
Dodici anni di attesa, di speranze affievolite e di interrogativi rimasti senza risposta. Era il 27 luglio dell'estate 2014 quando Angelo Tavano, 72 anni, imprenditore, Francesco Rania, 69 anni, pensionato, e Giuseppe Parrò, 52 anni, cuoco, uscirono in mare per una battuta di pesca dilettantistica. Da quel momento di loro si persero completamente le tracce.
I tre erano salpati a bordo di una piccola imbarcazione in vetroresina di circa tre metri, equipaggiata con un motore da quattro cavalli, diretti nel tratto di mare compreso tra Simeri Crichi e Sellia Marina, nel Golfo di Squillace, in provincia di Catanzaro. Una giornata che sembrava uguale a tante altre si trasformò, nel giro di poche ore, in uno dei casi più enigmatici della cronaca calabrese degli ultimi decenni.
Quando il mancato rientro fece scattare l'allarme, prese il via una delle più imponenti operazioni di ricerca mai organizzate lungo quel tratto di costa. Per giorni mezzi navali e aerei della Guardia Costiera, della Marina Militare, delle forze dell'ordine e della Protezione Civile perlustrarono il mare e la fascia costiera, estendendo progressivamente il raggio delle ricerche. Ogni possibile pista venne presa in considerazione, ma nessuna portò a una svolta decisiva.
Nonostante l'enorme dispiegamento di uomini e mezzi, dei tre pescatori non fu trovato alcun elemento in grado di chiarire quanto fosse realmente accaduto. Un'assenza di tracce che, con il passare degli anni, ha alimentato dubbi e ipotesi senza mai trasformarsi in certezze. C'è chi lo chiama 'il caso Simeri'.
La vicenda è approdata anche nelle sedi istituzionali. Nel corso degli anni sono state presentate interrogazioni parlamentari con l'obiettivo di fare luce sulla scomparsa e verificare ogni possibile elemento investigativo. Anche queste iniziative, tuttavia, non hanno prodotto risposte definitive né consentito di ricostruire gli ultimi momenti vissuti da Angelo Tavano, Francesco Rania e Giuseppe Parrò.
A dodici anni da quella tragica giornata, il caso continua a rappresentare una ferita aperta per le famiglie. Il tempo trascorso non ha cancellato il dolore né la richiesta di verità che continua ad accompagnare una delle scomparse più misteriose avvenute nelle acque del Golfo di Squillace.
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