Catanzaro servizi, Cannistrà: “Il Silenzio pesa più di mille parole”

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Silenzio pesa più di mille parole”


  13 gennaio 2026 22:39

di EMANUELE CANNISTRÀ 


C’è un silenzio che pesa più di mille parole. È quello che circonda la drammatica situazione dei lavoratori di Catanzaro Servizi SpA, denunciata con chiarezza e coraggio dai consiglieri comunali Gianni Parisi, Valerio Donato e Stefano Veraldi. Questo silenzio non coinvolge solo la maggioranza guidata dal sindaco Fiorita, ma si estende anche ai partiti di opposizione presenti in Consiglio comunale, ai parlamentari nazionali e ai consiglieri regionali eletti sul territorio di Catanzaro. Tutti tacciono. E mentre la politica rimane in silenzio, a pagare il prezzo sono sempre gli stessi: i dipendenti della Catanzaro Servizi e le loro famiglie. Stiamo parlando di lavoratori che non hanno ancora ricevuto metà dello stipendio di dicembre e che rischiano seriamente di rimanere senza retribuzione anche a gennaio. Uomini e donne che ogni giorno svolgono funzioni delicate e strategiche per il funzionamento della macchina comunale, e che oggi vengono trattati come un problema secondario, sacrificabili sull’altare dell’inerzia amministrativa e dell’indecisione politica. La nota dei consiglieri Parisi, Donato e Veraldi pone domande semplici e dirette, a cui l’Amministrazione comunale continua a non rispondere. Perché non si attiva l’intervento sostitutivo della stazione appaltante, previsto chiaramente dal Codice degli Appalti in caso di inadempienza retributiva dell’impresa affidataria? Questa norma consente al Comune di pagare direttamente gli stipendi arretrati ai lavoratori, detraendo poi le somme dovute all’affidatario. È il minimo sindacale, un atto di civiltà prima ancora che di responsabilità istituzionale. Cosa impedisce, quindi, di procedere immediatamente? Indolenza? Mancanza di volontà politica? O, peggio ancora, una scelta consapevole di voltare le spalle ai lavoratori?
Qualunque sia la risposta, una cosa è chiara: ogni giorno di inattività rappresenta una scelta politica ben precisa, creando una frattura profonda tra l’Amministrazione e il mondo del lavoro. Una frattura che difficilmente verrà dimenticata. Ma il silenzio non riguarda solo Palazzo De Nobili. Perché la Magistratura e i rappresentanti dello Stato sul territorio rimangono in silenzio? Perché nessuno sente il bisogno di intervenire o, almeno, di prendere una posizione di fronte a una situazione che ha evidenti risvolti sociali e umani? Quando una famiglia è in difficoltà economica, si vendono i gioielli di famiglia per andare avanti: perché il Comune non fa lo stesso, cercando soluzioni concrete invece di lasciare centinaia di famiglie nell’angoscia? Perché non si avvia un tavolo permanente con i creditori, per trovare un accordo che consideri sia la sostenibilità finanziaria che la dignità dei lavoratori? Forse si aspetta marzo, l’esito del giudizio in corso, come se nel frattempo la vita delle persone potesse essere messa in pausa. Ma i figli dei dipendenti della Catanzaro Servizi dovranno forse “fare la dieta” fino a marzo? Dovranno rinunciare al necessario, mentre le istituzioni rimangono in attesa? Da cittadino, prima ancora che da osservatore politico, sento il dovere di lanciare un appello alla sensibilità degli amministratori della società creditrice: considerate la condizione dei lavoratori della Catanzaro Servizi. Sono loro, e non altri, a pagare per gli errori del passato e le responsabilità di chi ha amministrato male. Continuare a ignorarli significa accettare che l’ingiustizia sociale diventi la norma. Il silenzio della politica e delle istituzioni è assordante. Ma la sofferenza dei lavoratori è reale, quotidiana, concreta. E prima o poi, quel silenzio presenterà il conto.


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