Chiaravalle, la minoranza chiede un consiglio comunale urgente: "L'Amministrazione ha scelto il silenzio"

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I consiglieri Giuseppe Rauti, Vito Maida e Claudio Foti invocano il rispetto del TUEL e sollecitano trasparenza sugli affidamenti e sulle ingiunzioni emesse nei confronti dei contribuenti

  12 marzo 2026 15:17

Riscossione coatta dei tributi al centro di una bufera politica a Chiaravalle Centrale. I consiglieri comunali di minoranza Giuseppe Rauti, Vito Maida e Claudio Foti hanno presentato formale richiesta di convocazione urgente e straordinaria del Consiglio Comunale, ai sensi dell'articolo 39, comma 2, del Testo Unico degli Enti Locali, denunciando il muro di silenzio opposto dall'Amministrazione di fronte alla crescente protesta dei cittadini.

In una nota stampa congiunta, i tre consiglieri non usano giri di parole. “C'è una parola che descrive con precisione l'atteggiamento tenuto dall'Amministrazione Comunale di fronte alla crescente protesta dei cittadini sulla riscossione coatta dei tributi: silenzio”, dichiarano. “Un silenzio che non è prudenza, non è riservatezza istituzionale, non è attesa di approfondimenti tecnici. È una scelta. E come tale, porta con sé una responsabilità precisa”.

La questione, spiegano Rauti, Maida e Foti, non nasce oggi. “Da mesi abbiamo sollevato la questione nelle sedi istituzionali, con richieste formali di convocazione del Consiglio Comunale, istanze di accesso agli atti, incontri pubblici sul territorio”, ricordano nella nota. “I cittadini hanno risposto con la dignità di chi sa di avere ragione. L'Amministrazione ha risposto con il nulla. Nessuna convocazione. Nessuna spiegazione. Nessun atto cautelare. Nessuna parola”.

Il nodo cruciale, secondo i tre esponenti della minoranza consiliare, è il progressivo deterioramento del rapporto tra istituzioni e comunità. Quella che inizialmente era una preoccupazione di singoli contribuenti, affermano nella nota, “si è progressivamente trasformata in una protesta collettiva, che in questi giorni ha raggiunto anche i canali social, trovando eco ben oltre i confini del nostro Comune”. “Sarebbe sbagliato oltre che ingeneroso attribuire questo esito alla conflittualità dei cittadini”, aggiungono: “La radice di questa escalation ha un nome solo: l'assenza dell'Amministrazione”.

Il principio richiamato dai consiglieri è chiaro. “Quando un'istituzione tace di fronte a criticità documentate, non risolve il problema: lo aggrava”, sottolineano. “I cittadini che non ricevono risposte non smettono di cercarle: si organizzano, si confrontano, si fanno sentire. È un diritto costituzionalmente garantito. Ed è esattamente quello che sta accadendo a Chiaravalle Centrale”.

Ma è sul piano concreto che la nota dei tre consiglieri si fa più incisiva. Rauti, Maida e Foti denunciano che l'Amministrazione ha gestito la vicenda come un affare interno. “L'Amministrazione sembra aver trattato la vicenda della riscossione coatta come una questione interna, tecnica, da gestire in silenzio tra gli uffici. Ma non è così”, affermano. “Ogni ingiunzione emessa in modo scorretto, ogni somma richiesta senza il rispetto delle garanzie previste dalla legge, ogni procedura avviata senza la dovuta trasparenza colpisce una persona reale”, dichiarano. “Un anziano che non capisce perché gli arriva quel documento, una famiglia che non sa come difendersi, un contribuente che ha sempre pagato e si trova trattato come un evasore”.

“Questa non è una partita che si gioca tra consiglieri e giunta”, precisano con fermezza. “Questa è una questione di diritti. E i diritti dei cittadini non si gestiscono con il silenzio: si tutelano con gli atti”. La Giunta, proseguono, “aveva il potere e il dovere di adottare un provvedimento di indirizzo cautelare a protezione dei contribuenti. Non lo ha fatto. Oggi il Consiglio Comunale deve farlo al suo posto”.

Nella nota stampa vengono poi elencati i profili di criticità sollevati dalla minoranza, che “le criticità sollevate non sono generiche lamentele politiche”, puntualizzano i tre consiglieri. Sono piuttosto, spiegano, “rilievi circostanziati che investono aspetti precisi e verificabili”: la legittimità degli affidamenti del servizio in concessione di riscossione coatta, il rispetto delle garanzie riconosciute ai contribuenti, la correttezza delle ingiunzioni emesse e l'eventuale presenza di somme non dovute, la trasparenza dell'iter deliberativo che ha condotto agli affidamenti.

“Su questi punti l'Amministrazione non ha fornito alcuna risposta documentata”, incalzano i consiglieri. “Non ha prodotto atti. Non ha convocato alcuna sede di confronto. Ha scelto di far finta che il problema non esistesse, nella speranza evidentemente che prima o poi si spegnesse da solo”. Ma, avvertono, “non si spegnerà da solo. Perché dietro ogni fascicolo di riscossione coatta c'è un cittadino che aspetta una risposta, attende l'azione del governo locale che oggi registra enormi ritardi e prese di posizioni”.

La richiesta formale avanzata ai sensi del TUEL – una norma che a Chiaravalle Centrale, lamentano i tre consiglieri, è stata troppe volte disattesa nei suoi principi fondamentali di partecipazione e trasparenza – è articolata e puntuale: una relazione esaustiva dell'Amministrazione sulla situazione, la messa a disposizione di tutta la documentazione pertinente, una seduta pubblica alla quale i cittadini possano assistere e dalla quale possano pretendere risposte.

“Non chiediamo atti straordinari”, concludono Rauti, Maida e Foti. “Chiediamo che l'istituzione funzioni. Chiediamo che chi governa smetta di trattare il silenzio come una strategia e cominci a trattare i cittadini come interlocutori”.


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