“E… state con noi” /3 Cirella Vetere, il borgo che racconta il Mediterraneo

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Dalle villae romane dell’otium alle pietre medievali fino al convento dei Minimi. Un itinerario sospeso tra luce, vento e roccia.

  16 agosto 2026 09:01

di GIOVANNA BERGANTIN

La promenade che dal piccolo centro marinaro sale verso Cirella Vetere è un cammino che si sente nelle gambe e nel vento di mare che arriva sul viso e scompiglia i capelli. A ogni passo l’aria si fa più salata, più libera, più antica. I sedili di legno lungo il tratto di costa, dove l’acqua si infrange sugli scogli frastagliati, sono piccoli inviti a fermarsi e guardare. E guardare, qui significa meravigliarsi davanti a un paesaggio che non si può contenere: due punte che aprono lo sguardo da Capo Palinuro alle Eolie, un orizzonte che vibra di luce, un mare che sembra non finire mai.

Cerillae romana: potere, otium e produzione

La discesa verso il promontorio roccioso è un tratto a gradoni che si apre a sentieri da percorrere quasi in silenzio. Basta sollevare lo sguardo per ritrovare i due avamposti da cui Cerillae dominava la piana del Lao e le rotte del cabotaggio. Sulla punta settentrionale del promontorio sono visibili i resti di un acquedotto di età romana mentre sulla punta sud emergono le fondamenta di una villa romana dell’otium, costruita nel I secolo a.C. Muri che affiorano dalla roccia come linee di un disegno antico, terrazze affacciate sul blu, ambienti che restituiscono una presenza aristocratica stabile, capace di trasformare il promontorio in un luogo di prestigio.  

Secondo l’archeologa Stefania Tarantino, che con altri studiosi ha seguito le indagini sul Polo Cerillae, durante l’età medio imperiale il territorio assume un ruolo amministrativo medio alto: «Lo testimoniano la necropoli del Mausoleo in località Tredolichee le sepolture rinvenute nel 1960 durante i lavori della SS 18». A conferma che questo tratto di costa non era un avamposto isolato, ma un punto strategico del Tirreno, prosegue Tarantino: «Le villaed’otium erano solo la parte più visibile di un sistema complesso: un distretto produttivo marittimo, attivo e ben organizzato. Le indagini condotte in via Porto hanno riportato alla luce due vasche in opus caementicium e cocciopesto, identificate come un impianto per la salagione del pesce e la produzione di garum, la celebre salsa di pesce esportata in tutto il Mediterraneo. Nei bacini, una cultura materiale ricchissima: anfore da trasporto, ceramica comune, vetri raffinati. Una comunità che viveva di mare, scambi, lavoro e bellezza».

 

 

Il percorso dalla costa alle pietre medievali

Dalle vasche romane delle strette vie del centro si risale verso il primo terrazzo panoramico dove la costa corre fino a Diamante. Di fronte, l’isolotto che sembra vigilare sul promontorio. Da qui, il paesaggio cambia voce. La costa romana lascia spazio alla Cirella medievale dove la pietra racconta un’altra storia. La salita verso la rocca è un passaggio di epoca e di guida, con l’architetta Ersilia Magorno che ha diretto i lavori di restauro del Polo Cerillae e legge questo luogo come un libro aperto. «La vecchia Cirella è il pezzo forte di attrazione turistica della frazione, annessa a Diamante nel 1896», racconta. «È una terra bellissima dove il viaggio può diventare occasione d’incontro fra generazioni diverse, mare e montagna, realtà e fantasia».

 

 

Il percorso si snoda lungo stradicciole che si arrampicano tra muri diruti, ancora capaci di disegnare il tessuto originario dell’antico abitato: un centro cresciuto sui resti della città greca più antica e poi fiorito tra XI e XVI secolo. La parte alta del borgo è dominata dal castello. I resti raccontano, come capitoli di un libro aperto, l’evoluzione del Medioevo: la torre d’ingresso quadrangolare con la grande volta a botte; la torre rettangolare del XII secolo con la sua volta a crociera; la torre cilindrica angioina, addossata a un ambiente che ospitava una piccola chiesa medievale. «Fra le antiche mura e i siti archeologici indagati», spiega Magorno, «l’incontro avviene fra clero e nobiltà, Oriente e Occidente del mondo. Le bacheche didattiche allestite lungo la strada riportano alla memoria la storia di persone, famiglie, dinastie che hanno segnato la vita del popolo che oggi siamo».

Il moderno teatro dei Ruderi all’aperto, realizzato negli anni Novanta, è il trait d’union tra la città medievale e il convento. «Offre allo sguardo una spettacolare visione tra terra e mare», racconta Magorno. «Uno spazio creato nei canoni della moderna architettura guardando all’antico, con perfetta acustica. Non è un semplice riferimento catastale, ma un teatro collaudato per 1600 unità, aperto ai suoni, ai colori, all’innovazione artistica».

Il convento cinquecentesco è la chiusura naturale del percorso: un luogo visitabile e ristrutturato che ha ritrovato vita, memoria e funzione culturale. «Ho avuto il privilegio di mettere a disposizione il mio bagaglio di esperienza per la sua rigenerazione secondo i canoni europei», precisa l’architetta. «Ho osservato la vita che riprendeva a fluire fra le mura del castello e del convento, lungo la strada, sugli spalti del teatro. Un laboratorio di storia e cultura a cielo aperto.» Tra il 2014 e il 2017, un finanziamento del MIBACT ha permesso la riqualificazione integrata dell’intera area.

«Abbiamo lavorato fianco a fianco», aggiunge Magorno, «archeologi, architetti, geometri, geologi, restauratori, esperti della comunicazione. Una sola cosa in mente: offrire sapienza, competenza e saggezza per rendere fruibile l’insieme degli edifici storici, il teatro, gli spazi panoramici, i percorsi». Gli interventi principali hanno riguardato la messa in sicurezza delle mura del castello; la riqualificazione del complesso Conventuale dei Minimi con restauro degli interni e arredi tecnologici di ultima generazione; la valorizzazione del chiostro e l’illuminazione scenografica; la riqualificazione del Teatro dei Ruderi; la promenade architecturale con bacheche didattiche e QR Code e il parcheggio ordinatore da 150 posti. È stato un lungo percorso, scientificamente validato dall’allora Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici della Calabria e dalla Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria.

«C’è qualcosa di meraviglioso nel mestiere dell’architetto. - confessa la professionista - La certezza di poter sognare e, nello stesso tempo, agire, creare, innovare. Borghi e città sono luoghi che necessitano di accudimento, come bambini e anziani». Oggi, venendo nell’antica Cirella, si ha la sensazione di entrare in un luogo che favorisce la scoperta. «Qui si può sfogliare un libro nella biblioteca del convento, partecipare a una conferenza, una mostra, un concerto», conclude Magorno. «Luoghi dove arricchire il proprio bagaglio culturale, fra le pietre miliari della civiltà meridionale, fra le architetture che raccontano la storia di un borgo, delle sue trasformazioni, delle famiglie e delle dinastie che lo hanno abitato».