Chiaravalle, Radici e Futuro: “Tari, per le imprese aumenti di oltre il 40%”

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Chiaravalle, Radici e Futuro: “Tari, per le imprese aumenti di oltre il 40%”


  06 ottobre 2026 15:48

«TARI 2026, il “regalo” dell’Amministrazione alle imprese». È durissimo l’intervento del movimento civico Radici e Futuro per Chiaravalle Centrale, che contesta gli importi recapitati in questi giorni alle attività economiche cittadine e parla di aumenti che, per diverse categorie, supererebbero il 40 per cento.

Nel mirino del movimento finiscono le nuove bollette relative alla tassa sui rifiuti. Secondo Radici e Futuro, gli incrementi interesserebbero in particolare negozi, attività di ristorazione e somministrazione, esercizi alimentari e botteghe artigiane. Un dato che il movimento giudica «spropositato» e che attribuisce alle scelte adottate nella determinazione della tariffa, chiedendo all’Amministrazione comunale di spiegare pubblicamente le ragioni degli aumenti.

Il Comune ha effettivamente comunicato nei giorni scorsi l’emissione del ruolo TARI 2026. La comunicazione istituzionale del 9 settembre riguarda anche l’applicazione automatica del bonus sociale rifiuti del 25% per le utenze domestiche aventi diritto; non entra invece nel merito della contestazione sollevata ora dal movimento civico sulle utenze non domestiche.

«La propaganda sui social non può cancellare i fatti», sostiene Radici e Futuro, che contrappone alle iniziative pubbliche dell’Amministrazione la situazione denunciata dagli operatori commerciali. Da qui uno dei passaggi più polemici della presa di posizione: «Vediamo amministratori sorridenti e presenti al taglio del nastro quando apre una nuova attività. Poi, finite le fotografie, agli stessi imprenditori arriva un conto che rischia di diventare insostenibile».

Il movimento chiama direttamente in causa l’Amministrazione guidata dal sindaco Domenico Savio Donato, attualmente indicato dal sito istituzionale del Comune come primo cittadino di Chiaravalle Centrale.

La questione, però, secondo Radici e Futuro non sarebbe soltanto quella degli aumenti. Il movimento richiama infatti gli impegni che, a suo dire, sarebbero stati assunti durante i precedenti dibattiti in Consiglio comunale: intervenire attraverso risorse di bilancio per calmierare la pressione fiscale sulle attività economiche.

«Che fine hanno fatto quegli impegni?», è la domanda posta dal gruppo civico. Radici e Futuro richiama inoltre i finanziamenti destinati ai Comuni marginali, sostenendo che l’Amministrazione abbia in passato dato grande risalto sui social a circa 286 mila euro di risorse statali, ma che nessuna somma aggiuntiva sarebbe stata utilizzata per compensare l’impatto della TARI sulle imprese. L’esistenza di interventi collegati ai Fondi Comuni Marginali è documentata anche negli atti comunali; l’importo complessivo di 286 mila euro e il possibile utilizzo di quelle risorse ai fini TARI sono però parte della contestazione politica avanzata dal movimento.

«Nessun confronto e nessuna trasparenza», insiste Radici e Futuro, che chiede di conoscere nel dettaglio come siano stati determinati i nuovi importi, quali costi abbiano inciso sul Piano economico-finanziario e quali margini avesse il Comune per intervenire a sostegno delle categorie produttive.

Il movimento pone infine la questione sul piano economico e sociale. «Dietro i banconi di ristoranti, bar, negozi, attività alimentari e botteghe artigiane – si legge nella presa di posizione – ci sono famiglie, persone che ogni giorno affrontano costi, bollette, stipendi e difficoltà crescenti. Le imprese non possono essere considerate un bancomat da cui attingere per far quadrare i conti».

Da qui la conclusione affidata a uno slogan netto: «Le serrande chiuse non pagano le tasse». Per Radici e Futuro, continuare ad aumentare il peso fiscale sulle attività economiche rischia di produrre l’effetto opposto rispetto a quello necessario: «Indebolire il commercio locale, scoraggiare nuovi investimenti e rendere Chiaravalle Centrale progressivamente più povera».