
di CLAUDIO MARIA CIACCI
In questi giorni il viaggio apostolico di Papa Leone XIV nel continente africano sta assumendo un significato profondo, che va ben oltre la dimensione diplomatica o pastorale. Il Pontefice sta incontrando popoli, giovani, famiglie e universitari, portando un messaggio chiaro: rimettere al centro la persona reale, concreta, vissuta nella sua dignità e nella sua storia.
È un richiamo potente, che merita piena approvazione. In un tempo dominato da narrazioni astratte e costruzioni ideologiche, il Papa invita a guardare non a “individui” intesi come categorie, ma a persone vere. Una prospettiva che richiama direttamente l’insegnamento di San Giovanni Paolo II, il quale ha fondato il suo pensiero proprio sulla centralità della persona umana contro ogni riduzione ideologica.
Questa distinzione è tutt’altro che secondaria: significa abbandonare le percezioni, spesso manipolate o distorte, per abbracciare la realtà nella sua interezza. È la stessa tensione alla verità che si ritrova nella tradizione di Sant'Agostino, che esortava a non fermarsi alle apparenze ma a cercare ciò che è autentico e duraturo.
E proprio quando il Pontefice richiama alla “realtà”, sembra anche mettere in guardia, con misura e profondità, da alcune derive del nostro tempo, nelle quali la percezione soggettiva rischia di sostituirsi alla verità delle cose. Quando l’uomo smarrisce il riferimento a ciò che è dato, a ciò che è inscritto nella natura e nella creazione, può arrivare a ritenere di poter ridefinire tutto secondo la propria volontà, fino quasi a porsi al di sopra dell’ordine stesso voluto da Dio.
Il richiamo del Papa, invece, invita a riconoscere che la realtà non è un limite, ma un fondamento: essa custodisce un’armonia originaria che non va negata, bensì compresa e accolta. Anche nelle dimensioni più profonde dell’identità umana, questa consapevolezza diventa essenziale per non smarrire il senso autentico della persona.
In questa direzione si inserisce con coerenza l’opera di Don Roberto Corapi, che rilancia questo messaggio nel contesto accademico, in particolare presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro. Il suo impegno nel dialogo con gli studenti rappresenta un segnale importante: la Chiesa non si chiude, ma entra nei luoghi della formazione per stimolare coscienze libere e pensanti. Un approccio che richiama anche la testimonianza di San Giovanni Bosco, che vedeva nell’educazione un atto di libertà e responsabilità, mai di imposizione ideologica.
Ed è proprio qui che emerge un nodo cruciale. Gli Atenei, per loro natura, dovrebbero essere spazi di confronto autentico, dove le idee si incontrano e si sfidano nel rispetto reciproco. Tuttavia, sempre più spesso si assiste a una tendenza opposta: quella di un pensiero unico, talvolta politicizzato, che rischia di soffocare la pluralità e la libertà delle coscienze.
Il richiamo del Papa, e l’azione concreta di figure come Don Corapi, diventano allora un invito a recuperare la missione originaria dell’università: formare uomini e donne capaci di giudizio, non semplici ripetitori di schemi ideologici. In questo senso, l’eredità intellettuale di San Tommaso d'Aquino resta un faro: la ragione e la fede, insieme, al servizio della verità, senza paura del confronto.
Non è un richiamo astratto, ma profondamente radicato anche nella nostra terra. A Belcastro, infatti, la tradizione lega la presenza della famiglia d’Aquino a segni che ancora oggi testimoniano un’eredità viva, quasi tangibile. È il simbolo di come il pensiero tomista non sia rimasto confinato nei libri, ma abbia attraversato i territori, le comunità e le generazioni, lasciando un’impronta concreta nella storia e nella cultura del Sud Italia.
Da una prospettiva cattolica, questo messaggio appare quanto mai attuale. Difendere la realtà contro le distorsioni ideologiche, promuovere la dignità della persona contro le astrazioni, tutelare la libertà di pensiero contro ogni forma di conformismo culturale, sono battaglie che trovano oggi nuova forza nelle parole del Pontefice.
L’auspicio è che questo viaggio in Africa non resti un episodio isolato, ma diventi un seme capace di germogliare anche nelle istituzioni accademiche europee. Che rettori e docenti sappiano ascoltare, con mente aperta e cuore sincero, questo richiamo alla verità e alla libertà, sulla scia di quella tradizione cristiana che ha sempre unito fede, ragione e realtà.
Perché senza realtà non c’è verità. E senza libertà non c’è autentica formazione.
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