Cimino: "Mancano novanta minuti, perché non crederci?"

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  29 maggio 2026 19:12

di FRANCO CIMINO

Ma chi l’ha detto che non si possa?
Non dico sognare, perché sognare certamente si può. Non dico nemmeno sperare: chi l’ha detto che non si possa sperare? Ma qui, ormai, sogno e speranza contano fino a un certo punto. Conta la realtà. Questa volta, nel calcio, facciamo parlare la realtà.

Abbiamo sognato e il sogno quasi si è realizzato. Abbiamo sperato e la speranza quasi si è concretizzata. Adesso manca soltanto la verifica della realtà. E nel calcio la realtà, talvolta, supera perfino statistiche e valutazioni tecniche: classifica, rendimento, disponibilità economiche, materiale umano impiegato.

C’è differenza tra il Catanzaro e il Monza sotto tutti questi aspetti. E allora?
Esiste un tifo giallorosso che, per numeri e passione, può giocarsela soltanto con le tifoserie di Inter, Milan e Juventus. Per il resto, il nostro popolo è immensamente più caldo e numeroso di tanti altri.

Migliaia di catanzaresi che non hanno trovato posto allo stadio di Monza sono in fermento in tutte le città del Nord. Li immagino già passeggiare con le sciarpe giallorosse al collo o esposte alle finestre. E non è forse già questo uno spettacolo? Non è già, in qualche modo, una vittoria?

La città è febbricitante di paura e di passione. A quest’ora, due ore prima della partita, non c’è un’anima in giro. Un silenzio surreale avvolge tutto come una cappa d’umidità nelle giornate estive. Tutti chiusi in casa, a controllare che il televisore funzioni, che il canale della partita sia al suo posto.

Anch’io, che non soffro mai di estremismi accesi di alcun genere, sento addosso un’ansia che stringe la gola. Anch’io giro a vuoto aspettando che passino queste due ore e arrivino le venti.

E allora, restando alla realtà sportiva, essa dice che questo Catanzaro è capace di imprese clamorose. Lo ha dimostrato tante volte. Ribaltare il 3-0 della sfortunata partita d’andata è possibile. Con questi ragazzi è possibile.

Non abbiamo forse vinto 3-0 contro il Palermo? Noi indovinammo la partita e il Palermo sbagliò la sua. E a Palermo non andò forse tutto in modo strano? Con un po’ più di fortuna e un po’ meno cattiveria agonistica da parte dei palermitani, quel risultato dell’andata avrebbe potuto persino essere consolidato.

E tornando al Monza: non era questa squadra appena retrocessa la “mangiacampionato”? Non avrebbe dovuto fare una passeggiata per risalire con largo margine sulle altre?

E invece il campionato non è stato forse faticoso anche per il Monza?
Questa squadra, che al Ceravolo l’altra settimana sembrava averci dominato, in realtà non ci ha mai schiacciati davvero. Noi abbiamo retto bene per tutta la gara, decisa soltanto dalla contrapposizione tra la nostra sfortuna — i gol mancati per un soffio — e i loro colpi di genio finiti in rete.

E il Monza dei supercampioni non si è forse giocato le prime due posizioni perdendo a Mantova e pareggiando in casa contro l’Empoli? Non ha sofferto anche contro la Juve Stabia, prevalendo di misura in entrambe le gare dei playoff?

È una squadra pazza, quasi naturalmente portata a complicarsi la vita.

Se stasera accadesse che il Catanzaro disputasse una delle sue grandi partite e il Monza una delle sue solite follie, allora quel sogno antico, diventato speranza, potrebbe trasformarsi in realtà. La realtà delle grandi imprese.

Quelle imprese riservate soltanto a chi ci crede e lotta, a chi getta il cuore oltre l’ostacolo, annoda in un fazzoletto le gocce di sudore insieme alle lacrime, ai canti dei tifosi, alle urla di gioia dei bambini.

E allora facciamo passare queste due ore sognando, sperando, credendo.

Perché anche il presidente, tra scaramanzia e fredda razionalità, ci crede.


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