Ho letto con molta attenzione i recenti pubblici interventi pubblici dell’ex sindaco di Catanzaro Sergio Abramo. Chi mi conosce sa che sono stato candidato ed eletto in una lista di centrodestra; ho attaccato e continuerò a farlo la fallimentare Amministrazione Fiorita, ma non si possono accettare lezioni da chi, per più di venti anni, ha gestito il potere nel Capoluogo di Regione e, dati alla mano, ha lasciato macerie. Il mio non è un discorso sui massimi sistemi ma basato sulla realtà. Non mi stancherò mai di ripeterlo: la più grande ferita aperta della città, che nessuno è riuscito finora a rimarginare, resta la faccenda Parco Romani. La più grande incompiuta di Catanzaro, che ha mandato in rovina decine di famiglie e che – visto che il tema è tornato d’attualità – ha contribuito ad affossare la Catanzaro Servizi e i suoi circa 120 dipendenti, abitanti di un limbo da mesi. Ebbene, l’ex sindaco Abramo, il mago dei numeri e un asso della finanza ha contribuito (con insipienza, colpa o dolo, magari lo spiegherà lui un giorno) a fare sì che l’operazione Parco Romani si rivelasse un disastro per chi ha investito soldi ed energie e un cappio al collo della partecipata del Comune di Catanzaro pagata con i soldi dei cittadini. Se Abramo avesse messo un briciolo delle sue esperienze imprenditoriali per venire a capo della ‘famigerata’ transazione con Speziali, se avesse usato la sua proverbiale capacità manageriale per evitare le porcherie (queste ‘ereditate’ dall’Amministrazione Olivo e su cui ho pronto un approfondito dossier) forse, e dico, forse, non si avrebbe quella struttura sventrata dai ladri, che ha provocato suicidi e che sta risucchiando nel baratro la Catanzaro Servizi. Per questo, prima di parlare di riduzione del disavanzo e di debiti, Sergio Abramo dovrebbe guardarsi allo specchio, parlare con qualche suo fidato consulente più volte nominato nelle partecipate e, solo dopo, parlare di soldi pubblici, dei soldi dei catanzaresi. Se avesse la coscienza a posto, con Fiorita o con qualsiasi altro candidato dovrebbe confrontarsi su Parco Romani. Dovrebbe chiedersi e spiegare alla città: io cosa ho fatto per evitare quanto accaduto? Un uomo che ha avuto decenni per risolvere la questione e non lo ha fatto, per quanto mi riguarda, non merita alcuna fiducia e alcuna possibilità di ricandidarsi a non risolvere quello che ha lasciato insoluto. Mi dispiace che le giovani leve di Forza Italia, come Marco Polimeni, di cui ho stima per la crescita politica recentemente dimostrata, piuttosto che avanzare nomi nuovi e forze fresche per – chissà quale ragione elettorale – sia costretto a fare le veci di chi ha fatto il suo tempo. La città non può vivere degli stessi nomi, anzi cognomi che hanno causato i problemi che quotidianamente affrontiamo. Non è solo una questione politica ma di pure dignità. Tornando a Polimeni, nel corso di un’intervista televisiva, l’ho sentito annunciare ipotetiche proposte su Parco Romani. Non so se escano dal suo sacco o se, come immagino, le abbia origliate di stramano dal presidente Occhiuto. Io, assieme a tante altre famiglie, siamo curiosi di conoscere i dettagli. Finora conta che, quando ha ricoperto il ruolo di consigliere comunale e poi quello di presidente del Consiglio, non abbia proferito alcuna parola su una questione di tale rilevanza. Se poi ci scopriamo ventriloqui o pappagalli in funzione del potere è un altro conto, ma non è quello che serve a Parco Romani. Mi auguro, che – a stretto giro – sarà in grado di smentirmi indicando una soluzione concreta. Se così fosse, altro che Abramo. Viva Polimeni. Io sono per le persone che risolvono i problemi. Non per quelli che li hanno causati.
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