
Fate presto. Anzi no, è ancora presto. Il dibattito sulle prossime elezioni comunali di Catanzaro è entrato in una fase di fermento che, almeno per ora, sembra correre molto più velocemente del calendario. Nelle ultime settimane, il vociare attorno alla competizione elettorale dei Tre Colli è diventato quasi incontrollabile: nomi di papabili sindaci, ipotesi di liste, potenziali candidati e alleanze che nascono e si dissolvono nel giro di pochi giorni. L'alba della campagna elettorale è già affollata di meteore, candidature annunciate o sussurrate e presunte congiunzioni astrali che non sempre sono destinate a realizzarsi. Proviamo, allora, a fare ordine. O almeno a distinguere ciò che appare plausibile da ciò che, al momento, appartiene ancora al terreno delle indiscrezioni.
Partiamo dal centrodestra, la coalizione che, quando riesce a presentarsi unita, parte tradizionalmente con un vantaggio competitivo nella corsa alla guida del Comune di Catanzaro. Da mesi circola un'ipotesi: al tavolo della coalizione, alla fine, la scelta del candidato sindaco potrebbe spettare a Fratelli d'Italia.
Una prospettiva che, sulla carta, ha una sua logica. Il partito è il principale riferimento politico del centrodestra a livello nazionale, mentre in Calabria gli equilibri della coalizione hanno prodotto negli ultimi anni una distribuzione di ruoli e responsabilità che potrebbe alimentare nuove rivendicazioni. In questo quadro si inserisce anche la vicenda della proroga del mandato dell'attuale presidente della Provincia, Amedeo Mormile, esponente della Lega, attraverso un emendamento di livello nazionale presentato da parlamentari di Fratelli d'Italia. Una partita che, al di là degli aspetti tecnici e istituzionali, può essere letta anche alla luce dei rapporti tra gli alleati.
Il nome che circola con maggiore insistenza è quello di Aldo Ferrara, presidente di Confindustria Catanzaro. Una figura del mondo produttivo che già in passato era stata accostata alla corsa per Palazzo De Nobili, salvo poi rinunciare. Stavolta, secondo le indiscrezioni, Ferrara sarebbe maggiormente propenso a raccogliere la sfida e starebbe lavorando per sondare disponibilità e consensi tra Catanzaro e Roma.
Una candidatura che potrebbe trovare interlocutori anche negli altri partiti della coalizione. La Lega, in questa ipotesi, potrebbe valutare un accordo complessivo che salvaguardi gli equilibri territoriali, mentre da Forza Italia potrebbero arrivare segnali di apertura, almeno da una parte della dirigenza provinciale. Ma è proprio qui che la strada comincia a farsi meno lineare.
Gli ostacoli, infatti, non sono soltanto quelli che possono emergere al tavolo nazionale o regionale del centrodestra. A Catanzaro ci sono equilibri interni, rapporti personali e vecchie ruggini che rischiano di pesare quanto, se non più, delle percentuali elettorali.
Il primo nodo ha nome e cognome: Sergio Costanzo. Il consigliere comunale ha lanciato, in chiave provocatoria, la propria disponibilità a candidarsi da civico. Una sortita che ha trovato una sponda nell'ex consigliere regionale Antonello Talerico, da tempo in posizione critica nei confronti degli azzurri. Una candidatura destinata eventualmente a rientrare potrebbe essere superata con una ricomposizione politica, magari attraverso un passo di lato. Ma questo, da solo, non basterebbe a ricucire le divisioni che attraversano il partito.
Perché c'è un secondo problema, tutt'altro che marginale: Sergio Abramo.
L'ex sindaco continua a essere una presenza ingombrante nel panorama politico cittadino. A chi gli chiede se intenda tornare in campo, la risposta che gli viene attribuita è sostanzialmente sempre la stessa: la candidatura, accompagnata da una rete di liste civiche, sarebbe già nelle sue intenzioni. Abramo è convinto delle proprie ragioni e non sembra particolarmente soddisfatto del ruolo regionale che gli è stato assegnato.
