
“Ventiquattr'ore di silenzio”. È questo, secondo il movimento civico “Radici e Ali”, il "rumore" che arriva dal Palazzo di Città di Chiaravalle dopo l'inchiesta-denuncia con cui il consigliere regionale del PD Ernesto Alecci ha squarciato il velo, ancora una volta, sulla gestione della Casa della Salute (ex Ospedale San Biagio): macchinari nuovi di zecca per radiografie e MOC ridotti a "scatole vuote" perché manca la stampa digitale, perché mancano le cartucce, perché — come ha detto Alecci con immagine icastica — “il braccio destro non sa cosa fa il sinistro”.
“Ci saremmo aspettati un intervento del sindaco Donato dopo la pesante e circostanziata denuncia del consigliere regionale del PD Ernesto Alecci sull'ennesimo caso che ruota attorno alla Casa della Salute, e invece niente”, è la nota con cui "Radici e Ali" rompe gli indugi. Una constatazione che però si carica di significato politico se si considera la portata di ciò che Alecci ha messo nero su bianco: pazienti che continuano a portare a casa lastre analogiche perché il sistema digitale non è stato configurato; medici e amministrativi costretti a recuperare una stampante destinata al macero per smaltire i referti MOC arretrati in orario extra-lavorativo; un presidio che serve un bacino vastissimo, dal cuore delle Preserre fino alle aree più impervie, ridotto a teatro di un paradosso degno di Kafka.
“Il punto - osserva il movimento, non è solo ciò che è accaduto. - È la frequenza con cui accade”. La parola chiave, nella nota di Alecci ripresa da “Radici e Ali”, è “ennesimo”: la Casa della Salute torna ciclicamente al centro delle cronache per disservizi, criticità organizzative, promesse non mantenute. “E ogni volta - denunciano - dall'amministrazione comunale arriva la stessa risposta: nessuna risposta”.
“Un sindaco — ribadiscono da “Radici e Ali” — non può limitarsi a presenziare alle inaugurazioni e poi sparire quando la struttura non funziona. La cittadinanza non chiede miracoli: chiede di essere rappresentata. Chiede che, di fronte a una denuncia documentata e proveniente dal massimo livello istituzionale regionale, il primo cittadino dica qualcosa. Una richiesta di chiarimenti all'ASP, una convocazione del consiglio comunale, una lettera a Occhiuto. Invece, niente”.
Nel dibattito locale c'è una tesi che il movimento intende smontare punto per punto: l'idea, cioè, che la Casa della Salute sia una struttura dell'Azienda Sanitaria Provinciale e che, quindi, il sindaco non avrebbe né titolo né strumenti per intervenire. “È una tesi comoda”. Ed è, secondo "Radici e Ali", giuridicamente e politicamente “infondata”.
“Primo: il sindaco è, per legge, autorità sanitaria locale. Lo stabiliscono il Testo Unico degli Enti Locali (D.Lgs. 267/2000) e la normativa sanitaria nazionale. Significa che ha doveri precisi in materia di tutela della salute pubblica sul proprio territorio e che ha il potere — il dovere, semmai — di sollecitare, vigilare, formalmente intervenire quando un servizio sanitario erogato ai propri cittadini non funziona” scrivono.
“Secondo: il sindaco siede di diritto, attraverso la Conferenza dei Sindaci, negli organi di indirizzo dell'ASP. Non è un soggetto esterno che assiste impotente: è parte del sistema di governance. Può chiedere convocazioni, presentare ordini del giorno, sollecitare verifiche, mettere agli atti criticità. Tacere, da quella posizione, è una scelta. Non un'impossibilità” continua la nota.
“Terzo: ed è il punto politicamente più rilevante, il sindaco è il rappresentante della comunità presso le istituzioni superiori. Quando un consigliere regionale denuncia che a Chiaravalle ci sono macchinari ostaggio della burocrazia, l'interlocutore naturale di quella denuncia, dal lato del territorio, è il primo cittadino. Non perché debba aggiustare la stampante: perché deve farsi sentire. Perché deve battere i pugni sul tavolo dell'ASP. Perché deve scrivere alla Regione. Perché deve, semplicemente, esserci” sottolinea “Radici e Ali”.
“Quarto: la giurisprudenza amministrativa e costituzionale ha ribadito più volte che il sindaco esercita una funzione di rappresentanza generale degli interessi della comunità, che non si esaurisce nelle competenze formali del Comune. Anche su materie non direttamente comunali — sanità, infrastrutture, trasporti — il primo cittadino è chiamato a essere voce e pressione. Chi rinuncia a questa funzione non sta rispettando i confini delle proprie competenze: sta abdicando” conclude la riflessione.
“Davanti a tutto questo — chiude “Radici e Ali” — il silenzio non è neutralità. Il silenzio è una posizione. E la posizione che il sindaco Donato sta assumendo, di fatto, è quella di chi accetta supinamente che i cittadini di Chiaravalle e dell'intero comprensorio servito dalla Casa della Salute valgano meno di altri. Perché altrove, di fronte a una denuncia di questa portata, un sindaco avrebbe già scritto, convocato, protestato. Qui no”.
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