






















L'Anniversario della Liberazione a Catanzaro vive di contrasti: l'orgoglio dei reparti in armi e lo strazio di una comunità che si prepara all'ultimo saluto alla Basilica dell'Immacolata.
25 aprile 2026 11:22di GUGLIELMO SCOPELLITI
Può essere che il destino scelga date simboliche per mettere alla prova la tempra di una comunità, sovrapponendo il calendario civile a quello del dolore più profondo. In una Piazza Matteotti sferzata da un vento che non dà tregua, le celebrazioni per l’81° Anniversario della Liberazione hanno assunto quest’anno i contorni di un lungo, commosso abbraccio collettivo. Non è stata solo la solita sfilata di autorità e divise: il 25 aprile catanzarese è diventato il palcoscenico di un sentimento sospeso tra la festa della libertà riconquistata e il lutto cittadino per la tragica scomparsa di Anna e dei suoi piccoli, Giuseppe e Nicola, i cui funerali si terranno proprio oggi alla Basilica dell’Immacolata.
Il cerimoniale ha seguito il passo dei plotoni interforze e l’ingresso dei Gonfaloni, ma il battito della piazza è cambiato quando il Prefetto Castrese De Rosa ha deposto la corona d’alloro ai piedi del Monumento ai Caduti. Al suo fianco, a onorare il marmo, il Comandante della Legione Carabinieri Calabria, in una blindatura istituzionale che ha dovuto fare a meno della Sottosegretaria all’Interno, Wanda Ferro. “Mi ha chiamato pochi minuti fa” — chiarisce subito De Rosa durante il suo intervento — “un’indisposizione la costringe a letto, ma ci teneva a farvi avere il suo saluto e la sua vicinanza”. Un’assenza fisica che non ha impedito al Sottosegretario di far sentire la propria presenza a quella che il Prefetto definisce una “parte integrante della sua identità”.
Il momento più alto, capace di zittire anche il brusio dei cittadini che sfidavano il freddo, è stato quel minuto di raccoglimento chiesto dal Prefetto prima di iniziare il discorso ufficiale. Una pausa necessaria per ricordare una mamma e i suoi figli, con il pensiero rivolto a Maria Luce che, al Gaslini, lotta ancora per la vita.
De Rosa ha voluto lodare “i nostri straordinari medici della terapia intensiva” e l’Aeronautica Militare per quel “volo della speranza” organizzato in tempi record. Molto probabilmente senza questa coesione tra istituzioni, il peso delle tragedie sarebbe insopportabile per il solo tessuto sociale.
Entrando nel merito politico della giornata, il Prefetto ha rilanciato i moniti del Presidente Mattarella e le parole di Papa Francesco, citando la dottrina sociale della Chiesa contro l'abuso di potere. De Rosa parla di “una data che deve riconciliare e non dividere” e avverte che la democrazia rischia di diventare una tirannia maggioritaria se priva di fondamento morale. Citando Alcide De Gasperi, ha ricordato alla platea che “solo se siamo uniti siamo forti”, un richiamo alla coesione che oggi, a Catanzaro, sembra l'unica strada percorribile di fronte alle nubi della geopolitica attuale.
Limitatamente a quanto osservato, la presenza massiccia di sindaci del territorio — da Sersale a Marcellinara, fino a Montauro — insieme all'Arcivescovo Claudio Maniago e ai vertici delle forze dell'ordine, ha blindato il valore di una memoria che non vuole essere polverosa.

Significativa anche la partecipazione di una delegazione di studenti del Convitto Galluppi di Catanzaro, testimoni giovani di un passaggio di testimone necessario. La partita della convivenza civile, insomma, passa anche per questi riti che mescolano il passato partigiano alla fragilità del presente. Resta, al termine della cerimonia, la sensazione di una città che ha saputo onorare la Storia senza distogliere lo sguardo dal dolore dei propri figli, riscoprendo nell'unità l'unico baluardo contro ogni forma di abbandono. La strada della riconciliazione è tracciata, ma la vera sfida comincia ora: trasformare quel silenzio di Piazza Matteotti in un impegno quotidiano di cura e memoria condivisa.
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