E non è finita. C'è una terza variabile, forse meno prevedibile delle altre: Mimmo Tallini. L'ex presidente del Consiglio regionale, per anni protagonista di primo piano della politica catanzarese, conserva relazioni e capacità di interlocuzione che potrebbero tornare a incidere sugli equilibri cittadini. Resta da capire quale sarà il suo posizionamento e quale spazio intenderà ritagliarsi, anche alla luce dei nuovi riferimenti politici che si stanno affermando nell'area del centrodestra.
Insomma, prima ancora di individuare un candidato unitario, la coalizione dovrà capire come gestire le proprie divisioni. E non è detto che il nome più forte sulla carta sia anche quello capace di tenere insieme tutti.
C'è però un elemento che rischia di ridimensionare molte delle manovre in corso: il calendario elettorale nazionale.
La data delle prossime elezioni politiche potrebbe incidere in maniera determinante sulle strategie per le Comunali. Se le due competizioni si svolgessero in momenti diversi, i partiti avrebbero margini di manovra e convenienze differenti. Se invece dovessero coincidere, o essere ravvicinate, gli accordi locali finirebbero inevitabilmente per intrecciarsi con le trattative nazionali.
Perché? Perché in ballo non c'è soltanto il futuro di Catanzaro, ma anche quello dei principali protagonisti politici, le loro prospettive, le candidature parlamentari e la necessità di mantenere equilibri interni alle rispettive forze politiche.
Una partita, dunque, che non si gioca esclusivamente sui Tre Colli. E che potrebbe cambiare volto a seconda delle decisioni assunte a Roma, rendendo premature molte delle certezze che oggi vengono presentate come definitive.
Se il centrodestra deve fare i conti con le proprie divisioni, il centrosinistra non se la passa meglio. Anche qui il clima è tutt'altro che tranquillo e le ipotesi sul futuro candidato sindaco si moltiplicano.
Il primo riferimento resta il sindaco uscente, Nicola Fiorita, che non ha ancora sciolto pubblicamente la riserva sulle proprie intenzioni. La sua eventuale ricandidatura dovrà fare i conti con questioni familiari, con il bilancio dell'esperienza amministrativa, con gli equilibri della maggioranza e con la disponibilità delle forze politiche che potrebbero sostenere un nuovo progetto.
Nel frattempo, Francesco Pitaro sembra aver già avviato il proprio percorso, intercettando una parte del malcontento nei confronti dell'attuale amministrazione e cercando di aggregare quanti ritengono necessario imprimere una svolta. Una dinamica che potrebbe trasformarsi in una candidatura vera e propria, ma che dovrà misurarsi con le ambizioni e le richieste degli altri partiti del cosiddetto campo largo.
Perché il punto è proprio questo: anche se emergesse una candidatura capace di raccogliere consensi trasversali, resterebbe da capire quale spazio intendano rivendicare le diverse componenti della coalizione. Il Partito democratico, il Movimento 5 Stelle, AVS e le altre forze progressiste dovranno trovare una sintesi tra identità, peso elettorale e prospettive amministrative.
In questo scenario torna a farsi strada anche l'ipotesi delle primarie. Le primarie potrebbero rappresentare un'occasione di partecipazione e mobilitazione, ma anche aprire una fase di confronto particolarmente intensa. Tutto dipenderà dalla volontà dei partiti di accettare una competizione regolata, anziché affidare la scelta esclusivamente alle trattative tra dirigenti.
Per ora, tra tavoli, incontri, rivendicazioni e tattiche, il centrosinistra resta in una fase interlocutoria. Fiorita deve decidere il da farsi, Pitaro cerca spazio, mentre le altre componenti del campo largo valutano tempi e modalità per far valere le proprie posizioni.
Alla fine, il quadro è meno definito di quanto il dibattito quotidiano possa far credere. Sopratutto, resta l'incognita delle elezioni politiche nazionali, che potrebbe modificare alleanze, strategie e convenienze.
Per questo, forse, il messaggio iniziale merita di essere corretto: fate presto, anzi no. È ancora presto.
La campagna elettorale, quella vera, non è ancora cominciata. E prima di riempire le caselle con nomi, liste e alleanze, sarà necessario capire quali saranno gli equilibri politici, quali i progetti per la città e chi avrà davvero la capacità di costruire una maggioranza credibile.
A Catanzaro, per il momento, i candidati sembrano essere molti più dei programmi. Ma il calendario, almeno per ora, non ha fretta.
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