
Oggi celebriamo la Festa della Repubblica, quella Repubblica che l’articolo 1 della Costituzione definisce fondata sul lavoro. Un lavoro che dovrebbe essere dignitoso, sicuro e tutelato in ogni suo aspetto, a partire dai luoghi in cui viene svolto.
Questa ricorrenza si scontra però con una realtà drammatica: ogni anno in Italia oltre 1.100 persone perdono la vita sul lavoro. Un numero impressionante che non può essere considerato una fatalità né il semplice risultato di una serie di incidenti.
Non ci aspettavamo dal Governo Meloni politiche particolarmente attente agli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori, ma non possiamo non denunciare l’assenza di interventi strutturali capaci di affrontare realmente questa emergenza. Le misure adottate finora si sono rivelate insufficienti e incapaci di invertire una tendenza che continua a produrre vittime.
Anche la Calabria, purtroppo, non è esente da questa tragedia. Il mese di maggio è stato particolarmente drammatico e ha registrato sette morti sul lavoro. Sette vite spezzate che si aggiungono a un bilancio ormai insostenibile e che impongono di parlare apertamente di una vera e propria strage.
A confermare la gravità della situazione sono anche i dati emersi dai recenti controlli dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro nel Cosentino: 18 imprese edili su 19 sono risultate irregolari e 9 stabilimenti balneari su 10 non rispettavano la normativa vigente. In molti casi, oltre la metà delle lavoratrici e dei lavoratori risultava impiegata con contratti irregolari o addirittura inesistenti.
Questa continua a essere la realtà del lavoro in Calabria, soprattutto durante la stagione estiva e nelle fasi di preparazione delle attività turistiche: precarietà diffusa, lavoro nero, tutele insufficienti e, troppo spesso, diritti completamente negati. Una moltitudine di lavoratrici e lavoratori invisibili che reggono interi settori dell’economia senza ricevere adeguate garanzie.
Per fermare questa strage non basta esprimere indignazione di fronte ai casi più eclatanti. Non basta nemmeno invocare genericamente più controlli. Un sistema ispettivo più efficace è certamente indispensabile, ma da solo non sarà sufficiente a impedire che si continui a morire sul lavoro.
Occorre interrogarsi sul modello produttivo che alimenta questa situazione, un modello nel quale la ricerca del profitto si traduce troppo spesso nella compressione dei costi del lavoro, nella riduzione delle tutele e nella subordinazione della sicurezza alle esigenze economiche.
La strage quotidiana nei luoghi di lavoro è figlia di una logica che privatizza i profitti e socializza le perdite. Se i numeri non diminuiscono è perché le politiche adottate finora si sono limitate a interventi episodici e misure di facciata, senza affrontare le cause profonde del problema.
Per questo ogni intervento serio deve prevedere il rafforzamento e l’estensione dei controlli, che devono raggiungere ogni luogo di lavoro. Ma non basta. Occorre rimettere il lavoro, la sicurezza e la dignità delle persone al centro dell’organizzazione della produzione, sottraendole alla logica del profitto a ogni costo.
Oggi, nel giorno della Festa della Repubblica, ricordiamo che non esiste una Repubblica fondata sul lavoro se il lavoro continua a uccidere. Andare a lavorare e tornare a casa vivi non deve essere un privilegio, ma un diritto garantito a tutte e a tutti.
Così in una nota,Gianmichele Bosco – Segreteria Regionale Sinistra Italiana Calabria e Giulia Grandinetti – Referente Regionale UGS Unione Giovani di Sinistra Calabria
Segui La Nuova Calabria sui social

Testata giornalistica registrata presso il tribunale di Catanzaro n. 4 del Registro Stampa del 05/07/2019
Direttore responsabile: Enzo Cosentino
Direttore editoriale: Stefania Papaleo
Redazione centrale: Vico dell'Onda 5
88100 Catanzaro (CZ)
LaNuovaCalabria | P.Iva 03698240797
Service Provider Sirinfo Srl
Contattaci: redazione@lanuovacalabria.it
Tel. 3508267797