
di STEFANIA PAPALEO
Chissà quante ombre nella sua mente. Davanti a lui lo spettro di un procedimento giudiziario troppo faticoso da reggere. Così la fragilità di un uomo che non vede via d'uscita si infrange lungo la barriera del viadotto Kennedy di Catanzaro. Lì, a pochi passi dal palazzo del Tribunale dove oggi pomeriggio lo chiameranno ad affrontare una causa. La felpa sul guardrail e le mani già aggrappate alla ringhiera, stava già iniziando ad arrampicarsi per un lancio nel vuoto quando una donna, bloccata nel traffico con la sua auto, non ha esitato a scendere dal mezzo per urlargli di fermarsi. "Fermo giovanotto, fermo, non lo fare!". Dietro di lei tre poliziotti in borghese che, allertati dalle sua urla, hanno raggiunto l'uomo afferrandolo dalle gambe e portandolo in salvo.
Giovanni, il suo nome bisbigliato a stento. Teresa, quello della donna che, grazie a un cambio di programma dell'ultimo momento, ne ha incrociato la strada, cambiando il destino di una vita al bivio. "Non si risolvono così i problemi, c'è sicuramente qualcuno che ti vorrà bene e ti starà al fianco", gli dice dopo averlo abbracciato forte forte. Ma lui non aggiunge parole. Non dice niente. Stringe le spalle e si lascia andare all'ondata di affetto della sua salvatrice.
Poi ci pensano i poliziotti a prendere in custodia l'uomo proveniente da Cosenza per portarlo in un posto sicuro al fine di tranquillizzarlo e scongiurare ulteriori gesti estremi. Teresa, invece, completa il suo percorso verso casa, in località Roccari, a Simeri mare, ringraziando Dio di averle fatto incrociare un uomo in lotta con le sue fragilità.
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