Catanzaro, quando il commercio è vittima di una "contraddittoria" burocrazia: Empofood e la sua battaglia con l'Asp

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L'ingresso di Empofood nella foto di Simona Gangale per "Area Teatro - Catanzaro Centro".

Il Tar aveva confermato la sospensione della somministrazione di caffè, spremute, thè e tisane, ma il Consiglio di Stato gli ha ordinato di approfondire la vicenda

  16 dicembre 2021 13:17

di STEFANIA PAPALEO

Prima il parere positivo all'asporto dei prodotti alimentari, incluso il caffè, le tisane e il tè, per mezzo di una vetrina. Poi la guerra a colpi di carta bollata finalizzata all’immediata sospensione dell’attività di preparazione di alimenti e bevande. E i giudici del Tar avevano dato anche ragione all'Asp di Catanzaro, nel momento di accoglierne il ricorso a giugno scorso, nonostante l'evidente contraddizione urlata a chiare lettere dagli avvocati Rossella Laporta e Antonio Torchia.

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Ma adesso la tesi portata avanti dal legale nell'interesse dei titolari di Empofood, locale aperto nel cuore di Catanzaro nell'autunno del 2019 e ben presto divenuto punto di riferimento importante per i cultori del gusto, ha trovato ampio spazio davanti al Consiglio di Stato, che ha ribaltato le carte in tavola e "ordinato" ai Tribunale amministrativo regionale della Calabria di fissare al più presto l'udienza di merito, nel corso della quale approfondire la vicenda al fine di accertare "la riconducibilità della preparazione di caffè, spremute, thè e tisane alla somministrazione non assistita di alimenti e bevande (c.d. consumo sul posto), come disciplinata dalla Legge n. 248/2006, in quanto volta semplicemente alla estrazione (a freddo ovvero a caldo) del prodotto offerto dalla propria confezione e alla sua conseguente fruizione non assistita sul posto, e non ad una sua particolare preparazione mediante tecniche di cottura che non apparirebbero suscettibili, in ipotesi, di modifiche sostanziali con valore aggiunto da parte  dell’operatore”.

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Così recita l’ordinanza del Consiglio di Stato, che ha accolto l'appello degli avvocati Rossella Laporta e Antonio Torchia, secondo i quali "la contraddittorietà manifesta del provvedimento de quo rispetto al parere preventivo con prescrizioni emerge chiaramente dalla lettura del verbale di ispezione, in quanto, a mente del predetto parere, pur essendo esclusa l’attività di preparazione di alimenti (tra cui la cottura), in esso "può essere svolta la vendita per asporto di alimenti, includendo lo “sporzionamento” di prodotti di pasticceria e dolciari, laddove è possibile, in origine confezionati ed etichettato, i quali potranno essere venduti, sempre per asporto, in porzioni dopo essere stati confezionati con specifici imballaggi per alimenti" e ancora "la vendita per asporto dei prodotti alimentari descritti al precedente punto n. 16, incluso il caffè, le tisane e il tè, avverrà per mezzo di una vetrina".

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E quanto prescritto dall’ASP nel parere preventivo dell'8 novembre 2019 non è apparso affatto difforme da quanto è stato riscontrato in sede di ispezione del 14 maggio 2021, in quanto - hanno evidenziato il legali - al su interno si svolgono attività consentite in ragione delle autorizzazioni rilasciate dall’amministrazione ovvero sia l’attività di commercio al dettaglio di alimenti e bevande in esercizio di vicinato con cessione dei prodotti gastronomici venduti  - previo riscaldamento e/o estrazione - attività di somministrazione non assistita, e non - come sostenuto dall'Asp - attività che travalicano le autorizzazioni concesse".

Da qui la decisione del Consiglio di Stato di sollecitare la fissazione del merito davanti al Tar, dando così nuova linfa all'attività inaugurata con coraggio due anni fa nel centro storico di Catanzaro e durante i quali, peraltro,  il Dipartimento di Prevenzione dell'Asp  non "si è fatto attendere" con continue verifiche e relative contestazioni di ogni tipo,  fino al provvedimento del 16 giugno - oggetto del ricorso - relativo appunto all’immediata sospensione dell’attività di preparazione di alimenti e bevande, esercitata all’interno dei locali.

 

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