Chiaravalle, la Guardia di Finanza accende i fari sul servizio riscossione

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  21 marzo 2026 16:42

La conferma pubblica del procedimento arriva dal responsabile del settore finanziario Vincenzo Iozzo, intervenuto a Palazzo Staglianò durante un’assemblea promossa dal sindaco Domenico Donato. Sul tavolo, l’esposto dell’opposizione e una serie di contestazioni su affidamenti, costi e gestione del servizio.

La lente della Guardia di Finanza sul servizio riscossione del Comune di Chiaravalle Centrale. A confermare pubblicamente l’esistenza di un procedimento in corso è stato il responsabile d’area del settore finanziario, il ragioniere Vincenzo Iozzo, intervenendo a Palazzo Staglianò nel corso di una assemblea promossa dal sindaco Domenico Donato. Un passaggio destinato ad alzare ulteriormente la temperatura politica e istituzionale di una vicenda che da settimane anima il confronto cittadino.

Iozzo, pur evitando di entrare nel merito, ha di fatto riconosciuto la delicatezza del momento e la presenza di accertamenti già avviati. Il dirigente comunale ha fatto capire che la vicenda è già stata incardinata dagli investigatori e che sono in corso approfondimenti su atti e documenti. Il senso della sua dichiarazione è stato netto: c’è un procedimento penale in corso, lui dovrà rispondere nelle sedi opportune, e per ragioni di etica, di difesa e di rispetto verso chi indaga, non ritiene corretto anticipare pubblicamente le proprie argomentazioni difensive. Ha rivendicato serenità, spiegando di confidare nella correttezza del proprio operato e nella conoscenza del lavoro svolto, ma ha scelto di non trasformare l’assemblea in un terreno di confronto tecnico-giuridico.

L’indagine, secondo quanto emerso nel dibattito politico delle ultime settimane, nasce da una denuncia dell’opposizione inviata alle Fiamme Gialle. L’opposizione contesta, in particolare, l’impianto con cui il servizio di riscossione coattiva sarebbe stato affidato e gestito. Al centro dell’esposto vi sono tre determinazioni del settore finanziario — la n. 398 del 3 ottobre 2023, la n. 5 del 28 febbraio 2024 e la n. 32 del 2 settembre 2025 — con cui il Comune avrebbe fatto ricorso all’affidamento diretto per il servizio. Secondo i consiglieri di minoranza, però, non si tratterebbe di un semplice appalto di servizi, ma di una vera e propria concessione, con esercizio di poteri incisivi sulla sfera dei contribuenti, dalle ingiunzioni ai pignoramenti, fino ai fermi amministrativi.

È proprio su questo punto che si concentra una delle contestazioni più pesanti. Nell’esposto si sostiene infatti che, trattandosi di concessione, non sarebbe stato possibile utilizzare lo strumento dell’affidamento diretto, tanto più se reiterato in più passaggi. La minoranza parla di una scelta amministrativa viziata alla radice, capace di esporre l’ente a rischi giuridici e contabili, oltre che a possibili contestazioni sugli atti esattivi emessi dal concessionario.

Un altro nodo riguarda il profilo economico del contratto. Secondo la documentazione richiamata nell’esposto, la delibera consiliare n. 10 del 27 luglio 2023 e gli atti istruttori a firma dello stesso responsabile del settore finanziario avrebbero fondato la convenienza dell’esternalizzazione su un aggio massimo del 6% e sull’assenza di oneri fissi per il Comune. Il contratto sottoscritto successivamente, invece, avrebbe introdotto un aggio all’8%, un compenso fisso di 5 euro per ogni pratica e il riconoscimento integrale delle spese postali ed esecutive. Secondo l’opposizione, questa discrasia avrebbe ribaltato i presupposti economici approvati dal Consiglio comunale, producendo un aggravio di spesa privo di adeguata legittimazione.

Nel mirino finisce poi anche il meccanismo di pagamento previsto dal contratto. L’esposto contesta l’articolo 5, che prevederebbe l’emissione di fattura mensile da parte del concessionario e l’incasso diretto tramite SEPA Direct Debit, sulla base di una pre-autorizzazione permanente rilasciata dall’ente al tesoriere. Per i consiglieri di opposizione questo sistema avrebbe di fatto scavalcato il ciclo ordinario della spesa pubblica, con assenza di verifica preventiva sulle fatture, mancanza di determine di liquidazione e mandati quietanzati, oltre a una compressione dei controlli di regolarità contabile.

La partita, però, non si ferma agli aspetti tecnici. Sullo sfondo c’è una questione tutta politica e istituzionale: le responsabilità dirette del sindaco, il rapporto tra amministrazione, organi di controllo e minoranza consiliare. L’opposizione sostiene di avere chiesto più volte chiarimenti, documenti, dati sugli incassi, tracciabilità dei flussi e giornale di cassa, senza ottenere risposte ritenute sufficienti. La conferma pubblica dell’esistenza di un procedimento, arrivata proprio dal dirigente finanziario durante un’assemblea voluta dal sindaco, segna ora un passaggio ulteriore: la vicenda esce dal solo terreno dello scontro politico e approda apertamente a quello degli accertamenti.

Resta naturalmente fermo un principio di garanzia: allo stato, le contestazioni dell’opposizione dovranno trovare eventuale riscontro nelle sedi competenti, e nessuna conclusione può essere anticipata prima degli approfondimenti degli organi inquirenti. Ma il dato politico, amministrativo e pubblico è ormai acquisito: sul servizio riscossione di Chiaravalle si è accesa una luce che difficilmente potrà essere spenta con rassicurazioni di circostanza.


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