata in contesti nei quali la sostenibilità è posta al centro della cucina contemporanea. Il suo racconto ha mostrato come la ristorazione possa diventare laboratorio di innovazione, recupero, tracciabilità e rispetto della materia prima.
La dott.ssa Marisa Gigliotti, referente della Comunità Slow Food Calabria, ha richiamato il valore del chilometro zero, delle produzioni locali e della biodiversità come elementi essenziali per costruire un’alimentazione più giusta e più radicata nei territori.
Particolarmente significativo, infine, il coinvolgimento degli studenti. L’avv. Filomena Greco, consigliera regionale, ha seguito l’intera mattinata e ha scelto di ascoltare direttamente i ragazzi, anche attraverso un questionario, con l’impegno di tornare a confrontarsi sulle loro risposte. Un segnale importante: la sostenibilità non può essere calata dall’alto, ma deve nascere anche dall’ascolto delle nuove generazioni.
L’incontro ha lasciato un messaggio chiaro: biodiversità, biologico, filiere locali, cucina antispreco, dieta flexitariana, educazione alimentare e responsabilità dei consumatori non sono temi separati. Sono parti di una stessa visione. Una visione nella quale la Calabria può avere un ruolo decisivo, se saprà trasformare il proprio patrimonio naturale e agroalimentare in cultura, economia sana e futuro condiviso.
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