Caos rottamazione a Chiaravalle, Radici e Ali: "Il Comune fissa la scadenza al 30 aprile, ma la legge impone almeno 60 giorni"

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Il Comune di Chiaravalle

Il movimento civico cita L'Aquila che ha fissato la scadenza di adesione al 31 dicembre 2026 e Civitavecchia al 30 giugno

  09 aprile 2026 14:14

Secondo “Radici e Ali”, in particolare, una recente dichiarazione dell’assessore Liberata Donato “ha citato la scadenza del 30 aprile 2026 come termine entro cui i debitori manifestano la volontà di procedere alla definizione, e il 30 giugno 2026 come data entro cui l'agente della riscossione comunica gli importi dovuti”. Entrambe queste scadenze, precisa il movimento, “si trovano a pagina 16 della Gazzetta Ufficiale e si riferiscono alla rottamazione-quinquies nazionale (art. 1, commi 82–101 della L. 199/2025), ovvero quella gestita dall'Agenzia delle Entrate-Riscossione per debiti erariali come IRPEF, IVA e contributi INPS”. Ma qui c’è l’equivoco: “Queste norme non si applicano alla definizione agevolata dei tributi locali del Comune di Chiaravalle Centrale”.

La definizione agevolata per i Comuni, infatti, è disciplinata dai commi 102–110 della medesima legge, che costituiscono un corpo normativo autonomo. Questi commi, sottolinea “Radici e Ali”, “non fissano alcun termine del 30 aprile a carico dei contribuenti comunali” e stabiliscono un quadro completamente diverso: il Comune può — ma non deve — deliberare un proprio regolamento, senza vincoli di scadenza; il regolamento va pubblicato sul sito istituzionale; i contribuenti hanno almeno 60 giorni dalla pubblicazione per presentare domanda, come termine minimo e non massimo; la scadenza per le adesioni è fissata liberamente dal Comune nel regolamento stesso.

L'assenza di vincoli temporali per gli enti locali è stata confermata anche dalla Fondazione IFEL dell'ANCI, che nelle istruzioni operative pubblicate nel gennaio 2026 ha evidenziato che il regolamento comunale non risulta ancorato ai termini di approvazione del bilancio di previsione e può essere deliberato in qualsiasi momento dell'anno.

A sostegno della propria tesi, “Radici e Ali” porta esempi concreti di altri Comuni italiani che hanno adottato scadenze diverse per le rispettive definizioni agevolate. “Proprio per dimostrare che paragonare Chiaravalle Centrale con altre realtà non è propaganda ma confronto normativo lecito”, scrive il movimento, ricordando che L'Aquila ha fissato la scadenza per le domande al 31 dicembre 2026, Civitavecchia al 30 giugno 2026, ecc. “Nessuno di questi Comuni ha subito violazioni di normativa per aver fissato termini diversi dal 30 aprile”, si legge nella nota. “Questo dimostra che il 30 aprile non era né obbligatorio né tassativo per i tributi locali”.

La conclusione del movimento è puntuale: “Affermare che ove mai si fosse determinato un termine diverso ci sarebbe stata violazione di normativa è giuridicamente errato, perché applica a norme locali (commi 102–110) scadenze previste per norme nazionali (commi 82–101)”. Secondo “Radici e Ali”, “il rischio reale non era quello di violare la legge fissando un termine più lungo: era semmai quello di restringere inutilmente il tempo a disposizione dei cittadini, riducendo l'efficacia della misura”. E chiude: “I consiglieri di minoranza che chiedevano un termine più ampio stavano quindi nella direzione giuridicamente corretta”.

“Va pertanto ricordato – conclude Radici e Ali - che il Comune di Chiaravalle Centrale ha approvato il proprio regolamento sulla definizione agevolata a fine marzo, fissando come scadenza per le adesioni il 30 aprile 2026: un margine di appena un mese che, alla luce del quadro normativo sopra ricostruito, appare come un errore grossolano, dato che la legge impone un termine minimo di 60 giorni dalla pubblicazione dell'atto sul sito istituzionale. Una scadenza così ravvicinata non solo ha compresso inutilmente il tempo a disposizione dei contribuenti, ma potrebbe configurare un vizio procedurale nella stessa applicazione della norma”.


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