
di JOHN NISTICÒ
Troppe volte risuona il "silenzio" in pieno centro storico, niente di nuovo e il solito fallimento "comunale" bussa alle porte di chiunque decida di sperimentare la passeggiata di probabili acquisti in città.
“Ma che ne sai... Ma che ne sai se non hai fatto il piano bar”, cantavano Proietti, Di Capri e Palatresi in una rinomata canzone sanremese.
Come dargli torto se ancora una volta la triste "mentalità'" di chi dovrebbe amministrare il noto capoluogo, secondo programmi adatti e non adattati, incombe gravosa nonostante l'evidente danno pubblico!
Non si evincono spiragli utili ad organizzare la "normale" programmazione pretesa da tempo, transenne dappertutto come per ornare, forse, un Natale alternativo, tra divieti in piena "consapevolezza, fino al tragico scenario di "C'era una volta il west", splendida opera cinematografica, ma qui a Catanzaro, purtroppo, il riferimento non è mai puramente casuale.
Sembra che il "giallo" cittadino stia per approdare a "Report", chissà che l'inchiesta prevalga a pieno scuotimento, sulla, oramai, notevole indolenza di chi prende o perde tempo, di chi, alla guida della sofferente comunità, dimentica sia origini che onorabili tradizioni.
Il lavoro svolto fin qui, non comprende alcun merito, perché, a dirlo, sono, inconfutabilmente, i dannosi fatti al di là delle parole in “aula”.
Si faccia in modo che le strade riprendano la giusta direzione, che i pensieri non siano solo della domenica, ma direzionati interamente contro le voragini che rappresentano l’anticamera di una distruzione commerciale e, persino, socio-culturale.
Urge la sinergia con artisti disposti ad esserci illuminando le piazze di musica e stupore, tra arte varia e progettualità che inducano, una volta per tutte, alla giusta e perseguibile dimensione, purtroppo, ancora lontana dalla belligerante ipocrisia "politica" e da chi ne ignora la fattibile esistenza.
Le soluzioni non mancano sui rinnegati intenti, azioni che potrebbero scardinare il dramma "collettivo" che come un “morbo” pericolante, sta colpendo le speranze, piuttosto che subire, tutti, il trincerarsi in ufficio o il voltarsi altrove, tra sedute sospese e ibride logiche di partito, poiché il verdetto popolare mantiene da sempre: primato e verità.
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