Fatture false, la Guardia di Finanza sequestra beni per 1,1 milioni tra Parma e Crotone

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  01 aprile 2026 12:16

C’è anche Crotone fra le città coinvolte in una operazione della Guardia di finanza che questa mattina ha portato al sequestro di beni e disponibilità liquide per un valore complessivo di oltre 1.100.000 euro e che vede indagate 8 persone oltre a 6 società operanti nel settore dell'edilizia con le accuse, vario titolo, di emissione e utilizzo di fatture false.

L’operazione è stata condotta dalla Guardia di finanza di Parma ed ha interessato i territori di Parma, Reggio Emilia, Cremona e Crotone, dove alcune delle società coinvolte avevano la propria sede e hanno consentito di sottoporre a sequestro conti correnti, unità immobiliari e automezzi, in esecuzione di provvedimento emesso dal gip di Parma, su richiesta della locale Procura della Repubblica. Le indagini, condotte dai militari della tenenza di Fidenza, hanno consentito di ipotizzare l’esistenza di tre società “cartiere”, prive di strutture operative, di dipendenti e di una reale attività commerciale, costituite al solo scopo di emettere fatture fittizie, il cui giro complessivo, in base alle evidenze raccolte, ammonterebbe a circa 10 milioni di euro.
 

 Secondo la ricostruzione investigativa, il sistema avrebbe permesso ai "clienti" delle cartiere di abbattere i ricavi e ridurre drasticamente le imposte da versare allo Stato. Inoltre, il meccanismo avrebbe consentito la creazione di fondi neri nella disponibilità dei titolari delle imprese coinvolte, in quanto, una volta ricevuto il pagamento delle fatture tramite canali tracciati, gli amministratori delle cartiere avrebbero prelevato in contanti il denaro che veniva restituito, trattenendo una "provvigione" tendenzialmente tra il 10 e il 15% dell’imponibile, quale compenso per l’emissione della falsa fattura. Nel corso dell’indagine, infatti, è stato rinvenuto, a seguito della perquisizione dell’abitazione di uno degli indagati, quello che potrebbe essere un vero e proprio tariffario contenente le percentuali che sarebbero spettate all'emittente e una "scontistica" proporzionale al volume delle fatture false richieste dai clienti.


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