
di CATERINA MURACA
Un incontro intenso, delicato e profondamente umano quello ospitato dalla Libreria Coriolano in occasione della presentazione del libro Come un pomodoro rosso, opera dell’autrice Paola Piroso. Accanto a lei, lo psichiatra Mario Nicotera, con cui si è aperto un confronto sincero sul disturbo bipolare, sulla cura di sé e sulla necessità, oggi più che mai urgente, di abbattere lo stigma che ancora circonda il disagio psichico.
Il titolo del libro incuriosisce: Come un pomodoro rosso non richiama immediatamente la malattia, e questa scelta è tutt’altro che casuale. Paola Piroso ha spiegato di aver voluto trovare un’immagine familiare, quotidiana, capace di avvicinare il lettore senza etichette o paure. Il rosso del pomodoro è il colore delle emozioni che attraversano la protagonista: amore, passione, dolore, intensità. Il pomodoro, invece, richiama l’idea della trasformazione: può diventare salsa, cambiare forma, mutare aspetto senza perdere la propria essenza. Proprio come accade a chi convive con il bipolarismo.
Il libro prende forma attraverso il dialogo tra Isa, la narratrice, ed Eléna, donna affetta dal disturbo bipolare. Una storia vera, anche se i nomi sono stati cambiati. Alla base del racconto c’è soprattutto un atto di fiducia: Eléna sceglie di confidarsi con la sua amica perché sa di poter essere ascoltata senza giudizio. Da qui nasce il libro, dall’incontro tra due persone, dalla necessità di raccontare ciò che spesso rimane nascosto, taciuto, soffocato dalla paura del pregiudizio.
Nel corso della presentazione è emersa con forza una riflessione importante: “essere” e “avere” una malattia non sono la stessa cosa. Una persona non coincide con il proprio disturbo. Il bipolarismo attraversa la vita di chi ne soffre, ma non ne definisce interamente l’identità. Ed è proprio su questa distinzione che si è soffermato anche Mario Nicotera, sottolineando quanto sia fondamentale affrontare la malattia senza negarla, riuscendo ad entrare in terapia e seguire un percorso di cura, anche farmacologico, quando necessario.
Lo psichiatra ha parlato dell’importanza dell’empatia e dell’ascolto, evidenziando come il pregiudizio verso i disturbi mentali sia ancora fortemente presente nella società contemporanea. Spesso chi soffre viene isolato o ridotto alla propria diagnosi, mentre avrebbe bisogno prima di tutto di essere accolto e compreso.
Uno degli aspetti più toccanti del libro è l’alternanza tra testo e immagini. Tra queste, particolarmente significativa è quella realizzata dal figlio della donna protagonista: un disegno che rappresenta sua madre e in cui emerge chiaramente il segno del disturbo. Un’immagine semplice e potentissima, capace di raccontare il dolore e la fragilità attraverso lo sguardo innocente di un bambino.
Paola Piroso ha spiegato di aver voluto raccontare anche ciò che la sua esperienza personale le ha insegnato: dietro il disturbo della sua amica si nasconde non solo sofferenza, ma anche una forma di poesia, una sensibilità profonda, una capacità creativa fuori dal comune. Molte persone affette da disturbi psichici custodiscono dentro di sé arte, intuizione, immaginazione; elementi che talvolta riescono ad emergere proprio attraverso la frattura della malattia.
Ma il rischio della romanticizzazione è stato evitato con lucidità. Durante l’incontro è stato infatti ricordato con forza che chi vive questi disturbi spesso affronta un dolore straziante, difficile da spiegare e ancora più difficile da sostenere in solitudine. La sofferenza mentale è una realtà complessa che richiede cura, ascolto, supporto e dignità.
Parole e testimonianze hanno aperto una riflessione profonda sul disagio psichico e sulla necessità di costruire una società più consapevole, empatica e con meno pregiudizi. È emersa l’importanza di imparare a guardare oltre la diagnosi, riconoscendo nelle persone non la malattia, ma la loro storia, le relazioni, le fragilità e il dolore che vivono ogni giorno. Allo stesso tempo, il dialogo ha ricordato quanto siano fondamentali la cura, l’ascolto e la comprensione, strumenti indispensabili per affrontare il disturbo e restituire dignità, speranza e possibilità di rinascita a chi soffre.
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