Causa da 5 milioni di euro. Pericolo per le casse del Comune

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Palazzo De Nobili

Notificato un atto di citazione da 4,8 milioni di euro dalla C.G.M. per le riserve apposte al contratto di realizzazione degli acquedotti cittadini. L'udienza è fissata per il primo luglio.

  07 giugno 2019 14:04

di GABRIELE RUBINO

Uno scheletro da quasi 5 milioni di euro è stato tirato fuori da uno degli armadi di Palazzo De Nobili. Uno scontro giudiziario che va avanti da quindici anni esploso per un appalto che però risale addirittura a quasi trenta anni fa. Sullo scontro fra Comune di Catanzaro e la C.G.M. (Costruzioni Generali Meridionali della famiglia Perrotta) nato per i lavori di realizzazione degli acquedotti esterni a servizio della città, qualche giorno fa si è scritto un nuovo capitolo. L’ufficio legale dell’ente ha deciso di opporsi all’atto di citazione dell’azienda che chiedeva un’integrazione risarcitoria del valore, appunto di 4,8 milioni, senza contare l’Iva. L’udienza si celebrerà presso il Tribunale civile di Catanzaro il primo luglio. La vicenda però parte da lontano ed è assai ingarbugliata.

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IL LODO A FAVORE DELLA DITTA, MA LA CORTE D’APPELLO DA’ RAGIONE AL COMUNE Il contratto di appalto per i lavori sugli acquedotti Simeri, Passante, Ancinale) venne siglato nel settembre del 1990. Fin da subito si è capito che qualcosa non quadrava nel progetto. I lavori furono consegnati solo ad un anno di distanza e sospesi solo un mese dopo e per ben sette anni. Nel frattempo la C.G.M. aveva acquistato la tubatura per un controvalore di un miliardo di lire, rimasta inutilizzata per tutto quel tempo e con l’obbligo di custodia, per giunta. Un danno economico, ad avviso della ditta, su cui è stato richiesto un arbitrato. Il lodo, ed arriviamo al 2007, dà ragione alla C.G.M. che ottiene un parziale ristoro da 1,8 milioni di euro prelevandolo subito dalle casse comunali. Tuttavia, colpo di scena, il Comune ricorre alla Corte di Appello di Roma per riconoscere l’illegittimità della procedura arbitrale uscendone vittorioso. Dal 2014, per riottenere le somme prelevate dalla ditta il Comune, attraverso il patrocinio dell’avvocato Raffaele Mirigliani, può attivare la procedura dell’esecuzione mobiliare, quindi può rifarsi sulle quote societarie. Nel 2017 la Cassazione ritiene inammissibile il ricorso della C.G.M. e quindi il Comune si mette in tasca il “giudicato” favorevole della Corte d’Appello di Roma.    

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L’ULTIMA MOSSA DELL’AZIENDA A gennaio di quest’anno, con le spalle al muro, C.G.M. si gioca l'ultima carta dell’atto di citazione del valore residuo delle 34 riserve apposte al contratto del 1990. L’entità della disputa, ripetiamo circa 5 milioni di euro, fa della vicenda una questione rilevante per la tenuta dei conti del Comune. Dal settore avvocatura si dicono comunque piuttosto tranquilli alla luce dei precedenti pronunciamenti, anzi piuttosto fiduciosi di chiudere la partita degli acquedotti una volta per tutte dopo trenta anni di incertezze.

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