
di FILIPPO COPPOLETTA
Questa volta non ci sono più appelli. La pesantissima sconfitta interna contro l’Ascoli, capace di imporsi con un netto 6-1 al Ceravolo, mette la parola fine all’esperienza di Giorgio Gorgone sulla panchina del Catanzaro. Un epilogo che matura al termine di settimane complicate, tra risultati deludenti, prestazioni preoccupanti e una fiducia societaria che, giornata dopo giornata, si è progressivamente consumata.
A darne comunicazione in sala stampa, al termine della gara, è stato il direttore sportivo Ciro Polito. “Gli auguro tutto il meglio per il suo futuro - ha detto il ds - Questa è una sconfitta per tutti. Quella di oggi è stata una prestazione per la quale ci tocca alzare le mani davanti una città che merita di più”.
L’ultima umiliazione casalinga rappresenta il punto di rottura definitivo. Non soltanto per il risultato, ma per ciò che la squadra ha nuovamente mostrato sul terreno di gioco: fragilità, difficoltà organizzative e l’incapacità di reagire in un momento in cui ogni partita avrebbe dovuto avere il peso di una finale.
Il Catanzaro affonda così in una crisi sempre più profonda. E per provare a salvare una stagione già terribilmente complicata, la società ha deciso di cambiare guida tecnica.
Sarebbe tuttavia riduttivo attribuire esclusivamente a Gorgone le responsabilità di una crisi così profonda. Se i risultati e le prestazioni hanno inevitabilmente messo in discussione il suo lavoro, è altrettanto vero che le difficoltà del Catanzaro chiamano in causa un contesto più ampio, nel quale anche le scelte societarie, la costruzione della rosa e le risposte dei calciatori hanno avuto il loro peso. L’allenatore paga spesso il prezzo più alto, ma il campo racconta le difficoltà di un gruppo che forse, quest’anno, non è mai stato tale, che non è riuscito a trovare continuità e certezze.
UN DESTINO SEGNATO - Il destino di Gorgone aveva iniziato a vacillare seriamente dopo la sconfitta casalinga per 3-1 contro il Mantova. Una prestazione negativa, arrivata in un momento nel quale ci si aspettava una svolta, che aveva fatto precipitare la situazione e aperto ufficialmente le riflessioni sul futuro dell’allenatore.
“Ci sono delle valutazioni se proseguire con Gorgone, sicuramente è una persona straordinaria, gode della nostra fiducia, ma ci prendiamo la serata per riflettere”. Un messaggio, quello del diesse, che aveva certificato quanto la posizione del tecnico fosse diventata delicata. La società aveva scelto di non prendere decisioni sull’onda emotiva della sconfitta, riservandosi il tempo necessario per confrontarsi e individuare la soluzione ritenuta migliore per il bene del Catanzaro.
Alla fine, la scelta era stata quella di proseguire con Gorgone, concedendogli un’ulteriore opportunità. La trasferta contro il Verona rappresentava il primo banco di prova per una squadra chiamata a dimostrare di essere ancora al fianco del proprio allenatore.
Il pareggio conquistato in terra veneta aveva momentaneamente allontanato lo spettro dell’esonero. Un risultato che aveva consentito al tecnico di guadagnare altro tempo, ma che non era bastato a cancellare i dubbi emersi nelle settimane precedenti.
Contro l’Ascoli, infatti, il Catanzaro è ripiombato nell’incubo. Il deplorevole 6-1 del Ceravolo ha fatto nuovamente esplodere tutte le contraddizioni di una squadra incapace di trovare continuità, certificando come la fiducia concessa dopo Mantova e Verona non abbia prodotto la reazione sperata.
UN AVVIO COMPLICATO - L’esperienza di Gorgone in giallorosso era cominciata già in un clima particolare. La scorsa estate, infatti, il Catanzaro aveva inizialmente individuato in Marco Turati il successore di Alberto Aquilani. L’accordo con il tecnico sembrava definito e la programmazione della nuova stagione era già entrata nel vivo, ma il successivo dietrofront dell’allenatore, che scelse la strada dello Spezia, costrinse la dirigenza a rivedere i propri piani.
Il caso Turati aveva inevitabilmente modificato i tempi e le strategie del club, chiamato a individuare rapidamente un nuovo allenatore per dare continuità al progetto sportivo.
La scelta era ricaduta su Giorgio Gorgone, reduce dall’esperienza sulla panchina del Pescara. Con il tecnico romano era stato così firmato un contratto fino a giugno 2028 e l’ambizione di costruire un percorso di medio periodo.
Le aspettative, tuttavia, si sono scontrate quasi immediatamente con una realtà ben diversa.
L’avvio di campionato ha restituito un Catanzaro fragile, discontinuo e incapace di trovare una precisa identità di gioco. La vittoria contro la Carrarese aveva alimentato qualche speranza, ma le sconfitte successive avevano rapidamente riportato la squadra in una situazione di emergenza.
E se il ko contro il Mantova aveva fatto precipitare definitivamente la situazione, il pareggio di Verona aveva soltanto rinviato una decisione che la nuova disfatta contro l’Ascoli ha reso inevitabile.
I numeri raccontano meglio di qualsiasi altra considerazione le difficoltà incontrate da Gorgone alla guida delle Aquile. In otto giornate di campionato, il tecnico ha raccolto una sola vittoria, un pareggio e ben sei sconfitte. Quattro punti complessivi, un bottino insufficiente per una squadra che si ritrova all’ultimo posto della classifica e che vede già complicarsi pesantemente il proprio cammino.
Un rendimento che ha progressivamente eroso il credito dell’allenatore, senza che le ultime occasioni a disposizione riuscissero a produrre un’inversione di tendenza.
A pesare non è soltanto la frequenza delle sconfitte, ma anche il modo in cui sono maturate. Il Catanzaro ha faticato a trovare equilibrio, ha mostrato evidenti difficoltà nella gestione delle partite e troppo spesso ha dato l’impressione di non riuscire a reagire alle prime avversità.
Con l’uscita di scena di Gorgone si apre adesso un nuovo capitolo, in un momento della stagione nel quale il Catanzaro non può permettersi ulteriori passi falsi.
La priorità della dirigenza sarà individuare un allenatore capace di intervenire rapidamente sulle difficoltà della squadra, restituire solidità al gruppo e soprattutto ricostruire quella fiducia che sembra essersi progressivamente smarrita.
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