
Il Movimento civico "Radici e Ali" ha assistito con sgomento a quanto accaduto nel Consiglio comunale dell'11 giugno 2026, durante la discussione sul rendiconto di gestione 2025. Quella che doveva essere la sede più alta del controllo democratico — il momento in cui un'amministrazione rende conto ai cittadini di come ha speso il denaro pubblico — si è trasformata nell'ennesima tappa di una deriva che dura da troppo tempo e che ieri ha toccato il suo punto più basso.
Diciamo con chiarezza qual è il punto, perché non vada perduto tra le polemiche. Il nostro capogruppo, consigliere Claudio Foti, unico presente sui banchi dell'opposizione, aveva preparato un documento di osservazioni puntuali sul rendiconto. Non gli è stato impedito soltanto di leggerlo nei tempi necessari: gli è stato negato perfino di allegarlo agli atti, cioè di lasciarne traccia per i cittadini e per chi verrà dopo. È accaduto nel mezzo di un clima reso pesantissimo dal richiamo della forza pubblica in aula. Su questi fatti — il diniego di allegazione e la presenza dei Carabinieri durante un dibattito di bilancio — la maggioranza, nella sua lunga replica, non ha speso una sola parola.
Conosciamo l'obiezione: il regolamento prevede un limite di tempo, uguale per tutti. È vero, e noi quel limite lo rispettiamo. Ma il diritto di un consigliere a depositare agli atti un documento di controllo non è una questione di minuti: è una garanzia che nessun cronometro può cancellare. Contingentare il tempo di parola è legittimo; azzerare la possibilità stessa di mettere a verbale le proprie osservazioni significa svuotare la funzione di controllo della minoranza, che è scritta nella legge prima ancora che nel regolamento comunale.
Colpisce, poi, il tono della risposta dell'amministrazione. A osservazioni di merito sui conti pubblici si è scelto di replicare non con i numeri, ma con un repertorio di accuse personali. Chi ha ragione mostra i dati; non ha bisogno di parlare di "eversione" o di "avanspettacolo" per un consigliere che chiedeva soltanto di poter leggere e allegare un documento. Quel linguaggio non risponde a Foti: conferma, semmai, ciò che andiamo dicendo da tempo.
Perché qui non è in discussione una persona, ma un'idea di democrazia. La critica dell'opposizione, anche aspra, purché dentro l'alveo della dialettica istituzionale, non è un disturbo da neutralizzare con il cronometro o con la forza pubblica: è il sale di un Consiglio comunale vivo. Un sindaco e una maggioranza che mostrano timore davanti alle parole della minoranza dicono molto più di quanto vorrebbero su ciò che quei numeri, una volta esposti, potrebbero rivelare.
"Radici e Ali" continuerà a stare dove sta sempre: dalla parte dei cittadini, del diritto di sapere e del dovere di controllare. Chiediamo che il documento del consigliere Foti venga acquisito agli atti del Comune e reso pubblico, e che il merito delle osservazioni sul rendiconto 2025 trovi finalmente una risposta nei numeri. Le verità messe a tacere non muoiono: aspettano. E i numeri, a differenza delle parole, non si possono contingentare.
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