Costanzo (Fare per Catanzaro): “Conurbazione, termine sconosciuto ad Abramo mentre a Vibo nasce il Progetto Valentia”

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images Costanzo (Fare per Catanzaro): “Conurbazione, termine sconosciuto ad Abramo mentre a Vibo nasce il Progetto Valentia”

  12 gennaio 2021 07:11

“E’ di questi giorni la notizia, apparsa sulla stampa e sul Tg Calabria, del progetto denominato “Valentia”, cioè di un nuovo Ente locale che dovrebbe nascere dalla fusione dei comuni della prima cintura della città di Vibo formando così una grande  e unica città “Grande Vibo” con l’ambizione di divenire,con i suoi oltre 80 mila abitanti, la terza città della Regione. Da calabrese devo dire che il progetto rilancerà la prospettiva di sviluppo di un territorio che ha grosse potenzialità in particolar modo  nel settore turistico, da catanzarese devo sentirmi ancora una volta sbeffeggiato, scavalcato e ridimensionato da intuizioni lungimiranti e di grosse prospettive”. A dirlo è Sergio Costanzo, consigliere comunale di Catanzaro per “Fare per Catanzaro”.

“I promotori del Progetto Valentia scrivono in un loro documento, molto accurato e articolato di voler utilizzare la legge Del Rio che ha chiuso le vecchie province di Vibo e Crotone, come una buona occasione, anche in vista dei nuovi programmi della Commissione e dell’Unione Europea, per istituire un nuovo ente comunale competitivo ed efficiente, con una popolazione di quasi oltre 80 mila abitanti, generando vantaggi di tipo economico-finanziario e burocratico - amministrativo”, continua Costanzo.

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“Negli ultimi anni in Calabria, nonostante il quadro di sostanziale stabilità, si nota una lieve tendenza alla concentrazione demografica negli agglomerati urbani più importanti che ha visto per prima l’area della Piana confluire in un’unica  città: Lamezia; la conformazione della città Metropolitana di Reggio Calabria;  la fusione di Corigliano – Rossano, e di recente l’idea di allargare l’area di Lamezia ai comuni confinanti che porrebbero Lamezia ancora al di sopra di Catanzaro per numero di abitanti. Se anche Crotone, come già sta spingendo per modificare  il limite territoriale stabilito per i nuovi collegi, avviasse contestualmente una fusione con i comuni del crotonese, Catanzaro, Capitale della Calabria, diventerebbe la cenerentola dei capoluoghi calabresi in termini di densità abitativa.   Ma a noi tutto ciò non ci riguarda, noi dobbiamo curarci le ambizioni politiche personali, a noi basta il cappello del Capoluogo, alle altre città consorelle gli enti direzionali che spetterebbero al capoluogo: dalla Rai, al consiglio regionale, per finire alla sovrintendenza dei beni archeologici. Ma l’elenco  della spoliazione di Catanzaro sarebbe lungo e consumato nell’indifferenza della nostra classe politica. Eppure le proposte i suggerimenti non sono mancati. Ricordo che proprio l’associazione Catanzaro nel cuore lanciò anni fa l’idea di fusione con i comuni della prima cintura di Catanzaro per fare in modo che si raggiungessero i centomila abitanti. Avremmo potuto accedere agli incentivi nazionali che prevedono l’erogazione del 40% dei trasferimenti erariali ricevuti da ciascun ente nel 2010  con un tetto a 2 milioni per ogni ente interessato. Per fare un esempio: un nuovo Comune di poco più di 12mila abitanti per il 2016 ha ottenuto 1milione e 300mila euro. Gli incentivi regionali che prevedono l’erogazione di 250mila euro per ente per 5 anni incrementati del 30% se la popolazione del nuovo Comune supera i 10mila abitanti o la fusione ha interessato almeno 3 Comuni, di cui almeno 1 obbligato; incrementati del 60% se la popolazione del nuovo Comune supera i 15mila abitanti; raddoppiati se la fusione coinvolge tutto l’ambito territoriale adeguato. Potevano inoltre esserci altri vantaggi per il nuovo Comune, quali deroghe nazionali ai limiti sulle assunzioni (D.L. 113/2016 “Enti Locali”), e premialità nei bandi regionali, a partire da quelli che veicolano le risorse dell’Unione europea. Avremmo poi colto le opportunità di riorganizzare i servizi e specializzare il personale. Possibilità di potenziare i servizi ai cittadini decentrati presso i municipi. Infatti, allo scopo di preservare e valorizzare l’identità storica delle Comunità locali originarie e di realizzare il decentramento di funzioni era inoltre possibile l’istituzione di Municipi, che potevano  prevedere propri organi elettivi o funzionare da erogatori di servizi comuni. Una occasione persa, una mancanza di idee e di progettualità di una grande Catanzaro che potrebbe vedere la luce  superando quegli steccati campanilistici che  ci tiene divisi con la città di Lamezia, oppure sviluppando un progetto che si allarga dalla costa ionica all’area della presila catanzarese racchiudendo oltre alle popolazioni, ricchi patrimoni storici, culturali, religiosi  e ambientali. Eppure mi risulta che qualche comune aveva già avanzato  una formale richiesta che rimane nei cassetti della Presidenza del consiglio comunale. Come rimane nel libro dei sogni della “Città che vogliamo” programma politico del sindaco Abramo presentato nell’ultima campagna elettorale dove era menzionato in bella evidenza il progetto di fusione con i comuni della prima cintura. Anche questo progetto, come  i suoi ottanta cantieri, sono rimasti nel libro dei sogni. Intanto  Catanzaro cade e perde la sua dignità direzionale di Capoluogo della Calabria, sotto le picconate delle città consorelle. Questo il risultato che può iscriversi dopo vent’anni di governo Abramo. Un voto politico ? non zero ma meno zero”, conclude Costanzo. 

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