
Il 24 e il 25 ottobre scorsi, il Collettivo Aurora ha partecipato all’incontro promosso dalla Casa Internazionale delle Donne di Roma, nel mese in cui si celebra il cinquantenario dell’occupazione di Palazzo Nardini in via del Governo Vecchio. Con grande generosità e superando ogni fatica per il desiderio dell’incontro, la Casa delle Donne di Roma è riuscita a riunire oltre un centinaio di donne in rappresentanza di circa 20 realtà provenienti da tutto il Paese, per condividere riflessioni, strumenti e pratiche tramite cui tessere alleanze e provare ad amplificare la capacità trasformativa delle Case delle Donne e dei femminismi, in ogni città.
Per noi si è trattata di un’esperienza preziosissima di conoscenza reciproca, confronto e scambio tra realtà eterogenee per storia e postura politica, oltre che per provenienza geografica. Differenze che hanno contribuito a restituire e moltiplicare il valore delle discussioni e delle conclusioni messe a sintesi dai tavoli di lavoro, dipanati su quattro fili conduttori: Genealogie e memoria, per uno sguardo al futuro; Tra le maglie della burocrazia, pratiche di resistenza e dialogo con le Istituzioni; Economia transfemminista, per elaborare strategie di sostenibilità e autonomia; Cultura transfemminista, a proposito di corpi, nuovi linguaggi e immaginari.
Come collettiva femminista intersezionale e intergenerazionale, transfemminista e antifascista, abbiamo contribuito alle discussioni con un punto di vista e un posizionamento politico eccentrico, terrone e queer, a partire dalle nostre esperienze radicate profondamente in Calabria, che è la regione nella quale viviamo anche se non è il posto in cui siamo nate tutte. Riconosciamo la nostra regione come luogo di margine, povertà e marginalizzazioni, ma anche terra di speranza nella quale sono possibili straordinari gesti di solidarietà e umanità, come accaduto in occasione della strage di Cutro, e di lotte dal basso, come quella più recente partita dagli agricoltor* e adesso dal mondo studentesco, che sosteniamo con convinzione.
Siamo profondamente grate a tuttə, in particolare a chi ha scelto di accogliere anche noi dandoci la possibilità di ascoltare ma anche di esprimere il nostro punto di vista. A chi, quindi, fa il possibile per evitare “il pericolo di un’unica storia” che schiaccia le complessità su un’unica linea narrativa, impoverendo il pensiero critico collettivo. Siamo grate a chi ha aperto le braccia a tuttə con affetto, in uno spazio di cura e libertà come solo la Casa e le Case sanno essere.
E’ significativo che sia stata proprio un’Istituzione delle donne dal basso, cioè la Casa delle Donne di Roma, a chiamare all’incontro tutte le altre sollecitando a tracciare un percorso comune di lotta, “da Sud a Nord”, proprio nel momento in cui i diritti costituzionali sono svalutati quotidianamente da un Governo che ha contribuito in maniera significativa a rendere ancora più profonde le fratture sociali tra il Sud e il resto del Paese, tra le periferia e i centri, tra chi non ce la fa più a rimanere a galla e chi si arricchisce a dismisura nonostante tutto, a restringere le libertà, in particolare delle donne e delle soggettività non conformi.
Qualche anno fa, alcune di noi elaborarono e presentarono all’Amministrazione comunale in carica allora una proposta per la creazione di “uno luogo fisico e simbolico di confronto tra le donne e la città e tra le donne stesse, sia per il superamento o la prevenzione di situazioni di criticità, di violenza o di esclusione sociale, sia in direzione della crescita e dell’innovazione sociale, politica ed economica della Città”. Un luogo quale punto di riferimento per le donne finalizzato all’attivazione della partecipazione e della consapevolezza di genere; alla realizzazione di qualsiasi intento atto a promuovere l’accesso delle donne, a partire dalle più deprivate, ai beni comuni del lavoro, della salute, della cultura, della libertà di movimento, di residenza e di convivenza; alla promozione dell’incontro e del dialogo tra donne di culture diverse; allo scambio e alla trasmissione di esperienze e conoscenze.
Ci proponiamo, come Collettivo Aurora, di aprire un confronto e tracciare un percorso per la creazione di una Casa delle Donne a Catanzaro, come luogo vivo non solo di accoglienza delle iniziative ma anche di elaborazione culturale e politica, di accoglienza intergenerazionale e transculturale, per poterci essere come luogo fisico che incide sulla trasformazione sociale che auspichiamo anche nella nostra città.
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