
“Stanno accadendo cose nella nostra Patria, cose che erano latenti da tempo ma hanno radici comuni anche se sembrano così distanti e diverse. Nel profondo Sud, proprio qui in Calabria, gli autotrasportatori e subito dopo i Contadini, ci piace chiamarli così perché in questo termine vediamo una nobiltà del loro lavoro che in “agricoltori” non troviamo, prendono coscienza che non è più tempo di sacrificare la vita ed il benessere delle proprie famiglie per una società che dilapida i sudati guadagni in armi e dorate, nel senso letterale della parola, magioni (comunque abitazioni che siano case, ville o palazzi,). Allora iniziano una protesta silenziosa e civile, rispettosa dei diritti e della libertà degli altri cittadini, che portano avanti per un paio di settimane senza che nessun grosso organo d’informazione, nazionale o internazionale, se ne occupi seriamente. Ma la protesta s’ingrossa e diventa sempre più difficile da nascondere o minimizzare, ai contadini ed agli autotrasportatori si aggiungono i pescatori, poi gli operai dell’ex-Ilva e, soprattutto, le famiglie, i sindaci, i pensionati, tantissimi cittadini comuni, mentre le forze dell’ordine sono state le prime a dimostrare la loro comprensione alle ragioni della protesta delle migliaia di padri di famiglia costretti a chiudere le proprie attività e scendere in strada per chiedere “Dignità”, quella stessa Dignità che loro stessi dimostrano col loro comportamento. Alla Calabria si sono unite poi la Sicilia, la Puglia, la Basilicata, la Campania e, a macchia di leopardo, tante altre realtà sociali nel resto d’Italia”. Così in una nota Natale Giaimo, portavoce regionale di Italia Sociale - Msft.
"E allora il sistema doveva reagire, non poteva lasciare che questa gente dignitosa e fiera che protestava affinchè gli fosse riconosciuto, almeno in parte, quanto dovuto per il proprio Lavoro per poter sostenere le primarie necessità per sé e per le proprie famiglie, si prendesse la scena mediatica facendo riflettere troppo gli Italiani su come andavano le cose qui da noi. Ed ecco spuntare dal nulla fantomatici gruppi mediatici che, utilizzando i social aizzano le pulsioni più becere di ragazzini viziati e, ancor di più, violenti che – sulla scia di colui che nel mondo, osannato e riverito, ha innalzato il bullismo estremo a filosofia di vita – sabato scorso e con la promessa di rifarlo nelle prossime settimane, hanno trasformato le strade delle nostre città in veri e propri campi di battaglia. Disordini che non si legano, come magari avvenuto in passato, ad una ideologia politica o a rivendicazioni sociali, che abbiamo visto sopra possono essere portate avanti pacificamente seppur con sacrificio e dignità, ma solo ad una visione edonistica della vita legata a quella noia esistenziale che ben hanno descritto nelle dichiarazioni al momento dell’arresto i due delinquenti della “smart nera”. E, seppure lo giudichiamo positivamente, non potrà essere un decreto a risolvere una situazione che è, soprattutto, legata ai tanti “cattivi maestri”, che anche in questo caso sono subito usciti fuori a difendere questi “vandali per caso”, e soprattutto ad una educazione familiare che, scaduta di livello nel tempo, è oggi praticamente nulla per alcune fasce sociali in cui sono compresi quasi tutti quei giovani e giovanissimi coinvolti negli scontri, nei vandalismi e nelle devastazioni di sabato.
Certo nelle manifestazioni di sabato c’erano tanti, anzi tantissimi, bravi ragazzi che, ignari di tutto, volevano solo richiamare l’attenzione sulla situazione della scuola italiana o sulla fatiscenza degli edifici che frequentano, dei problemi del trasporto pubblico piuttosto che della sanità di prossimità o di un altro dei tanti problemi che quotidianamente li coinvolgono, e adesso c’è bisogno che questi prendano coscienza di essere stati usati e strumentalizzati da questi astuti “cattivi maestri”.
Ed espressione plastica e sincera di quanta dignità c’è nella protesta dei cittadini calabresi è quella ragazzina del cosentino che tanti di noi hanno visto nel TGR delle 14.00 di ieri che, seppur travolta da una emozione ed una passione sincera che la faceva piangere, ha espresso la forza e la volontà di questo popolo di voler proseguire la protesta su questi binari di legalità, facendo appello soprattutto alla cittadinanza di non essere lasciati soli in una lotta che è di tutti.
Noi del Movimento ITALIA SOCIALE raccogliamo e rilanciamo l’appello a tutti i calabresi di essere vicini ai nostri conterranei in lotta come lo siamo certamente ed apertamente, fin dal primo minuto per come dimostra la nostra presenza sui luoghi dalla protesta ed i messaggi di vicinanza e solidarietà divulgati a più riprese, al fianco di Contadini, Autotrasportatori, Pescatori, Operai, Casalinghe, Studenti, Pensionati che in queste settimane stanno lottando con compostezza, dignità e pacificamente per il loro futuro e quello delle famiglie contro un mostro dai mille tentacoli chiamato “globalismo”! Esprimendo il nostro ringraziamento a quanti divulgheranno la presente nota, porgiamo i nostri saluti a tutti i cortesi operatori dell’informazione che ci leggono".
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