
Mentre la Procura di Milano scava tra i dialoghi di Lissone, spunta il ruolo decisivo di un ex assistente vibonese nella denuncia che ha dato il via all'inchiesta su Gianluca RocchI
25 aprile 2026 17:34di GUGLIELMO SCOPELLITI
C’è un asse invisibile ma solido che in queste ore unisce il sole e le spiagge di Pizzo Calabro alle stanze d’acciaio e vetro della Procura di Milano. Può essere che il destino di Gianluca Rocchi, l’uomo che doveva traghettare gli arbitri italiani nell’era della trasparenza, sia stato segnato proprio tra le mura della sezione AIA di Catanzaro. È da qui, infatti, che è partito il siluro destinato a far tremare le fondamenta del calcio italiano: una lettera-denuncia firmata da Domenico Rocca, 42 anni, arbitro vibonese con una carriera spesa a correre lungo la linea di bordo campo della Serie A. È un avviso di garanzia che scotta quello recapitato al designatore della CAN A e B, un documento che parla di “concorso in frode sportiva” e che trascina il campionato 2024-2025 in un cono d’ombra che la Federazione sperava di aver definitivamente illuminato.
Il terremoto istituzionale non nasce dal nulla, ma affonda le radici nella sezione AIA di Catanzaro. Rocca, che ha esordito nel massimo campionato nel 2017 a Torino, ha deciso di rompere il silenzio alla fine della scorsa stagione, mettendo nero su bianco il racconto di un sistema che definisce ingiusto. Per quanto di nostra conoscenza, l'ex assistente calabrese ha denunciato un meccanismo di penalizzazioni e favoritismi che avrebbe inquinato la meritocrazia, portando la Procura milanese a scavare tra i dialoghi segreti della sala VAR di Lissone. Se la giustizia sportiva aveva frettolosamente archiviato l'esposto, la Procura di Milano, guidata dal pm Maurizio Ascione, sembra aver trovato materiale ben più solido su cui lavorare.
Al centro del dossier milanese c’è un episodio che sembra uscito da un thriller sportivo. È il 1° marzo 2025, si gioca Udinese-Parma e nella sala VAR di Lissone il clima è tutto fuorché sereno. Daniele Paterna, al monitor, analizza un possibile tocco di mano e sembra convinto del contrario. “Non mi sembra fuori dalla sagoma” — osserva Paterna cercando conferma nei colleghi — “guarda la posizione del braccio, mi sembra sul corpo”. Poi, l'imprevisto. Secondo l'ipotesi degli inquirenti, Rocchi si sarebbe alzato rapidamente dalla sua postazione per "bussare" con insistenza sul vetro della stanza del VAR. Un gesto che, in linea di massima, avrebbe indotto Paterna a voltarsi di scatto e a cambiare idea in un istante, pronunciando quel fatidico “È rigore” che ha riaperto i giochi sul campo e, ora, in tribunale.
Ma la lente della Procura non si ferma a una singola domenica di marzo. Si scava a ritroso, fino alla stagione precedente, cercando schemi ricorrenti. Torna a galla la celebre gomitata di Bastoni a Duda in Inter-Verona, un episodio che ha fatto molto rumore per la gestione caotica delle comunicazioni tra l'arbitro Fabbri e Nasca al VAR. Nasca dal monitor chiede al collega di “fischiare santo cielo” e di voler capire cosa fosse successo, mentre Fabbri liquida il dolore di Duda come “furbizia”, quasi un peccato di superbia che ha impedito una corretta on-field review. Non è detto che questi episodi siano collegati tra loro da un unico disegno criminoso, ma la blindatura attorno alla figura del designatore sembra mostrare crepe profonde.
Fatte le debite riserve sulla presunzione di innocenza, lo scossone è di quelli che lasciano il segno sulla credibilità dell’intero movimento. Domenico Rocca, l'arbitro che ha iniziato a 16 anni scalando le categorie fino alla massima serie grazie alla fiducia del compianto Stefano Farina, ha deciso di giocare la sua partita più difficile fuori dal rettangolo verde. Il suo passaggio da arbitro ad assistente sembrava essere l'ascesa perfetta, ma quella lettera-denuncia ha scoperchiato un vaso di Pandora che ora imbarazza i vertici di via Campania.
Vedremo se queste indagini porteranno a un nuovo terremoto sistemico, come il celeberrimo “Calciopoli” del 2006, o se rimarranno confinate a singoli errori di valutazione trasformati in sospetti. Questa volta la partita si gioca per avere un calcio più pulito, e il ruolo della Calabria in questa vicenda appare centrale, quasi profetico; mentre la strada per ritrovare la fiducia dei tifosi appare ancora tremendamente in salita.
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