Cimino: “La Calabria prima di noi”, un libro per riscoprire la bellezza perduta della nostra terra

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  25 ottobre 2026 18:44

di FRANCO CIMINO

Durante l’anno si presentano tanti libri, anche nella nostra città. Tante presentazioni per tanti libri pubblicati. E sono più questi che quelli letti, specialmente se si tratta di libri che non si sono acquistati proprio nelle sere della presentazione. Ovvero, nelle librerie, dove sarebbe meglio comprarli, perché il “mercato” dei libri più bello e affascinante è proprio quello che si svolge al loro interno, piccole o grandi che siano.

È bello e utile anche per valorizzare quei luoghi che hanno un sapore antico nelle vetrine moderne. Bello pure per onorare chi vi lavora, come semplice commesso o come libraio.

Ma ieri sera mi sono deliziato molto, nella mente e nel cuore. E anche negli occhi, nel vedere un signore apparentemente anziano, elegantissimo nel suo abito scuro, sedere al tavolo dove campeggiava un libro molto bello anche a vedersi, elegante anch’esso nella sua forma. Gli occhi e il cuore si rallegravano.

Ieri sera, infatti, ho partecipato alla presentazione, invece, di un libro vero. E nel luogo più magico che ci possa essere per questo evento: la nostra biblioteca comunale, dedicata all’uomo che, di fatto, la fece nascere e crescere con la profondità della sua cultura oceanica: Augusto Placanica. Un uomo che, se respiri lì dentro, puoi conoscere anche se non l’hai mai incontrato.

Un libro bellissimo. Un libro utile. Un libro faticoso, per i ventitré anni che sono stati necessari per farlo giungere a noi, in un volume anche elegante. Quattrocentoventi pagine in cui brevi testi scritti si alternano a centinaia di fotografie, tutte rigorosamente in bianco e nero.

La Calabria prima di noi. Storia – Scene di vita – Costumi. Immagini da cartoline del ’900 è il titolo del voluminoso volume che porta una firma già nota e assai prestigiosa: quella di Gioacchino Concolino, quel giovane antico cui fanno festosa cornice i suoi anni, che l’anagrafe vorrebbe quelli di un anziano.

Il volume è ben confezionato, nella sua veste editoriale e nella cura grafica di Titani Editore.

Ventitré anni ci sono voluti per realizzarlo. Un sogno che Concolino ha carezzato fin da giovane: offrire della Calabria le immagini di una sua antichità quasi nascosta, che lui fa riapparire dalle più lontane cartoline, mostrando l’antica e semplice bellezza della nostra terra.

Dai paesaggi sul mare e sui monti ai borghi ancora rispettosi dell’ambiente; dai paesi, piccoli e grandi, alle città, dalle più piccole alle più grandi.

Tutte queste immagini parlano di quella Calabria, anche attraverso le tradizioni e la religiosità popolare, le processioni e i riti delle feste più importanti, il Natale e la Pasqua. Ogni realtà da sentire e da vivere in modo diverso, ciascuna secondo la propria tradizione e la propria cultura.

Perché, come dimostra anche Gioacchino Concolino, la nostra Regione è l’insieme di tante piccole Calabrie, e la cultura regionale è l’insieme, però distinto e qualche volta purtroppo distante, delle piccole culture locali.

Il lavoro di Concolino, in questi ventitré anni di raccolta e collezione di immagini racchiuse in quel piccolo rettangolo di stampa, vive anche della stessa fatica della ricerca di un’identità unica e unitaria del popolo calabrese.

È come se volesse dirci che il tentativo, mai pienamente attuato e finora sempre non riuscito, di costruire una visione complessiva e organica della Calabria potrebbe finalmente compiersi mettendo insieme tutte queste immagini.

L’autore del libro sembra indicarci proprio questa via. E lo fa con quella sua semplicità e umiltà che ti disarmano quando te lo trovi davanti e vorresti fargli complimenti e riconoscimenti altissimi, ma lui li smorza subito con quel sorriso semplice, anche ironico.

Concolino è anche un uomo perbene, un uomo d’altri tempi, un signore ancora bello e giovane, che racchiude il suo elegante fisico in quegli abiti classici, quando non indossa quelli sportivi e più casual per andare nelle campagne che adora, nelle strade delle sue ricerche oppure nelle diverse manifestazioni del suo agonismo sportivo.

Un signore d’istinto, che sembra non voler esibire le proprie medaglie d’oro, quei riconoscimenti di valore civile che gli andrebbero attribuiti per aver svolto, con le sue fatiche, tanti lavori: dall’imprenditoria alla consulenza tecnica su diverse materie, dalla tutela del territorio all’energia. Attività che gli hanno consentito di raggiungere un’elevata posizione sociale e anche una sicurezza materiale per sé stesso e per la propria famiglia.

Tanti sono gli incarichi ricoperti e tante le funzioni di responsabilità che ha svolto e ancora svolge. Per non rubare spazio a questa mia riflessione, ne elenco alcuni, specialmente quelli derivanti dalle sue passioni, dai suoi studi e dalle sue competenze.

Gioacchino Concolino è stato per molti anni costruttore edile. È stato ed è fotografo amatoriale, con un alto senso artistico; è collezionista, documentarista, autore di libri e docufilm, curatore di mostre. È nato e vive a Catanzaro, la città che ama profondamente, di un amore speciale: quello che nasce dalla profonda conoscenza della Calabria e di quasi tutti i suoi paesi e le sue città, realtà che ritroviamo ben presenti e rappresentate nel libro per immagini di cui stiamo trattando.

Di spirito sportivo,egli ha curato un fisico da sportivo che ancora gli resiste.

Insomma, un uomo a tutto tondo. Una persona piena. Che ama la vita e la ringrazia offrendo agli altri le proprie fatiche e il frutto delle sue straordinarie passioni e della sua creatività artistica.

