
di CARLO MIGNOLLI
Ospite della trasmissione de La Nuova Calabria C’mon Eagles, Marco D’Alessandro ha analizzato il momento del Catanzaro e il campionato di Serie B, raccontando sensazioni personali, spirito di squadra e prospettive future.
Il numero 77 giallorosso parte dalla sua condizione fisica, tornata finalmente positiva dopo un l’annata complicata dell’anno scorso: «Mi sento bene», dice, spiegando come nelle ultime partite riesca a incidere con continuità: «Da qualche gara riesco a dare una spinta importante in fase di possesso, ma anche senza palla sono molto più attento. Questa continuità mi mancava da tempo».
Alle spalle ci sono mesi difficili, segnati dagli infortuni. D’Alessandro lo ricorda senza nascondere le difficoltà: «L’anno scorso ho avuto due infortuni, uno dei quali grave, che mi ha tenuto fuori tanto. Alla mia età rientrare e ritrovare la condizione è sempre complicato». Proprio per questo sottolinea il lavoro svolto in questa stagione dallo staff: «I preparatori mi stanno aiutando tantissimo, lavorano molto bene con tutti, ma con me in particolare mi supportano sotto ogni punto di vista».
Allargando lo sguardo al campionato, l’esterno del Catanzaro descrive una Serie B imprevedibile ed equilibrata: «È un campionato strano», spiega, «i valori non dipendono solo dai singoli, ma da quello che riesci a costruire con lo staff, con il gruppo e con l’ambiente». Un equilibrio che rende decisivi i dettagli e che impone di non perdere fiducia: «L’entusiasmo è fondamentale. Anche quando raccogli meno di quanto meriti, non devi perderlo. Quando allo stadio si respira quell’aria lì, diventa dura per tutti».
Sul percorso del Catanzaro e sulla crescita della squadra, D’Alessandro evidenzia come il lavoro abbia bisogno di tempo: «Con un allenatore nuovo e tanti giocatori nuovi era normale attraversare un periodo di difficoltà», racconta, «all’inizio facevamo fatica a ottenere risultati, poi quando sono arrivati le cose sono migliorate più velocemente». Per questo preferisce parlare di continuità più che di salto di qualità: «La squadra sta già facendo bene. Può crescere ancora con il contributo di giocatori importanti che finora abbiamo visto poco». Tra questi cita Pompetti e Di Francesco: «Sono ragazzi forti, con potenzialità incredibili. Nel girone di ritorno daranno un contributo importante».
I tifosi ne apprezzano anche il sacrificio tattico, un aspetto che D’Alessandro accetta con naturalezza: «Fa parte del calcio trovare degli equilibri», dice, «ci sono partite in cui riesco a fare più fase offensiva e altre in cui serve sacrificio». Per lui la priorità resta una sola: «Vincere. A questa età non mi pesa rinunciare a un’azione offensiva per farne una difensiva se serve alla squadra».
Analizzando il pareggio contro la Sampdoria, D’Alessandro riconosce le difficoltà della gara ma rivendica la prestazione: «Non è stata una bella partita, le due squadre si sono annullate», ammette, «ma il Catanzaro è andato più vicino al gol e forse il pareggio ci sta stretto». Sottolinea però il valore dell’avversario: «Parliamo di una squadra blasonata, con giocatori importanti, che è venuta qui ad accettare una partita difensiva. Questo per noi deve essere un motivo d’orgoglio».
Sull'aspetto tattico, D’Alessandro spiega di sentirsi più a suo agio sulla fascia sinistra, a piede invertito: «È una zona che preferisco, soprattutto in questa fase della mia carriera». E sul livello della Serie B non ha dubbi: «È un campionato di buonissimo livello. Basta guardare squadre come Sassuolo o Cremonese quest’anno in Serie A per capire che in B ci sono giocatori importanti». Tra questi cita anche Cisse: «Ha tutte le carte in regola per fare una carriera importante ad alto livello».
Nel finale c’è spazio per il lato più personale, quello di papà. D’Alessandro racconta il rapporto con il figlio Mattia, che gioca nell’Under 11 del Catanzaro: «Ama il calcio, è appassionato. Io cerco di non interferire, lo lascio divertire. Ho capito che a questa età l’importante è giocare ed essere felici». E sorride aggiungendo: «Fare il papà a casa è più difficile che dare consigli sul campo».
Guardando al futuro, il pensiero c’è ma senza fretta: «Quando sentirò di non riuscire più a dare un contributo importante, prenderò la decisione di smettere», spiega. Intanto si prepara: «Ho fatto il corso da direttore sportivo. Mi piacerebbe un ruolo dirigenziale, restare nel calcio e vicino ai giocatori, ma so che quando smetti si ricomincia da capo».
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