
"Quando il Comune finanzia il primo Pride della storia cittadina"
04 agosto 2026 12:22di CLAUDIO MARIA CIACCI
L'annuncio del primo Pride nella storia di Catanzaro, previsto per l'8 agosto sul lungomare, rappresenta l'ennesima spia di un progressivo e inaccettabile cedimento delle istituzioni locali ai diktat del Pensiero Unico e delle lobby arcobaleno. Da una terra fiera e tradizionalista come la Calabria, radicata nella millenaria eredità della civiltà cattolica e nei principi della cristianità che hanno plasmato la nostra identità morale, spirituale e comunitaria, ci si aspetterebbe ben altro impegno da parte della classe politica: la difesa del lavoro, il sostegno alle famiglie naturali fondate sull'unione tra uomo e donna, e la cura di un territorio abbandonato alle vere emergenze sociali ed economiche.
Eppure, l'amministrazione comunale ha scelto di voltare le spalle al buon senso e alla decenza comune, erigendosi a sponsor principale di una kermesse ideologica che calpesta la dignità del nostro spazio pubblico. Come denunciato con forza dal consigliere comunale Eugenio Riccio, analizzando le delibere e i capitoli di spesa dell'ente, emerge chiaramente che le risorse finanziarie per sostenere la manifestazione provengono direttamente dai fondi del bilancio comunale guidato dal sindaco Nicola Fiorita, il quale si fa così principale promotore e sponsor politico dell'evento. Si tratta di contributi e agevolazioni economiche dirette che trasformano l'ente locale e le tasche dei contribuenti in un bancomat a disposizione delle rivendicazioni arcobaleno.
È un fatto di una gravità inaudita: i soldi dei cittadini catanzaresi vengono impiegati per foraggiare eventi divisivi e provocatori, lontani anni luce dalla sensibilità della stragrande maggioranza della popolazione laboriosa e silenziosa, che guarda con preoccupazione allo smantellamento dei pilastri etici della nostra tradizione. È la dittatura delle minoranze rumorose che cercano di imporre la normalizzazione del mondo al contrario, sovvertendo i normali costumi e la decenza della nostra gente.
Seguendo questa logica di progressivo allargamento acritico del perimetro delle manifestazioni pubbliche finanziate con denaro pubblico, si rischia un pericoloso effetto valanga: con questo andazzo, continuando a sdoganare qualsiasi istanza ideologica pur di inseguire il favore del politicamente corretto, il timore legittimo è che un domani si finisca per patrocinare legittimamente anche iniziative estreme o provocatorie al limite del blasfemo, come potrebbe teoricamente accadere con spazi concessi a gruppi satanisti o a sodalizi dediti alla dissacrazione dei valori spirituali collettivi. In nome del buonsenso popolare e dei princìpi della nostra cultura tradizionale, non possiamo che esprimere una netta e sdegnosa contrarietà verso questa invasione culturale che strumentalizza i diritti per imporre agende estranee alla nostra civiltà.
Ci auguriamo fermamente che almeno la manifestazione si svolga nel rigoroso rispetto del decoro, senza cadere in derive volgari, provocazioni oscene o spettacoli indecorosi che offendono il pubblico pudore e la sensibilità delle famiglie e dei bambini che frequentano il lungomare. La libertà di manifestazione finisce laddove iniziano il rispetto delle istituzioni, il pudore collettivo e la decenza della comunità. Non permetteremo che le nostre piazze e le nostre tradizioni vengano svendute sull'altare del politicamente corretto.
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