Bello, bello, un uomo davvero bello, come è bello questo suo libro: un volume con centinaia di cartoline che vanno dalla fine dell’Ottocento fino ai primi anni Settanta.

La Calabria prima di noi è anche un’opera letteraria di alto valore. C’è tutto in quel bel volume, tanto grosso quanto agile da leggere. Ovvero, anche solo da sfogliare e tenere in mano, perché i libri sono anche oggetti preziosi, che fanno bene alle mani e agli occhi che li carezzano pagina dopo pagina.

E poi, con eguale piacere, si può adagiarlo sul più bel tavolo di casa o collocarlo, come ho fatto io, nella parte più visibile della libreria, con la copertina ben esposta, come fosse una finestra da aprire per trovare la Calabria.

In questo libro c’è davvero tutto: storia, folklore, paesaggi, luoghi, borghi, città, un po’ di mare e tanti piccoli e leggeri monti. C’è religiosità popolare, ci sono processioni e chiese. C’è letteratura, letteratura popolare, quella che sa quasi dei racconti dei nonni davanti al vecchio braciere.

E c’è anche tanta poesia, in quei testi che sanno di romanzo e di lirismo.

Non c’è solo un “Com’eravamo”, c’è un “Come siamo” e anche un “Come potremmo essere”.

C’è, infine, un avvertimento. Un’attenzione che diventa quasi una denuncia: se ci allontaneremo ancora di più da quella Calabria, perderemo tutto.

Perderemo la bellezza del paesaggio e quella del territorio su cui si adagia; perderemo la ricchezza della terra, della nostra prima madre, la Madre Terra.

Madre, come ci dice Gioacchino con il suo volto di tenero fanciullo, e non matrigna. Una terra prolifica, non aspra. Prolifica di frutti e di grano. E di vita.

Vita non solo di persone, ma anche di quelle braccia che abbiamo dovuto donare al Nord, impoverendo la nostra terra mentre arricchivamo quel Nord anticamente arretrato rispetto al Sud.

Questo lo dicono i libri di storia, quei pochi scritti da storici veri sulla Calabria. E questo, forse, lo dice ancor più il libro, con le immagini che ci restituisce.

Sono le cartoline che un tempo erano anche il mezzo più semplice con cui i nostri emigrati affidavano alla posta, insieme a un po’ di saliva dalla bocca asciutta sul francobollo, il loro messaggio d’amore.

C’è anche quella scrittura elementare, quella bella grafia incerta, in quelle cartoline messaggere di dolore nascosto, di fatica taciuta, di nostalgia irrefrenabile.

Le cartoline raccolte e prestate al libro parlano anche di questo: non soltanto della festa e dell’incanto, ma anche della prima denuncia, tra virgolette, “politica”, dell’ingiustizia che ha accompagnato più di un secolo di viaggi per il mondo dei nostri calabresi.

Quindi è un libro anche di politica. E di etica. Un libro di pedagogia, nel senso che può educare.

Un libro di religione, qualsiasi religione, quella in cui c’è fede sincera, un credo che pure si intreccia benevolmente con l’ignoranza, la credulità popolare e la superstizione, ma anche con la speranza.

Una fede che rompe il marmo della credulità popolare e cancella le scritte in una lingua incomprensibile che vi stanno sopra. Un credo che si fa speranza di una Calabria nuova, diversa da quella più antica. Un futuro fatto della buona addizione del meglio di questo presente e del meglio di quel passato.

Un futuro che non deve esserci regalato o mal promesso da alcuno, specialmente da chi vuole nuovamente assomigliare a coloro che ci hanno ingannato, illuso, tradito.

Questo è un libro della memoria e per la memorizzazione.

La memoria che ricordi ai vecchi e agli adulti che stanno invecchiando, com’eravamo, in una Calabria com’era.

La memorizzazione per chi è ancora giovane e per i giovani che verranno, affinché conoscano anche con gli occhi la storia di questa terra, la bellezza antica e la sua deformazione, causata dagli insulti che noi stessi le abbiamo inflitto.

Quando abbiamo abbattuto l’antico, costruito il brutto, distrutto pinete e rovinato montagne, sporcato il mare, inquinato i fiumi, ristretto le spiagge, eretto muri di cemento e ferro davanti agli occhi del mare, che i nostri occhi non riescono neppure più a vedere da poco distante.

Conoscano i nostri giovani questa Calabria per amarla. La rivedano i nostri adulti, noi che siamo adulti, per chiederle perdono.

La conoscano i nostri figli, perché restino qui a curarla e a farla tornare agli occhi del mondo intero come una terra generosa e ricca: la terra del grano, delle viti, degli ulivi e dei fiori. La terra del sole che carezza contemporaneamente i due mari e le montagne leggere che, tanto vicine al mare, lo carezzano e lo proteggono.

Questo libro è un libro d’amore. Un libro che dona amore, riceve amore, insegna amore.

Il volume, presentato egregiamente ieri sera dai relatori e ben presentato anche dalla sua elegante veste grafica, si chiude con la pagina numero quattrocentoventi e con le pagine dedicate alla provincia di Vibo Valentia e alla città di Vallelonga, il paese forse più piccolo dell’intera Calabria.

Ma continua con un capitolo che non c’è.

Ha un titolo che non è soltanto il nome con cui è stato composto e presentato l’intero volume.

L’autore parla della sua Calabria.

Nel capitolo che non c’è, si parla di lui: Gioacchino Concolino.

Si parla della vasta cultura di quest’uomo generoso. Del suo coraggio, del suo amore sconfinato per la bellezza e per tutto ciò che la comprende e la rappresenta.

Anche della sua bellezza di uomo e di calabrese.