Costanzo e Corsi querelano Forza Italia Catanzaro per diffamazione, la Procura chiede l'archiviazione

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Il Tribunale di Catanzaro
  16 dicembre 2019 21:10

di EDOARDO CORASANITI

“Deve formularsi richiesta di archiviazione perché gli elementi a carico raccolti sono insufficienti ed inidonei a sostenere l’accusa in giudizio nei confronti degli odierni indagati”.

A scriverlo è il sostituto procuratore Chiara Bonfadini in riferimento alle querele presentate dall’ex consigliere comunale Antonio Corsi (che poi successivamente ha ritirato la querela) e dell’attuale membro dell’assise Sergio Costanzo contro Domenico Tallini, Ivan Cardamone, Luigi Levato, Andrea Amendola, Agostino Caroleo, Carlo Nisticò e Francesco Galante.

Per i due querelanti, i consiglieri comunali del gruppo Forza Italia di Catanzaro della precedente legislature sarebbero stati i protagonisti di una dichiarazione pubblicata su due testate giornalistiche online e dal presunto contenuto diffamatorio.  Nella nota del 31 marzo 2016, i forzisti avrebbero attaccato l’operato politico delle persone offese e anche gettando indirettamente ombre sugli ambienti frequentati da Corsi e Costanzo.

Il pubblico ministero, però, nella richiesta di archiviazione ha evidenziato come nessuna attività di indagine in quel tempo è stata compiuta in quel tempo per raccogliere elementi a carico degli indagati per provare il ruolo di ciascuno di essi nella redazione delle note pubblicate sui giornali. E non basta nemmeno la mera appartenenza di Tallini, Cardamone, Levato, Amendola, Caroleo, Nisticò e Galante al gruppo di Forza Italia. Tutto troppo poco: la responsabilità penale è personale e in base all’articolo 27 della Costituzione ed è esclusa “la possibilità di imputare un reato a titolo di mera responsabilità oggettiva”, così come non si può “delineare contegno penalmente rilevante attribuibile ad ognuno in termini di contribuito e/o morale nella realizzazione del fatto reato contestatogli”.

Questa mattina al Gup l’avvocato Antonio Lomonaco, difensore di Costanzo, ha presentato opposizione alla richiesta di archiviazione, cercando di convincere il giudice della fondatezza dell’accusa e sollecitandolo l’imputazione coatta e nuove indagini.  Il magistrato Alfredo Ferraro si è riservato. 

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A difendere gli indagati, invece, sono i legali Giuseppe Pitaro,  Vittorio Ranieri, Nicola Tavano, Giuseppe Fonte.




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