Fiducia, impegno e stima: la ricetta di mister Dalmazio dietro lo strapotere della Kennedy

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images Fiducia, impegno e stima: la ricetta di mister Dalmazio dietro lo strapotere della Kennedy


  23 marzo 2026 18:08

di GAETANO MARCO GIAIMO

Un percorso netto che ha portato a risultato storico è stato raggiunto quest'anno dalla Under 15 della S.S.D. Kennedy J.F. Aquile 1965. La società sportiva catanzarese, infatti, ha conquistato per la seconda volta di fila il titolo di campione del campionato di categoria calabrese nel girone C: la stagione è stata dominata dai ragazzi, che hanno ottenuto 22 vittorie su altrettanti incontri disputati. Un record che sarà difficile da battere anche in futuro: per capire cosa c'è dietro a questo stradominio dei viola, abbiamo intervistato mister Domenico Dalmazio, allenatore della compagine con un passato da calciatore professionista, avendo militato per tre anni tra le fila del Catanzaro negli anni '90. 

L'INTERVISTA

Mister Dalmazio, innanzitutto complimenti per la marcia trionfale che è stata questa stagione, 22 vittorie su 22 partite sono un risultato decisamente singolare. In primis, qual è il segreto di questo successo?

"L'attenzione verso il calcio giovanile non di primo piano è una cosa molto bella e che non capita spesso quindi mi fa piacere questo interesse sul percorso di una scuola calcio che non fa parte del professionismo. Il segreto, secondo me, è il lavoro che abbiamo portato avanti in tre anni che alleno questo gruppo. Allo zoccolo duro che già allenavo si sono aggiunti altri ragazzi provenienti dal settore giovanile del Catanzaro che erano demotivati: non avevano carenze tecniche, erano solo stati poco utilizzati tra i professionisti", ha esordito l'allenatore. "La nostra forza è stata aver integrato i vecchi con i nuovi e aver ridato stimoli ai ragazzi che erano vicini ad abbandonare il calcio: questo mix ci ha portato al risultato importante. I ragazzi del Catanzaro erano, lo dico col cuore, molto spenti, molto demotivati, c'era in loro un crollo psicologico notevole quindi averli stimolati a riacquistare la fiducia in loro stessi è stato il percorso più delicato da affrontare".

Credeva sin dall'inizio che questo risultato fosse possibile o ne è rimasto sbalordito? Qual è stato il momento in cui è stato più fiero del suo lavoro in questa stagione?

"Credevamo nella vittoria del campionato sin dal primo giorno, la squadra era costruita per giocarsela, però non ci aspettavamo questa grande supremazia. Spero che sia stata dettata dalla bravura dei miei ragazzi e non dal demerito degli altri, lo scopriremo nelle fasi successive. Questo percorso così netto non me lo aspettavo io ma credo neanche nessun altro, penso sia una cosa unica nei campionati giovanili", ha dichiarato Dalmazio, consapevole dei mezzi della sua squadra. "L'attenzione che i ragazzi hanno nei confronti dei miei suggerimenti, in come li traducono in partita, mi rende fiero. Questo significa che credono in ciò che dico e hanno grosse capacità per mettere in pratica ciò che spiego: capiscono che quello che dico dà loro dei risultati e li fa stare bene in campo, con grandi prestazioni, quindi si crea quel rapporto di fiducia e stima reciproca che ci fa lavorare in modo ottimale durante l'anno".

Ovviamente la squadra è formata da un folto e solido gruppo. Quali sono gli elementi secondo lei più promettenti? C'è qualcuno che magari ha già ricevuto attenzioni da parte di società professionistiche?

"Il gruppo è un gruppo importante, molto affiatato fra di loro, si tratta di 28 ragazzi e non è facile renderli tutti partecipi a questa causa. È normale che, in questo momento, c'è chi emerge di più", ha rimarcato il mister. "Quattro dei nostri ragazzi sono stati selezionati nella Rappresentativa calabrese al Torneo delle Regioni che inizierà fra qualche giorno in Puglia: anche questo è un successo senza precedenti per la Kennedy ed è una grande soddisfazione per la società ma anche per i ragazzi che disputeranno una manifestazione importante. Ci sono anche altri che hanno grosse potenzialità: soprattutto chi era demotivato e ho visto rinascere può dare ancora tanto nel suo percorso".

Veniamo al suo lavoro. Come ci si rapporta a un gruppo di giovani in una fase così delicata della crescita, soprattutto in un mondo come quello di oggi pieno di stimoli esterni e come si mantiene la loro attenzione e concentrazione sullo sport?

