Domani al Museo del Rock di Catanzaro "Alberto Fortis, musica e parole": l'intervista al cantautore

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  11 giugno 2026 10:20

di GAETANO MARCO GIAIMO

Non un semplice concerto ma un insieme di storie, aneddoti e racconti di una vita artistica sempre vissuta controcorrente. Domani, venerdì 12 giugno, alle ore 18, il Museo del Rock di Catanzaro ospiterà uno dei cantautori più rivoluzionari della musica italiana in "Alberto Fortis, musica e parole": l'artista dialogherà con il giornalista e critico musicale calabrese Franco Schipani alternando momenti di chiacchierata a performance pianoforte e voce, narrando ai presenti dei suoi incontri compiuti tra Londra, Los Angeles New York con celebri musicisti e personalità istituzionali, arrivando fino ai giorni trascorsi nello Studio 2 di Abbey Road, casa dei Beatles e nel quale ha conosciuto Paul McCartney. Sarà un modo per immergersi tra la sua arte, costituita da musica ma anche da regia e scrittura, e le nuove prospettive di un uomo sempre volto a valorizzare l’arte nel suo concetto più ampio. A presentare l'evento sarà il Direttore del Museo, Piergiorgio Caruso, che ha ribadito come “ospitare Alberto Fortis significa accogliere in città un pezzo vivo della nostra storia musicale” 

L'INTERVISTA 

Musica e parole: un evento per raccontare quasi cinquant'anni di carriera e un'intera vita. Com'è nata l'idea? 

«L'idea è venuta su invito dell'amico Franco Schipani che cura questa bella rassegna, persona che conosco da tantissimi anni. Vivevamo entrambi a New York e abbiamo condiviso momenti di uno dei passi più importanti della mia carriera, l'album Assolutamente Tuo registrato con musicisti del calibro di Carlos Alomar, chitarrista di David Bowie. Questa formula di storytelling mi piace molto, dipende dal contesto ma parallelamente al concerto si sviscerano diversi attimi di carriera e punti di vista che mi riguardano anche oggi. Andremo a parlare del mio impegno in Cittàdellarte dell’artista Michelangelo Pistoletto, in cui milito da circa un anno: ho sostenuto anche la candidatura del fondatore al Premio Nobel per la Pace».  

Si parlerà di storie e incontri importanti: quali sono quelli che le sono più rimasti impressi? 

«Sono quelli che, dal punto di vista musicale, sono avvenuti tra New York, Los Angeles e Londra. Parliamo di collaborazioni con musicisti che hanno suonato per David Bowie, Stevie WonderChristina AguileraBeyonce. Poi ci sono anche personaggi come Papa Francescoche ho omaggiato di una mia canzone scritta per lui, o anche Bill Clinton e l’allora first lady Hilary che incontrai alla Casa Bianca. Parlando di artisti famosi, sicuramente bisogna menzionare Paul McCartney e Tina Turner. Sarà un grande piacere parlarne con il mio amico Franco». 

Ci sarà spazio, ovviamente, anche per la musica. È il mestiere del cantautore coniugare note e testo, come prenderà forma tutto questo nel corso della serata? 

«Toccheremo chiaramente capitoli della mia storia musicale, si parlerà molto dell'attualità ma performeremo in pianoforte e voce il mio nuovo singolo e tanti brani che hanno segnato la mia carriera. Ci sarà un bel po' di materiale su cui disquisire».  

Ha collaborato con numerosi artisti di fama internazionale: chi le ha lasciato di più? Con chi invece avrebbe voluto collaborare ma non ne ha avuto l'opportunità? 

«Secondo me la formula artistico alchemica raggiunta dai Beatles sarà irripetibile per davvero molto tempo. Cito Paul McCartney che ho avuto la gioia di poter conoscere a casa loro, lo Studio 2 di Abbey Road, dove hanno registrato i loro successi immortali. Ho conosciuto tutti i Beatles ma non il maestro indiscusso della musica pop del 900, John Lennon. Hinvece avuto molto a che fare con Julian, il figlio: è stato ospite a New York di un mio lavoro di produzione e queste sono esperienze molto forti. Mi sono ritrovato senza nessuna spinta manageriale o discografica a registrare il mio primo album negli Usa, La grande grotta, con musicisti che al mattino suonavano con Stevie Wonder e il pomeriggio venivano nel mio studio. Ero intimorito ma con la musica le paure sparivano: a volte le scelte sono faticose ma bisogna seguire ciò che l'istinto artistico ti suggerisce, questo concorre ad alzare generalmente il livello della musica, altrimenti si rimane sterili e intrappolati nelle logiche di classifica». 

