Di Battista torna in Italia, Cimino: "La politica ha bisogno ancora del suo coraggio"

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  02 settembre 2026 10:27

di FRANCO CIMINO 

Grazie a Dio, per Alessandro è stato come il nostro cuore ha intuito e la nostra mente razionale ha pensato: non sarebbe potuto essere nulla di gravemente irreversibile; lui sarebbe stato salvato dalla sua forza personale, dai medici cubani, tanto contestati, dalla sua Cuba, tanto difesa e onorata, ma anche da un Dio che, se non è il nostro, è sicuramente il suo.

Questo diceva il nostro cuore.

La nostra mente razionale pensava che, nei momenti più drammatici della sua stessa esistenza, la politica avrebbe trovato uno spiraglio per restare salva ancora e poter sperare. Perché la politica, nella sua forza della disperazione, salva se stessa. Ed è quando salva un pensiero, una passione, un cuore, una storia, un coraggio, una pazzia, un’utopia, ovunque si manifesti. E sicuramente in una persona in cui esse vivono.

Questa politica, pur brutta e pur esaurita, ha fatto un piccolo miracolo: riporta a sé un uomo del coraggio e della passione, che serve alla politica e al nostro Paese, al di là delle sue posizioni, che siano condivisibili o no. Al di là della sua personalità, che possa essere simpatica o no. Al di là di quel carattere acceso, che possa essere compreso o no.

La politica italiana, nel suo scendere verso l’abisso, ha capito che anche un ragazzo come Alessandro Di Battista può salvarla.

E allora io oggi, che sono più sereno e lontano da quelle schifezze che la rete ha diffuso circa il ritorno in Italia di Alessandro Di Battista, dico e domando: se fosse stato onesto e giusto che lo Stato italiano avesse utilizzato per Di Battista , come ha fatto a volte bene e a volte male, gli aerei di Stato per salvare o trasferire persone da un punto di insicurezza a un altro di garanzia, oppure se tornando con l’aereo di Stato del nostro Paese egli avesse rubato qualcosa all’Italia, rubando sicuramente tutto a se stesso: la sua onestà, la sua coerenza e la sua storia personale, nella quale vi sono cessioni di ciò che lui aveva donato, pur avendo o il diritto di tenerle per sé , e donato di “ generosità politica” allo Stato italiano.

Non mi riferisco soltanto al taglio del suo stipendio parlamentare o al rifiuto della cosiddetta “mancia di fine mandato”, che tutti hanno preso e anche in quantità assai cospicua.

Mi hanno fatto schifo quelle espressioni, come tutte le altre rivolte a personalità della politica quando sono state colpite da dolori profondi, da preoccupazioni enormi, come quello della Ministra della famiglia, onorevole Roccella, vilmente attaccata nel momento più doloroso della sua vita, la perdita del suo uomo, tanto amato e tanto da lui ricambiata.

Potrei dire una sola cosa, pur nella certezza che Di Battista non avrebbe mai accettato, neppure morto, di tornare con un aereo dello Stato italiano.

Dico che lui, più di tutti, avrebbe avuto diritto a tornare nella forma più tutelata dal suo Paese, in quanto, come qualunque altro italiano o al pari del migliore italiano, aveva dato a Cuba dignità e onore, al popolo e al Paese, svolgendo in umiltà e in povertà un lavoro straordinario, rivolto a quei problemi, a quelle sensibilità che la stessa Costituzione italiana ha inserito nella sua grande legge come dovere del nostro Paese.

Lo avrebbe meritato perché Di Battista è caduto, per fortuna soltanto ferendosi, nell’adempimento di un grande dovere civico: quello di giornalista, della corretta informazione. Anzi, di quella informazione necessaria al mondo che, invece di informazioni vere sui destini del pianeta e dei Paesi e dei popoli, non riceve dal sistema ormai omologante. Non riceve alcuna notizia.

Lo merita il suo senso politico e la sua visione umanitaria anche della politica, quando quello che viene chiamato il reportage da Cuba è anche un modo per richiamare l’attenzione del mondo sulle sofferenze del popolo cubano, che non c’entra nulla con le scelte dei propri governanti.

Richiamare l’attenzione del mondo sulla devastazione di ogni risorsa e anche di ogni speranza che il popolo cubano ha subito per effetto di un attacco assurdo e incredibile, continuo e costante, da parte di quest’altra America, che pensa di annettere questo Paese. Non tanto di sconfiggere il comunismo, visto che questa amministrazione ha contatti veri, quasi amicali, con i rappresentanti del comunismo più becero, arrogante e dittatoriale del mondo, ma di annetterlo, cioè di farne un’altra colonia, come lo è stato fino alla rivoluzione di Fidel Castro.

Un’altra isola del buon stare, del benessere e della rilassatezza, nella quale vi erano corruzione e dissoluzione da parte dei ricchi americani che lì andavano a prendere tutto ciò che era possibile per soddisfare la loro ingordigia e lussuria.

Solo per questo Di Battista avrebbe meritato di arrivare in Italia con un volo degli aerei italiani, non solo dello Stato italiano, accolto in aeroporto da quel Presidente del Consiglio, da quel Ministro degli Esteri, da quei rappresentanti istituzionali che hanno dato veramente molte volte esempio di vergognoso servilismo e di mediocrità morale quando hanno accolto persone che non c’entravano nulla con l’interesse del nostro Paese e con il suo antico onore.

E qui mi fermo.

Rinviando la riflessione che avevo fatto in un altro momento, che qui non inserisco perché voglio soltanto dare sfogo al mio cuore e al mio sentimento.

Cuore di cittadino, di persona, di padre di famiglia.

Cuore di militante appassionato della politica.

Cuore di democratico italiano.

Cuore di cittadino che ancora crede nella politica e nella capacità che essa possa rappresentare quell’anima aggiuntiva alla democrazia.

Dico aggiuntiva perché la democrazia ha bisogno anche di ideali e di coscienza individuale e collettiva e, soprattutto, ha bisogno della responsabilità di ciascuno di noi.

Responsabilità che ha avuto anche Di Battista, come l’hanno avuta tanti grandi italiani in passato.

La responsabilità verso se stessi e verso il loro agire.

La responsabilità del loro agire nel mondo.

E per il mondo.

Non soltanto per il proprio Paese.

Sovranista o nazionalista che si voglia essere, in quella politica alta che ha ispirato anche tanti cattolici e ha dato fuoco, lasciandolo sempre acceso, alla Costituzione, laddove si scorge la luce della pace. In quell’orizzonte costituzionale c’è un solo popolo che si chiama umanità.

È una sola nazione, che si chiama Mondo.