"Secondo me, per far mantenere l'attenzione dei ragazzi sullo sport e su una causa che loro hanno sposato bisogna far notare che quello che gli viene detto è veritiero, non è campato per aria. I consigli che io do, che a volte sono anche regole, servono per la loro crescita calcistica e caratteriale. Quando hanno dei riscontri, sia con i risultati che nella loro vita personale, capiscono che ciò che dico ha valore e quindi si affidano e si appoggiano alle parole del mister. Far capire cosa è giusto e cosa è sbagliato è spesso un lavoro psicologico: anche quando si tratta di cose semplici, se scoprono che i consigli sono veri allora le tue parole prendono valore, tutte le indicazioni si sommano lungo il percorso". L'attenzione, inoltre, è andata sull'aspetto disciplinare. "Fare capire ai ragazzi che ogni aspetto è importante permette loro di rendere al meglio durante la partita: quando vedono che qualche sacrificio, come andare a letto presto o evitare pasti pesanti prima della partita, porta risultati, loro seguono le indicazioni. I dettagli, alla fine, fanno la differenza. Allenarsi un giorno in più, sotto la pioggia, alla lunga porta alle vittorie. Faccio notare un particolare che secondo me è fondamentale: nel periodo natalizio noi ci siamo allenati come professionisti, eravamo in campo alle 10 di mattina e all'allenamento erano tutti presenti. Loro credono nel lavoro che stanno facendo, questa è la mia vittoria: il risultato è vedere anche chi non gioca venire ad allenarsi. Si può vincere e si può perdere, però la continuità nel gruppo non è facile da portare avanti: qualcosa di buono l'abbiamo fatto".

Quanto è cambiato il calcio giovanile dai suoi tempi ad oggi? Spesso si leggono critiche riguardo la gestione dei giovani nel calcio moderno, cosa ne pensa?

"Sicuramente i ragazzi devono avere dall'altra parte un allenatore credibile, che dice ciò che poi si verifica in campo, altrimenti loro perdono stima e fiducia nei suoi confronti. Oggi i giovani sono molto più emancipati, hanno una facilità nel giudicare una cosa rispetto a un'altra più rapida rispetto ai miei tempi, dove si giocava solo a calcio", tempi che cambiano, dunque, e nuove abitudine per i giovani. "Oggi non si fa così, ci sono mille possibilità di fare sport e altrettante alternative a questo, allora tenere un gruppo e stimolarlo a fare calcio e ad allenarsi non è semplice, questa è una differenza sostanziale. I ragazzi hanno a disposizione palestra, tennis, padel, telefoni, videogiochi, il calcio potrebbe non essere più il primo svago: se non incidi a livello mentale li perdi lungo il percorso e si smontano. È normale che devono avere anche delle regole: chi non viene all'allenamento, chi non si comporta bene, chi va male a scuola, chi non è disciplinato in campo con me non gioca, quindi ci vuole un aspetto educativo importante. Questi sono valori che bisogna portare avanti nel calcio".

Lei ha alle spalle anche una carriera professionistica nella quale ha indossato la maglia del Catanzaro. Che ne pensa della stagione dei giallorossi?

"La stagione del Catanzaro al momento è ottima, non si è partiti col piede giusto però il lavoro anche lì alla lunga ha pagato e sta dando i suoi frutti: questo fa capire che il giudizio dopo poche partite non porta mai a dei buoni risultati, bisogna avere sempre pazienza ed essere fiduciosi sul lavoro di un allenatore e di un gruppo che si impegna per portare a casa i risultati. Anche quest'anno si è dimostrato che il lavoro di mister Aquilani e della squadra sta pagando".

Cosa si augura per il futuro, sia per lei, sia per i suoi ragazzi, sia per la società?

"Per quanto riguarda la società io vorrei evidenziare che noi abbiamo già vinto il campionato lo scorso anno, quindi stiamo dando continuità alla crescita societaria: molti ragazzi scelgono la Kennedy perché hanno capito che qui si lavora bene e hai degli istruttori capaci che ti insegnano qualcosa sia dal punto di vista calcistico che umano e caratteriale, grazie all'impegno importante della società e dei tecnici. Per il futuro, io sono parte integrante della Kennedy, sto bene lì, amo i ragazzi e la mia soddisfazione è vederli crescere giorno dopo giorno sperando che qualcuno di loro possa fare una grande carriera nei professionisti, lo auguro a molti e molti di loro lo meriterebbero". Dalmazio, infine, ha voluto dare un ulteriore monito: "A volte nei professionisti non si dà il tempo ai ragazzi di poter crescere, c'è chi ha bisogno di più tempo e io spingerei e inviterei i colleghi che lavorano nel professionismo - e anche i dirigenti - ad avere più pazienza su alcuni giovani perché alla lunga il talento, se c'è, verrà fuori".


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