Dimissioni Brutto. I Quartieri: "Il Consiglio comunale di Catanzaro e quella muscolarità perduta"

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Dimissioni Brutto. I Quartieri: "Il Consiglio comunale di Catanzaro e quella muscolarità perduta"
Alfredo Serrao
  23 dicembre 2020 14:57

"Avevamo tentato di chiedere l’adozione di regole di sana competizione, come avviene nello sport, a Palazzo De Nobili, l’avevamo chiesto come regola di civile partecipazione alla vita democratica, dobbiamo dire che non ci siamo riusciti con la normale dialettica e che, purtroppo il ristabilimento delle regole anche antidoping, come sempre, deve essere la Procura cittadina ad imporle. Questa è una sconfitta per la città e per i suoi organi elettivi di partecipazione democratica, che nel loro incedere, fatto di tanta ambiguità politica e di prepotenza comportamentale, ancora una volta incassano una sconfitta, che purtroppo fuori dal palazzo viene percepita come una sconfitta collettiva con il solito mandante". Lo afferma in una nota il presidente de I Quartieri Alfredo Serrao a seguito delle dimissioni di Tommaso Brutto da consigliere comunale di Catanzaro.

"Il 29 luglio 2019 - sostengono I Quartieri- con nota assunta al protocollo n. 73414 avevamo chiesto al presidente del Consiglio comunale, Marco Polimeni la verifica e l’attivazione della procedura prevista dall’art.40 del Regolamento del Consiglio comunale, in merito alla decadenza dei consiglieri comunali per assenze non giustificate, ma come sempre il palazzo ha letto una richiesta legittima come il solito atto di scortesia de I Quartieri, come se fosse una vicenda privata, quando così non era. Il presidente Polimeni attiverà la procedura, solo dopo un altro sollecito inviato al Prefetto di Catanzaro in data 29 novembre 2019, facendo così trascorre altri sei mesi tanto da arrivare alla data del 12 febbraio 2020, quando il Consiglio comunale legittimamente (?) dopo una valutazione delle giustifiche prodotto dal consigliere Tommaso Brutto, decretò la non decadenza dal ruolo. Ovviamente, di fronte ad un atteggiamento che calpesta il diritto di domanda e la difesa del valore della trasparenza democratica, in data 11 dicembre 2019, procedevamo a deposita formale esposto, affinché fosse la Procura di Catanzaro ad accertare i fatti avvenuti".

Banner

"Questi sono i fatti neutri, che però come sempre si caratterizzano per una sorta di stupidità politico ambientale, dove la prova muscolare è sempre la migliore, dando a tutti la sensazione che per il bene della poltrona si possa volutamente transigere sul valore della democrazia e sul bene della Patria… Eppure tutti ci eravamo accorti che il cambiamento climatico fosse in atto, visto che la ignominia di Gettonopoli era ormai di evidenza su tutti gli organi di stampa, ma la consapevolezza a Palazzo De Nobili non era ancora arrivata, nella sala Consiliare non c’era traccia, anche se il crollo dell’Aula avrebbe dovuto fare riflettere maggiormente, come un segno premonitore. Oggi, cosa abbiamo da poter considerare un valore? Niente, il nulla cosmico!", prosegue Serrao.

"Abbiamo, probabilmente, un Consiglio comunale in ipotesi dopato, per eccesso di steroidi politici. Abbiamo il presidente del Consiglio comunale, Marco Polimeni che continua a dimostrare la sua inadeguatezza politica di sintesi e di analisi, che forse sempre radicato in un comportamento politico-istituzionale di partigianeria(?), quella che non è mai un porto sicuro, quando si perde di vista la storia passata, il presente confuso ed una prospettiva traballante e fortemente politicamente pericolosa. Abbiamo inoltre, per come è giusto che sia nel rispetto delle valutazioni personali, un consigliere come Tommaso Brutto che oggi abbandona, forse anche lui vittima della muscolarità perduta di quanti ancora hanno il vezzo dello statista nel comune di Catanzaro. Non vince nessuno, non ha vinto la democrazia che come sempre si appoggia alla stampella della Procura, ma soprattutto non vince la trasparenza politico-amministrativa, quella che ancora oggi è una meteora in un Consiglio comunale, no-video, no-streaming, forse perché la città non deve sapere oltre quanto già a saputo, o forse perché c’è un valore di decoro e di salute pubblica da preservare…"

Banner

Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner