Drusilla Foer incanta il Politeama con “Venere Nemica”: il mito si fa moderno

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images Drusilla Foer incanta il Politeama con “Venere Nemica”: il mito si fa moderno


  25 marzo 2026 13:06

di CATERINA MURACA

Il Teatro Politeama si trasforma in palcoscenico del mito con “Venere Nemica”, dove Drusilla Foer guida il pubblico in una rilettura contemporanea capace di affascinare e coinvolgere. La narrazione, arricchita da inserti musicali e dialoghi brillanti, offre una lettura contemporanea del mito, esplorando temi universali come la solitudine, il rapporto madre-figlio e il confronto con l’imperfezione umana.

In scena, Drusilla Foer veste i panni di Venere, presentandosi inizialmente come incarnazione della perfezione. Capace di mantenere il suo stile elegante e tagliente, con battute ironiche e osservazioni acute sulla società, la dea si racconta, ripercorrendo la propria esistenza e mostrando il peso di una condizione che appare più come una condanna che come un privilegio: “costretta” a essere simbolo assoluto di bellezza, intrappolata nel mare e in un ruolo che non le concede libertà. Dietro questa immagine impeccabile emergono però crepe profonde, fragilità che la avvicinano sorprendentemente agli esseri umani.

Tra queste, la più evidente è l’incapacità di aver vissuto un amore autentico, travolgente, di quelli che coinvolgono ogni parte del corpo e dell’anima. Ed è proprio su questo contrasto che lo spettacolo insiste: gli dei, pur immortali, appaiono privati di ciò che invece appartiene ai “mortali” — così vengono chiamati durante la rappresentazione — ossia la possibilità di provare sentimenti intensi e totalizzanti.

La narrazione si arricchisce grazie alla presenza di Elena Talenti, inizialmente introdotta come semplice serva di Venere. Solo in seguito si rivela essere Psiche, offrendo così un secondo punto di vista sulla vicenda. Attraverso il suo racconto, emerge la storia di passione con Amore e il dolore per la sua fine, che la conduce nuovamente al cospetto della dea.

Il rapporto tra le due figure si sviluppa in modo complesso: Venere, accecata dalla rabbia e dal timore di perdere il figlio, punisce Psiche, ritenendola responsabile di avergli fatto del male e di poterglielo sottrarre. Tuttavia, con il procedere della narrazione, la tensione lascia spazio a una progressiva apertura. Psiche viene infine accolta, seppur alle condizioni della dea, condividendo con lei l’immortalità.

Parallelamente, emerge con forza anche il legame tra Venere e il figlio Amore: un rapporto segnato da possessività e paura, che si trasforma lentamente fino ad arrivare, non senza difficoltà, all’accettazione del sentimento che lega i due giovani.

Diretto da Dimitri Milopulos, lo spettacolo alterna momenti ironici, tipici dello stile di Drusilla Foer, a passaggi più intensi e riflessivi. L’allestimento, essenziale ma curato, accompagna una narrazione che mette in discussione l’idea stessa di perfezione, mostrando come anche una dea possa essere attraversata da dubbi, solitudine e desideri irrealizzati.

“Venere Nemica” si distingue per la sua capacità di attualizzare il mito, trasformandolo in uno strumento per interrogare il presente. Tra ironia e introspezione, lo spettacolo restituisce un’immagine inedita del divino: non più distante e irraggiungibile, ma profondamente vicino alle fragilità umane.


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