Quest'anno ha rilasciato un nuovo singolo, Ricordati di me, che anticipa l'album Sentimental City: ci parli un po' di questi ultimi lavori. 

«Il nuovo singolo gode anche di un videoclip ufficiale ed è diventato colonna sonora del documentario Respiri, disponibile su Raiplay. Ha come ospite il maestro Moni Ovadia, che è anche un bravissimo cantante, e anticipa il nuovo albumSentimental City gode di una pluriproduzione su cinque città coinvolte, in ognuna delle quali ho realizzato una coppia di canzoni in una formula che ho sperimentato negli ultimi anni, ottimizzando il tessuto artistico. A Napoli ho lavorato con due esponenti dell'Orchestra Sinfonica del Teatro San Carlo e il mio produttore lì è stato Luca Stocco, mio grande fan e produttore di Samurai Jay. Questa commistione generazionale nella produzione a me è sempre piaciuta molto. Il titolo dell’album indica che la città è un luogo non solo fisico ma territoriale della mente e preme a ridare sostanza e dignità al sentimento di qualsiasi tipo di arte e professione. Questa è anche la mission di Cittadellartesiamo in un giro di boa epocale e per rispetto e amore delle nuove generazioni dobbiamo risventolare la bandiera dell'arte, che ha la funzione di creare benessere sociale. Tengo molti incontri nelle università con gli studenti di lirica e dobbiamo arricchire la bellezza del tessuto giovanile con codici di comunicazione che attraversino tutto il panorama e il tessuto divulgativo a livello nazionale». 

Lei è anche regista, poeta e scrittore: qual è il segreto dietro una carriera così longeva nel mondo dell'arte e quali sono le sue fonti di ispirazione? Che importanza ha nella sua vita sapersi esprimere attraverso i mezzi artistici? 

«La convergenza dei settori è una questione genetica. Sin da bambino sono appassionato di tutto ciò: l'aspetto poetico viene in automatico quando sei autore dei tuoi testi, scrivendo si entra in altre prospettive molto utili; questo crea vasi convergenti di forme d'arte, metterle al servizio della collettività e della condivisione è il primo comandamento dell'arte. Nasco da batterista di gruppi di musica anglosassone e a un certo punto ho avuto una sterzata cantautorale, risentendo però della necessità dell’organico di una band alle spalle. Il mio primo album ha segnato uno spartiacque nella storia del cantautorato perché ho avuto il grande onore di avere come musicisti la Premiata Forneria Marconi al completo, portando con me la necessità di sonorità più attuali nel cantautorato. Sono sempre andato dove mi chiama la musa, non replicando hit di alta classifica, questo mi ha portato ad avere collaborazioni impagabili. La curiosità e il ribollire di questo magma artistico ti fa sempre avere la voglia di conoscere, metabolizzare ed esternare al servizio degli altri». 

Qual è il suo legame con la Calabria e Catanzaro? Dopo quanto tempo tornerà in questa terra? 

«Ho fatto più concerti in Calabria che in altre regioni, dall'80 in poi ho girato tantissimo questa terra. Cito due concerti molto significativi al Teatro Cilea di Reggio Calabria quando il sindaco Scopelliti, mio grande fan, ha voluto che la sua città fosse ponte d'unione tra il sottoscritto e l’artista israeliano Rami Fortisconsiderato lo Springsteen di Israele, col quale abbiamo scoperto di essere lontani parenti. Ho suonato anche in paesini stupendi come Papasideroconosco piuttosto bene questa regione e sono passati meno di due anni dall’ultima volta che ho suonato qui».  

Come può un suo fan rimanere informato sui suoi prossimi passi? 

«Dico sempre a chi mi segue di rimanere aggiornati sui social. I ragazzi giovani vivono lì, quando si supera l'età non si ricorre a quel mezzo: però sono il modo migliore per essere in contatto con l'attualità dell'artista». 

Appuntamento, dunque, a domani pomeriggio alle ore 18 nelle sale del Museo del Rock per un viaggio nella storia di Alberto Fortis, artista dal talento e dalle esperienze uniche nella storia del cantautorato italiano.


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