Catanzaro: Turati non è stato un azzardo, ma una scelta ragionata

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  20 giugno 2026 09:09

di SERGIO DRAGONE

Lo scetticismo che aleggia sull’ingaggio di Marco Turati come nuovo allenatore del Catanzaro non mi stupisce. Quando nel 1987 Silvio Berlusconi portò sulla panchina del Milan un ex rappresentante di scarpe, l’allora quarantenne Arrigo Sacchi, qualcuno lo prese per matto. Poi il Mago di Fusignano in soli quattro anni conquistò uno scudetto, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, due Supercoppe UEFA, proponendo un calcio rivoluzionario e totale.

Ma anche nella storia giallorossa non mancano esempi illuminanti. L’avvocato Nicola Ceravolo nell’estate del 1970 venne letteralmente sommerso dalle critiche per avere reclutato dall’Internapoli un trentottenne e semisconosciuto Gianni Seghedoni. E sempre il Presidentissimo fece nel 1974 l’azzardo di puntare sul trentaquattrenne Gianni Di Marzio che era stato licenziato in tronco dal Brindisi. Sappiamo tutti cosa hanno poi combinato Seghedoni e Di Marzio.

Con questo non voglio dire che Turati ripeterà la gesta di Seghedoni e Di Marzio o che sicuramente emulerà o addirittura migliorerà il lavoro svolto da Alberto Aquilani. Ovviamente, posso solo augurarmelo. Il calcio non è una scienza esatta ed è sempre il campo a dire l’ultima parola. Nessuno di noi può prevedere se il Catanzaro targato Turati sarà migliore o peggiore di quello guidato da Vivarini, da Caserta e da Aquilani.

Dico solo che il nuovo allenatore deve essere accolto con cuore aperto, senza pregiudizi, e non deve essere percepito come un ripiego. Se conosco appena un po' il presidente Floriano Noto, posso facilmente immaginare che la scelta di Turati non è stata “residuale”, ma è stata effettuata all’interno di una “rosa” di tecnici che praticano un calcio moderno, propositivo, con una spiccata predisposizione al possesso palla. E in Italia non sono molti. Credo di non sbagliare nel dire che il profilo dell’ex allenatore del Siracusa è stato certamente analizzato in maniera meticolosa, quasi maniacale dal direttore sportivo Ciro Polito. Non escludo che siano stati visionati video e acquisiti dati “scientifici” e statistici su Turati e sugli altri tecnici coinvolti nel casting. Quella che è stata adottata è stata dunque una scelta ragionata, calcolata, certamente niente che possa definirsi un azzardo.

C’è poi un altro aspetto da non sottovalutare. Tutta l’Italia calcistica guarda al Catanzaro con curiosità e attenzione. Il profilo del nuovo allenatore s’incastra perfettamente nel “modello” che tutti i più autorevoli commentatori stanno osannando sulle reti nazionali: una squadra composta interamente da calciatori italiani, con molti giovani nel giro azzurro, capace di stupire per qualità di gioco e risultati. Il Catanzaro è l’ultimo baluardo contro i fondi stranieri che stanno cannibalizzando il nostro calcio. Se tutto ciò non venisse confermato dai risultati, crollerebbe d’un colpo la credibilità di tale modello. Un rischio che il club giallorosso non può permettersi di correre.


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