Dalla violenza al coraggio della parola: la testimonianza a Catanzaro di Siria Scarfò

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  07 gennaio 2026 13:47

Siria Scarfò ha voluto rendere pubblica la sua storia non perché voglia sentirsi vittima, ma perché non sia considerata “complice”. Complice di un sistema omertoso dietro cui si nasconde un uomo vestito da prete, che dai nove ai diciassette anni le ha fatto violenza, facendo leva sulla sua ingenuità e sulla fedeltà ad un giuramento che le è stato estorto attraverso un meccanismo di sudditanza psicologica.

Alla presentazione del suo libro “Mi svelo” a Catanzaro, promossa dalle associazioni “Culturasila” e “Calabria Letteraria” (rispettivamente rappresentate da Chiaffredo Manno e Pasquale Talarico), all’interno dell’evento multidisciplinare “Il volo di Icaro”, ideato dalla regista Tania Romeo al museo Marca di Catanzaro, la giovane Siria ha infatti rimarcato il carattere psicologico della violenza subìta, ancor più grave di quella fisica. “Senza un supporto psicologico non sarei mai potuta andare avanti e ricostruire la mia vita – ha spiegato Siria al pubblico presente, che più volte ha interagito con lei – Mi sentivo sporca, e difatti mi lavo continuamente ancora adesso, ma soprattutto inutile. Lui mi ripeteva che nessuno mi avrebbe mai creduto, che ero bella quanto stupida, che gli avrei fatto il caffè per tutta la vita. E se alla fine ho deciso di raccontare e denunciare quanto mi è accaduto attraverso la penna, e non è stato di certo facile per me, è per evitare che simili vicende possano capitare di nuovo”. L’autrice non è potuta entrare nel merito del processo in corso al Vaticano – una commissione ad hoc l’ha ascoltata più volte – ma ha fatto intendere che spera molto in un esito “giusto”, nonostante l’età ormai avanzata del “carnefice”. 

Sollecitata dalle domande della giornalista Benedetta Garofalo, Siria ha poi descritto come il carnefice abbia influenzato anche le tappe successive della sua vita, quando ha deciso di prendere i voti come suora – scelta presa consapevolmente, e non solo per scappare dal suo paese d’origine, Polistena, e dalle grinfie del parroco – e si è ritrovata nelle spire emotive di due suore che si contendevano il suo cuore. Ma gli anni vissuti in Messico a svolgere la missione che le era stata affidata, le hanno finalmente restituito un po' di pace e serenità. Fino allo sbocciare del primo vero amore, che purtroppo svanisce all’improvviso senza che Siria sappia mai perché. Lei torna in Italia, lascia l’abito pur non abbandonando mai la fede, e prova a ricominciare daccapo, dai suoi affetti più cari, dalla consapevolezza della sua omosessualità, dalla forza di una donna che diventa la sua compagna di vita e di lavoro.

E trova finalmente il coraggio di rivelare le ferite mai rimarginate attraverso le pagine di un libro, i cui proventi andranno in beneficenza: “Quello che mi ha fatto più male in questi anni è l’omertà di quanti sapevano ed hanno scelto di non intervenire – ha concluso Siria – Ma non sono io che devo provare vergogna. Ho scelto di abbandonare il velo proprio per questo, e non perché mi sia mai allontanata da Dio. Poteva andarmi peggio, e se questo non è accaduto è perché Dio non l’ha permesso. Io prego ogni giorno, ed ogni giorno lo vivo per restituire alla piccola Siria i suoi sogni di bambina, che sono stati infranti a soli nove anni di età”.


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