Emergenza-urgenza in Calabria, per Bruno (Tridico Presidente) servono “verità e investimenti”

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  28 gennaio 2026 11:44

 “Nei giorni scorsi ho presentato un’interrogazione scritta al Presidente della Regione, nella sua qualità di Commissario alla Sanità, per segnalare le gravi criticità del sistema di emergenza-urgenza che, quasi quotidianamente, continuano a caratterizzare la Calabria. Ho ricevuto una risposta scritta da parte del Direttore del Dipartimento Emergenza-Urgenza che non mi soddisfa e che lascia aperte numerose perplessità, a partire dall’ottimismo con cui viene rappresentato lo stato del sistema”.

È quanto afferma il consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di “Tridico Presidente” in seguito alla discussione in aula dell’interrogazione scritta sulle gravi criticità del sistema di emergenza-urgenza

 

“È vero che il numero unico 116-117, destinato alle cure mediche non urgenti, è ancora inattivo. Ed è altrettanto vero che, da solo, potrebbe incidere in misura limitata sulle performance del 118. Ma resta un fatto: la sua assenza priva il sistema di un filtro territoriale fondamentale e contribuisce a scaricare sul 118 richieste che potrebbero essere gestite diversamente, soprattutto nelle ore notturne e nei giorni festivi, quando spesso manca anche il medico di continuità assistenziale, assente in molti grandi comprensori territoriali – afferma il consigliere Bruno -. Ma il problema non si esaurisce qui. Nella risposta si afferma che sul territorio esisterebbe un servizio efficiente di ambulanze di presidio per i servizi programmati e per le consulenze intraospedaliere. Questa affermazione non corrisponde alla realtà. In diversi territori, come ad esempio Soveria Mannelli, questo servizio esiste solo sulla carta: gli autisti sono presenti, ma l’ambulanza è quasi sempre assente perché utilizzata come mezzo di supporto per le postazioni territoriali che hanno l’ambulanza in manutenzione. Una situazione che riguarda anche altri comuni e che costringe il 118 a supplire a funzioni che non gli competono”.

A Lamezia Terme, ad esempio, ricorda ancora Bruno “il servizio è garantito solo nelle ore diurne e solo in presenza di personale nei reparti; negli altri casi intervengono le équipe del 118, cosa che accade frequentemente. È legittimo ipotizzare che anche nell’area di Catanzaro la situazione sia sostanzialmente analoga”.

“È vero che il numero delle missioni del 118 è aumentato ovunque, ma questo dato non può diventare una giustificazione. Questo aumento è la conseguenza di due problemi strutturali ben noti: da un lato l’inadeguata risposta del territorio, dall’altro l’incapacità delle centrali operative di Cosenza e Catanzaro di filtrare correttamente le chiamate. Le équipe del 118 lo riscontrano quotidianamente sul campo – afferma ancora il capogruppo di “Tridico Presidente” -. La presenza del medico a bordo dell’ambulanza consente una valutazione clinica immediata e, in molti casi, permette di evitare il trasporto improprio in pronto soccorso, lasciando il paziente a domicilio quando non vi è una reale emergenza. In assenza del medico, invece, si finisce per convogliare tutti in pronto soccorso, aumentando la confusione, i tempi di attesa e i disagi per i cittadini”.

“Si fa inoltre riferimento alla digitalizzazione della sanità e all’attuazione del PNRR come fattori destinati a ridurre il carico di lavoro del 118. Allo stato attuale, però, questa prospettiva appare più come un auspicio che come una realtà concreta: i processi procedono con estrema lentezza e le strutture territoriali previste sono ben lontane dall’essere operative – evidenzia Bruno -. Anche sui tempi di intervento del 118, intesi come intervallo allarme–target, quanto riportato nella risposta non è attendibile. Basterebbe consultare i tablet delle singole postazioni territoriali per verificare che i 24 minuti indicati non rispecchiano la realtà. In molti casi, in quel lasso di tempo, le ambulanze sono ancora a metà del percorso. Parlare di dati medi senza una verifica puntuale rischia di offrire una rappresentazione distorta del servizio”.

“Le criticità, dunque, non solo esistono, ma peggiorano di giorno in giorno. E questo rende ancora più grave il tema della medicalizzazione del 118. Negli ultimi anni la Regione non ha messo in campo alcuna strategia efficace per rendere attrattivo il servizio per i medici. Al contrario, molte scelte hanno contribuito ad allontanare i professionisti già in servizio e a scoraggiare nuovi ingressi, come dimostra il fatto che le zone carenti pubblicate continuano a rimanere sistematicamente deserte”

“In questo contesto, il riferimento a una maggiore “professionalizzazione dei dottori infermieri” richiede chiarezza e rispetto. Gli infermieri sono professionisti fondamentali del sistema sanitario, oggi dotati di una formazione universitaria solida, spesso arricchita da lauree magistrali e percorsi di alta specializzazione – sottolinea Bruno -. Il loro ruolo è essenziale nell’assistenza, nella gestione del paziente e nel lavoro di équipe, e va pienamente valorizzato. Ma proprio perché si tratta di professionisti altamente qualificati, è necessario evitare qualsiasi ambiguità: diagnosi, terapia e stabilizzazione del paziente critico sono e restano competenze proprie della figura medica. Pensare di risolvere una carenza strutturale di medici modificando di fatto l’assetto delle responsabilità cliniche non rafforza il sistema, ma lo espone a rischi ulteriori”.

“Per tutte queste ragioni non posso ritenermi soddisfatto della risposta ricevuta. Serve un cambio di rotta netto, fondato su investimenti reali, sul rispetto delle competenze professionali e su un rafforzamento autentico della medicina territoriale. Continuare a negare o minimizzare i problemi significa mettere a rischio la sicurezza dei cittadini e degli operatori del sistema di emergenza-urgenza”, conclude Bruno.

 


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