
di DOMENICO LANCIANO
Mario Caso, sùbito dopo essere nato a Roma nel novembre 1989, ha vissuto operosamente a Squillace per 25 anni; ma, appena cinque giorni dopo essersi laureato in Giurisprudenza a Catanzaro, nel marzo 2015 ha deciso di emigrare in Svizzera perché – afferma – “… occorre non star fermi, bisogna muoversi verso l’efficienza perché il futuro ha già avuto inizio”. In pratica è dovuto emigrare perché, nonostante avere espresso tanto impegno sociale di qualità, ha capito che in Italia (e in Calabria, in particolare) non esiste la meritocrazia bensì l’inguaribile clientelismo che mortifica l’impegno.
Così Mario Caso rappresenta ancora, in questo primo ventennio del terzo millennio, uno dei tanti esempi di giovani che vogliono vivere il mondo nel pieno di tutte le possibilità, lasciando la Calabria e il Sud al proprio destino perché ormai senza più speranze, visto e considerato che l’Italia in oltre 160 anni dalla pseudo-Unità non è riuscita a dare al Mezzogiorno le stesse opportunità che ha sempre dato ai giovani del Centro-Nord. E adesso, a ben vedere, appresso ai figli, emigrano pure gli anziani genitori, non avendo più servizi sufficienti per una buona e dignitosa vecchiaia. È forse questo, assieme allo spopolamento sempre più vorace, “il suicidio del Sud” preconizzato dal giornalista Domenico Lanciano di Badolato già nel 1977 in un suo studio meridionalistico?
Dopo alcuni anni necessariamente introduttivi (più impegnativi perché dedicati allo studio della lingua e all’integrazione sociale) adesso Mario Caso lavora nel settore legale e della “compliance aziendale” della maggiore banca svizzera. Recentemente ha dato alle stampe, con Pellegrini Editore di Cosenza, un volume con tutta una serie di interviste effettuate ad emigrati italiani nella Confederazione elvetica, per capire come si è evoluta l’emigrazione italiana, la quale, per alcune famiglie rappresenta persino la terza o addirittura la quarta generazione. Con il titolo di “Storie oltre frontiera - Interviste ad italiani emigrati in Svizzera” e in 256 pagine, ci presenta quindici storie, appunto, e ci offre, nel finale, una propria appassionata testimonianza. Nelle conclusioni, poi, cerca di dare qualche consiglio a chi intende ancora emigrare in Svizzera, la quale, pur tra qualche ben noto difetto (quale Nazione non ne ha, in un modo o in un altro?), offre sempre e comunque la possibilità di vivere in uno Stato dove il diritto e l’efficienza garantiscono quella sicurezza e quella dignità, negate in Italia; la quale Italia – afferma – “potrebbe essere un vero e proprio paradiso se soltanto si sforzasse ad essere meritocratica ed effettivamente democratica”.
Risulta assai significativo, nei ringraziamenti finali, esprimere “affetto e profondo senso di gratitudine al prof. Lorenzo Viscido, squillacese ed emigrato come me, il quale da New York, dove risiede da tantissimi anni, è stato fin dall’inizio punto di riferimento di questa mia idea, impreziosita dai suoi consigli. La sua carriera è testimone vivente della locuzione latina nemo propheta in patria”. L’Autore ringrazia, inoltre, il prof. Toni Ricciardi ed una schiera di amici e preziosi compagni di viaggio coinvolti in questa sua prima avventura editoriale, che, come sembra ovvio, è dedicata “A tutti gli emigrati”. Per ascoltare direttamente da Mario Caso i suoi programmi futuri in materia di emigrazione intergenerazionale si può seguire la breve intervista realizzata da Carmela Commodaro e contenuta in https://www.youtube.com/watch?v=R9GeYyqXHio&t=34s. Tale libro è in vendita su numerose piattaforme web; e appare chiaro che sarebbe utile leggerlo sia come saggio sociologico che come romanzo esistenziale e testimonianza emotiva personale dell’Autore. Infine, secondo l’Università delle Generazioni, sarebbe utile che tale documento, a valenza storica, possa essere presente e consultabile in tante biblioteche pubbliche e private non soltanto della Calabria, ma anche di tutto il Sud e del resto d’Italia.
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