“CuoreMio – Chi è forte, ama più forte”, concluso il progetto promosso dall’Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro

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  22 maggio 2026 16:39

Non una semplice conclusione, ma il compimento di un percorso fatto di incontri, parole, ascolto e responsabilità condivisa. Presso la Sala Teatro del Plesso di Scuola Secondaria di Primo Grado “Manzoni” si sono concluse le attività del progetto “CuoreMio – Chi è forte, ama più forte”, promosso dall’Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro-Squillace con il patrocinio del Comune di Catanzaro: un cammino nato dal desiderio profondo di stare accanto ai giovani, di ascoltarne le fragilità, le domande, le paure, ma soprattutto la straordinaria capacità di costruire futuro.
In un tempo segnato troppo spesso da episodi di violenza, solitudine e smarrimento che coinvolgono il mondo adolescenziale, “CuoreMio” ha scelto una strada diversa: quella dell’educazione all’affettività, del rispetto reciproco, del dialogo autentico e della cura delle relazioni.
A testimoniare la forza di questa alleanza educativa erano presenti il Maggiore Mario Petrosino, Comandante della Compagnia Carabinieri di Catanzaro, e il Dott. Francesco Costa, responsabile della Pastorale Giovanile dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, segno concreto di una rete territoriale che ha deciso di non restare spettatrice, ma di mettersi in cammino accanto alle nuove generazioni.
Ad aprire l’incontro, i saluti del Dirigente Scolastico dell’IC “Catanzaro Materdomini – Nord Est Manzoni”, Prof. Giulio Comerci, che ha ricordato il ruolo della scuola come autentico “Presidio dello Stato”: un luogo che educa, protegge, accompagna e crea ponti tra istituzioni, famiglie, territorio e comunità.
“CuoreMio” ha voluto parlare ai ragazzi con un linguaggio semplice ma profondo: quello del cuore che sa riconoscere il valore dell’altro. Un messaggio racchiuso anche nel logo ideato dall’artista catanzarese Massimo Sirelli: due piccole mani che si incontrano fino a diventare un cuore. Un simbolo essenziale, ma potente, capace di raccontare vicinanza, resilienza e umanità.
Durante il percorso, giovani, educatori, istituzioni, forze dell’ordine e realtà associative hanno condiviso un obiettivo comune: creare spazi di confronto autentico, dove nessuno si senta giudicato o lasciato solo. Non “esperti” pronti a dare risposte preconfezionate, ma adulti disposti ad esserci, ad ascoltare, a diventare punti di riferimento credibili in un’età delicata e complessa.
Nel suo intervento conclusivo, Francesco Costa ha richiamato il valore del “fare rete” come missione imprescindibile per affrontare il disagio giovanile e trasformare la preoccupazione in impegno concreto. Perché educare significa costruire insieme possibilità di bene, generare fiducia, seminare speranza.
E proprio la speranza è stata il filo invisibile che ha attraversato l’intero progetto. Una speranza fatta di collaborazione, di responsabilità condivisa, di piccoli gesti capaci di diventare cultura.
La conclusione di “CuoreMio” non chiude quindi una parentesi: apre una responsabilità nuova. Quella di continuare a credere nei giovani, nella bellezza delle relazioni sane, nella forza di una comunità che sceglie di non voltarsi dall’altra parte.
Perché, come ricorda il titolo stesso del progetto, chi è forte… ama più forte. E forse è proprio da qui che può nascere il cambiamento: dal coraggio di educare al rispetto, alla cura, all’umanità.


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