Chiaravalle, il consigliere comunale Maida ricostruisce il caso riscossione: “Serviva una gara”

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Vito Maida

Il consigliere di minoranza ripercorre le tappe dell’affidamento ad Area Srl e rilancia i dubbi sulla legittimità dell’intera procedura.

  29 marzo 2026 15:11

Non una replica politica, ma una vera e propria ricostruzione amministrativa. È su questo terreno che Vito Maida, avvocato e consigliere comunale, capogruppo di “Uniti per Unire” ed esponente del PD locale, ha scelto di collocare il suo intervento pubblico sulla riscossione coattiva a Chiaravalle Centrale: una cronistoria serrata, costruita per dimostrare che il nodo non è il pagamento dei tributi, che la minoranza ha detto di non avere mai contestato, ma le modalità con cui il Comune ha proceduto e le criticità che, secondo il consigliere, ne sarebbero derivate per i cittadini.

Il primo punto che Maida ha voluto sgomberare dal campo riguarda proprio l’accusa, attribuita al sindaco nel dibattito pubblico, secondo cui la minoranza avrebbe in qualche modo sostenuto che i cittadini non debbano pagare le tasse. “Abbiamo sempre ribadito in ogni sede che le tasse vanno pagate, perché senza tasse non possono essere dati i servizi ai cittadini”, ha affermato il consigliere, sostenendo però che proprio questa premessa renderebbe ancora più necessario pretendere regole chiare, trasparenza e coerenza tra gli atti approvati e quelli poi concretamente applicati.

Da qui Maida è entrato nella cronistoria della vicenda. Secondo la sua ricostruzione, il Consiglio comunale del 25 luglio 2023 aveva sì condiviso l’idea di affidare all’esterno il recupero dei crediti, ma a condizioni ben precise: “Avevamo previsto un aggio massimo del 6%, che non vi fosse nessun compenso fisso e che le spese fossero a carico del concessionario”. Il passaggio successivo, però, è stato del tutto diverso: “Il 20 ottobre 2023 viene invece firmata una convenzione con Area Srl dove si applica un aggio dell’8%, quindi quasi il 33% in più di quello che era stato deliberato, un compenso fisso di 5 euro a pratica e spese a carico del Comune”. È proprio qui, nella sua lettura, che si annida una delle contraddizioni più pesanti dell’intera operazione.

Nella sua analisi, Maida ha insistito anche su un altro elemento: l’assenza di un filtro comunale preventivo, che avrebbe consentito di affrontare posizione per posizione i casi dei contribuenti, privilegiando rateizzazioni e percorsi di rientro. “Noi avevamo chiesto di creare un filtro attraverso gli uffici comunali e finanziari affinché ci fosse la possibilità di capire le reali necessità dei cittadini e applicare per ogni cittadino un piano di rientro con una rateizzazione”, ha spiegato. E su questo ha aggiunto una puntualizzazione politica e giuridica: “La rateizzazione spetta per legge al cittadino”, contestando il fatto che, a suo giudizio, da parte dell’amministrazione sia stata quasi rappresentata con sarcasmo, come una concessione straordinaria.

Il cuore tecnico dell’intervento di Maida ha riguardato poi la qualificazione giuridica del rapporto con Area Srl. Il consigliere ha contestato apertamente la tesi del segretario comunale secondo cui si tratterebbe di un appalto di servizi e non di una concessione. A suo avviso, sarebbero gli stessi atti del Comune a smentire questa interpretazione: “Dalla delibera consiliare alla determina, fino alla convenzione, tutti richiamano espressamente la parola concessione”. “Gli stessi atti ufficiali parlano di concessione, nessuno di questi parla mai di appalto di servizio”, ha dichiarato Maida, arrivando al punto centrale della sua contestazione: “Nell’appalto di servizio si può fare l’affidamento diretto, mentre nella concessione avrebbero dovuto fare una gara”. Un passaggio che investe direttamente la legittimità dell’intera procedura.

Non meno duro il rilievo sul sistema di pagamento previsto dalla convenzione. Maida ha parlato di una forma di “addebito automatico sul conto del Comune”, sottolineando il rischio di un meccanismo in cui, a suo dire, il controllo pubblico risulterebbe indebolito. “Area Srl ha accesso diretto a un conto dedicato dove vengono versate le tasse, fa il rendiconto degli incassi, il calcolo delle competenze, emette la fattura e si preleva i soldi”, ha sostenuto il consigliere. Da qui la domanda che ha lasciato in aula e alla cittadinanza: “Dov’è il controllo?”. Una domanda che per Maida non è soltanto tecnica, ma pienamente politica, perché chiama in causa il modo in cui l’amministrazione ha gestito una materia delicatissima, incidendo direttamente sulle tasche dei cittadini.

Infine, il consigliere ha quantificato quello che ritiene il danno economico prodotto dalle scelte dell’amministrazione sulla base dei dati disponibili. “Un aggio maggiorato dal 6 all’8 per cento porta 28 mila euro in più per la società, sul compenso fisso ci sono 20 mila euro in più, sulle spese ribaltate 7.500 euro in più: stiamo parlando di circa 70-75 mila euro sulle spalle dei cittadini”, ha affermato Maida. Una cifra che sintetizza il senso del suo intervento: la riscossione coattiva, nella sua lettura, non è soltanto una vicenda amministrativa controversa, ma un caso politico destinato a lasciare strascichi, perché tocca insieme legalità degli atti, trasparenza dell’ente e tutela concreta della comunità.


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