«Esprimo la mia piena solidarietà a Matilde Siracusano per il vile atto compiuto dall’onorevole Vannacci.
Alterare l’immagine di una donna, modificarne artificialmente il corpo e l’abbigliamento per esporla alla derisione o farne strumento di propaganda non è critica politica, ma la riproposizione di un dispositivo antico e profondamente patriarcale che riduce una donna al suo corpo per delegittimarne la voce e l’autorevolezza nello spazio pubblico. Alle donne che prendono parola viene ancora chiesto di fare i conti con uno sguardo che pretende di giudicarle, disciplinarle e delegittimarle attraverso il corpo.
È una pratica antica che oggi trova nella manipolazione digitale strumenti nuovi e ancora più pervasivi. La tecnologia cambia, il paradigma resta drammaticamente riconoscibile.
Vannacci ha teorizzato il suo “patriarcato mediterraneo” assegnando ai “maschi forti” il compito di proteggere le donne. Ma è proprio dentro questa pretesa di protezione che sopravvive l’idea patriarcale di una donna posta sotto la tutela maschile e di un corpo femminile sul quale l’uomo possa ancora esercitare una qualche forma di potere. Oggi quella contraddizione diventa persino plastica: si proclama protettore delle donne e poi prende l’immagine di una donna, le toglie artificialmente un indumento e restituisce al pubblico un corpo che lei non ha mai scelto di mostrare. Non è protezione. È la pretesa di decidere ancora una volta sul corpo delle donne, persino sulla sua rappresentazione.
Per questo quanto accaduto riguarda Matilde Siracusano, alla quale va la mia solidarietà, ma riguarda tutte noi. Riguarda la libertà delle donne di abitare pienamente lo spazio pubblico e la qualità stessa della nostra democrazia.
Su questo non possono esserci appartenenze di parte.
Contro il sessismo e contro la pretesa, antica o digitale, di disporre del corpo delle donne dobbiamo costruire argini democratici comuni.»
Così in una nota, Jasmine Cristallo
Direzione Nazionale Partito Democratico
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