Catanzaro, poliziotto resta ai domiciliari: spiò nel sistema informatico per un imprenditore indagato

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  21 febbraio 2026 09:21

Chi lo conosce si rifiuta di crederci. Simone Cortese, 39 anni, originario di Chiaravalle e residente a Montepaone, ispettore di polizia in servizio presso la Squadra Volante della Questura di Catanzaro, poliziotto giovane e stimato, forte dei risultati eccellenti conseguiti negli anni di servizio, oggi si trova agli arresti domiciliari. Arresti che hanno avuto un impatto dirompente, ben oltre il rumore delle manette, e disposti sulla base di un quadro accusatorio che comprende le ipotesi di accesso abusivo a un sistema informatico e corruzione, contestata in concorso con l’imprenditore catanzarese Paolo Paoletti. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Polizia postale, l’ispettore avrebbe consultato banche dati riservate senza averne titolo, anche per finalità estranee al servizio.

Sulla vicenda vige il più stretto riserbo, con la speranza di tutti i colleghi che hanno potuto apprezzarne le capacità umane e professionali che, alla fine, ogni sospetto possa cadere e per il poliziotto resti tutto solo un brutto incubo dal quale liberarsi nel più breve tempo possibile. L’inchiesta, che avrebbe preso le mosse da un diverso procedimento giudiziario conclusosi con una condanna in primo grado a sette anni di reclusione per l’imprenditore, avrebbe fatto emergere presunti rapporti tra i due, con accessi indebiti ai sistemi informativi delle forze dell’ordine effettuati su richiesta e, in alcuni casi, anche per ragioni private e personali, del tutto scollegate da mansioni istituzionali.

L’interrogatorio al quale è stato sottoposto nelle sedi opportune gli ha dato la possibilità di fornire la propria versione dei fatti, alla presenza del difensore di fiducia che lo affianca nella sua battaglia legale. Dopo l’interrogatorio di garanzia, il gip di Catanzaro, Gilda Danila Romano, tuttavia ha deciso di confermare la misura degli arresti domiciliari nei confronti dell’ispettore, misura eseguita lo scorso 6 febbraio in modo estremamente riservato e senza alcuna comunicazione ufficiale alla stampa. Il procedimento resta nella fase delle indagini preliminari e ogni valutazione definitiva è rimessa ai successivi sviluppi giudiziari.


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