"Chiamami boss", nel nuovo video del nipote di Bellocco insulti a carabinieri e elogio al clan

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Foto di archivio di un'automobile dei Carabinieri
  30 luglio 2019 14:43

Attacchi agli esponenti delle
forze dell'ordine, definiti "cani" e "cops da mandare aff..." e
riferimenti alla cosca Bellocco di Rosarno. E' il contenuto di
un nuovo video, "Chiamami boss", del rapper "Glock 21" - come la
pistola - vero nome Domenico Bellocco, nipote del boss Gregorio
condannato all'ergastolo. Il nuovo video - che fa seguito ad un
altro che ha suscitato numerose polemiche in Calabria nel
febbraio scorso - viene segnalato da Klaus Davi ed è visionabile
su alcune piattaforme social tra le quali youtube. E' girato
nella cintura milanese come Corsico, la Barona e Trezzano sul
Naviglio. A spiegare il significato del testo, in cui si fa
numerosi riferimenti al numero 21, riferisce Davi, è stato un
collaboratore di giustizia da lui intervistato che preferisce
non rivelare la propria identità.
"Gregorio Bellocco - dice il collaboratore - fece modificare
la pistola Glock da 15 colpi facendosi costruire un caricatore
da 21 colpi. Il numero 21 viene indicato nei racconti della
'ndrangheta in riferimento ai 3 cavalieri di Spagna Ossu,
Mastrossu, e Carcagnossu che hanno lavorato 21 anni sotto terra
per formare le regole sociali della 'ndrangheta. Il 21 dicembre
del 1983 in Calabria è stato il giorno in cui hanno arrestato
più di 300 persone, compresi tutti i fratelli Bellocco, grazie
al pentito Scriva. Proprio in quell'anno Peppe Bellocco, anche
lui condannato all'ergastolo, scrisse una canzone riferita al 21
dicembre del 1983 dal titolo 'mpamita e tragidi'".
Nel video il rapper dice che "chiuderà la bocca a 21 persone,
che ha 21 motivi per mandare questi cani a fare in culo". "I
cani nel gergo calabrese - dice il collaboratore - sono gli
sbirri. Scandisce che sono 21 sono le tr... che vogliono 'un
pezzo di cuore' ma i Bellocco hanno ammazzato diverse donne
nella loro famiglia, tra cui l'ultima è Francesca Bellocco
perché aveva una relazione con Domenico Cacciola, anche lui
vittima di lupara bianca; per questo reato è stato condannato
all'ergastolo il figlio di Francesca, Francesco Barone".
Il collaboratore afferma anche che il disegno delle forbici e
del rasoio che si vede spesso nel video è una simbologia
'ndranghetista: "il rasoio rappresenta una delle sette regole
della 'ndrangheta, che recita 'un rasoio serve a sfregiare gli
uomini indegni'. Nel linguaggio della 'ndrangheta, poi, quando
un picciotto viene 'battezzato', si dice che viene fatto il
taglio della coda. Quini le forbici per tagliare la coda e il
rasoio per sfregiare gli uomini indegni".
Non mancano poi i riferimenti diretti al clan: "Da Milano a
Rosarno prima pulisciti la mano prima che dai un bacio alla
famiglia" e "campi 100 anni se non parli". (ANSA).

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